Migranti, Rossi ripropone il modello toscano sperimentato nel 2011

Enrico Rossi (foto gonews.it)
Enrico Rossi (foto gonews.it)

Si parla di migranti, oggi e domani, all’istituto universitario europeo di Fiesole e il presidente della Toscana Enrico Rossi presenta il modello toscano di accoglienza dei profughi e migranti provenienti dal nord Africa e dal Medio Oriente sperimentato in Toscana quattro anni fa, tra il 2011 e il 2013.

“L”abbiamo sperimentato quando arrivarono i primi migranti dalla Tunisia, cinquecento, e poi altri mille e trecento africani di tutto il continente in fuga dalla Libia” dice. Un modello – e tante storie, raccontate in un ebook e in uno speciale – che può essere ancora oggi replicato. Un modello fatto non di tendopoli e grandi concentrazioni, come quella che il governo del 2011 avrebbe voluto realizzare a Coltano in provincia di Pisa, ma di piccole strutture diffuse sul territorio, affidate al volontariato e con un ruolo importante degli enti locali e dei sindaci. Piccoli nuclei di 20-30 persone, inseriti nelle comunità locali. “E’ stata in questo modo un’accoglienza che non ha provocato contrasti e rifiuti fra i cittadini toscani – racconta sempre Rossi – Anzi, ha sviluppato legami di solidarietà, di collaborazione e amicizia”.

“Continueremo a fare la nostra parte – sottolinea il presidente – , ma alle Regioni deve essere riconosciuto un ruolo nella gestione dell’accoglienza dei migranti in una logica di condivisione nazionale del problema”. “Il modello toscano – aggiunge – prevede anche l’impiego dei migranti ospiti in piccole attività pubbliche. È un’accoglienza che sa donare”.

Poi accenna al legame che la Toscana sta costruendo con importanti realtà della Tunisia e dell’Algeria, perché le politiche di immigrazione sono fatte non si solo di accoglienza ma anche relazioni e cooperazione. In Tunisia è impegnata nella regione di Kasserine, con un progetto assieme alla Francia per la ricostruzione di un modello di sanità pubblica, la formazione delle nuove classi dirigenti e il sostegno a progetti di economia locale. Dall’Algeria proviene invece il gruppo Cevital, che ha rilevato le acciaierie di Piombino salvando 2200 posti di lavoro. “In questo modo – dice Rossi – la Toscana sta dando a darà il suo contributo di politica industriale e di politica estera. Ma questo tipo di progetti rappresenta anche uno dei più importanti antidoti al terrore perché apre nuove porte per l’Europa”.

Rossi: “La Ue sia davvero Unione”

 Nel 2014 ci sono stati nel mondo 19,5 milioni di rifugiati, più della metà bambini. Numeri paragonabile a quelli della prima metà del 2015. In Europa, a fronte di 500 milioni di abitanti, si tratta di mezzo milione di persone.

“Il problema – dice il presidente della Toscana Enrico Rossi intervenendo ad un convegno all’istituto universitario europeo di Fiesole – può essere affrontato in maniera efficace se l’Unione Europea mostrerà qui la sua capacità di essere davvero unione. Invece, a Ventimiglia con migliaia di profughi sgomberati con la forza, si è avuto un vero “crollo” dell’Europa”.

Rossi invita ad applicare la “clausola umanitaria” del regolamento di Dublino, ma ricorda anche che “il fenomeno dell’immigrazione può essere anche un’opportunità, non solo un problema: un’opportunità di crescita demografica, di sviluppo economico e per rivitalizzare la nostra democrazia”. Garantendo anche la cittadinanza italiana ai nati da stranieri e il diritto di voto agli immigrati stabilmente residenti in Italia.

Rossi: “Il nodo da affrontare riguarda povertà e lavoro”

Mille e ottocento sono stati i migranti ospitati tra il 2011 e il 2013 in Toscana, con un modello di accoglienza diffuso affidato al volontariato e agli enti locali. “Altri tremila profughi – dice oggi il presidente della Toscana Enrico Rossi intervenendo all’Istituto universitario europeo di Fiesole – sono arrivati negli ultimi mesi. Sono numeri in crescita, ma ancora abbastanza contenuti e sostenibili. Certo serve una strategia chiara e attiva dell’Europa per affrontare un problema che non potrà che essere in crescita tumultuosa nei prossimi mesi se non si affrontano alla radice i problemi dell’instabilità politica di tutta l’area mediterranea, che per questo dovrebbe essere al centro delle politiche dell’Unione europea”.

“C’è un nesso inscindibile che lega democrazia e lavoro – annota il presidente -: l’esclusione sociale e la povertà sono uno dei principali alimenti del terrore, oltre che delle migrazioni”. E su questo occorre lavorare.

Per Rossi l’instabilità politica del Mediterraneo ha bisogno di una risposta che deve tenere insieme l’iniziativa diplomatica e militare da una parte e politiche di accoglienza civile e solidali dall’altra, che coinvolgano tutti gli Stati membri. “L’intervento per fermare l’onda montante del terrorismo fondamentalista spetta all’Onu – dice – , ma concrete politiche di accoglienza per i profughi e chi fugge da situazioni di guerra, povertà e terrore spettano a tutta l’Europa

Rossi ribadisce anche il suo no ai muri minacciati dall’Ungheria, alla sospensione del trattato di Schengen o a interpretazioni troppo rigide del regolamento di Dublino. Le migrazioni sono un fenomeno globale e l’accoglienza, sottolinea, è un dovere chiesto dalla Costituzione, quella Costituzione scritta in un’Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, povera e segnata dal conflitto, ma riconosce il diritto di asilo allo straniero a cui sia impedito l’esercizio delle libertà democratiche nel proprio paese.

Fonte: Regione Toscana

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