Io, donna, calabrese, ritrovo in questi giorni il coraggio della speranza


"Donna", "calabrese", "antimafia" sono attributi che nel corso dell'ultima settimana abbiamo ritrovato spesso, troppo spesso, nelle pagine di cronaca, ma in quella cronaca dove non dovrebbero essere, quella giudiziaria. Mi riconosco in almeno due di queste caratteristiche: sono donna, e sono calabrese. Da qualche anno, per motivi di studio, ricerca e volontariato, mi occupo di organizzazioni criminali e corruzione. Presso l'Università di Pisa, ma col cuore in Calabria. Il mio è quindi un punto di vista interno al movimento antimafia. Da qui un paio di riflessioni in libertà.

Le vicende che hanno coinvolto l'ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole, e Rosy Canale del Movimento Donne di San Luca, hanno scosso l'opinione pubblica, lanciato ombre su tutto il movimento antimafia e messo a dura prova la speranza di tanti italiani, calabresi e non.

Sorpresa, sconforto e indignazione hanno sconvolto anche me, negli attimi successivi ai lanci d’agenzia. È così difficile distinguere il "bene" dal "male"? Come è possibile che "simboli della lotta alle mafie" intrattengano rapporti con le cosche o scialacquino denaro destinato a ben altri fini? È la domanda che serpeggia da giorni tra la gente comune, giustamente.

"I procedimenti penali non hanno l'ambizione di analizzare e valutare la vita di una persona, i suoi meriti, le sue negatività, le sue ambizioni, le sue qualità morali. Si occupano dell’accertamento di fatti che abbiano rilevanza penale." La magistratura farà il suo lavoro, la giustizia il suo corso. A noi l’arduo compito di essere più vigili, più attenti, più preparati, ma più forti. Non consentiremo ad alcuno di rubarci la speranza di un cambiamento possibile, in Calabria, e in tutto il Paese. Ricordando sempre ciò che don Luigi Ciotti non si stanca mai di ripetere: è il NOI che vince, solo insieme possiamo farcela. È da rifiutare l'idea che singole persone possano essere erette a "idoli antimafia", è sbagliato credere che sulle spalle di un singolo individuo possa gravare la possibilità di salvezza di territori così tragicamente complessi. Da rigettare quindi tutte le etichette che abbiamo visto in questi anni sui titoloni dei giornali: "Mito", "simbolo", "icona", "eroina". La legalità non si persegue a colpi di slogan, ma nelle azioni quotidiane. La legalità è conseguenza naturale di altri fattori essenziali, quali il senso di responsabilità e la tensione verso il bene comune. Per anni abbiamo associato l'aggettivo amorale al familismo meridionale. Iniziamo oggi ad associarlo alla ricerca spasmodica di benessere e fama, che passa anche attraverso le prime pagine delle riviste, i programmi tv e l'artificiosità di alcune creazioni mediatiche. Saremo così più attenti a riconoscere gli inganni, gli specchietti per le allodole.

Io, donna, calabrese, oggi dico a me stessa "ricominciamo con più umiltà e speranza: "l'Italia si salva a piano terra".(e.l.)

 

Emilia Lacroce

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