Lingue, lavoro e un nuovo libro: la vita a Ibiza della empolese Elena Mazzanti

Elena Mazzanti
Elena Mazzanti

La ‘toscana in giro’ di questa settimana ha una storia molto particolare da raccontare. Elena Mazzanti ha vissuto a Empoli finché non è cambiato qualcosa nella trama della sua vita. L’incontro con Leonardo, non un avventuriero italiano, ma il programma Erasmus che permette agli studenti universitari di fare esperienze internazionali. Da lì un susseguirsi di avventure sempre fuori dall’Italia, fino a oggi: Elena ha imparato tre lingue, svolge mansioni di responsabilità nel lavoro che le piace.

La sua storia potrebbe essere un libro. Forse da questo ha tratto ispirazione per scrivere il suo ultimo libro ‘Tutto quello che fai per me’. “In passato, nel 2006 avevo vinto il primo premio al concorso Il libro della mia vita in collaborazione col Premio Pozzale Luigi Russo”, racconta. L’idea è nata dalla canzone di Lucio Dalla ‘Henna’, “una storia divertente, ma che invita a ricominciare quando tutto sembra perduto”. Due anni sono serviti per scrivere la storia, totalmente di fantasia, dello scrittore Carter Smith. La sua vita a New York e il suo incontro con la bizzarra Allison sono adesso raccolte nel volume edito da Lettere Animate, al momento pubblicato in tutti gli store online.

Ma adesso largo all’intervista.

Nome e Cognome: Elena Mazzanti
Anni: 26
Cresciuto a: Empoli
Studi: Liceo scientifico il Pontormo di Empoli, Laurea in Lingue e Letterature straniere nel 2012 frequentata a Pisa.

Residenza e professione: attualmente vivo a Ibiza e sto per cominciare la mia quarta stagione. Lavoro come receptionist, segretaria e amministrazione in campo turistico.

Lavoro in Italia: mi sono dedicata soprattutto allo studio, finire l’università in tempo era il mio obiettivo principale. Occasionalmente ho lavorato a Empoli come commessa in profumeria e facendo promozioni per le agenzie di promoter. Appena laureata mi sono trasferita all’estero.

Prima esperienza all’estero: Stavo ancora scrivendo la tesi di laurea quando ho cominciato a cercare bandi su internet per tirocini all’estero. Il primo concorso che ho fatto a Firenze l’ho vinto: era il progetto Leonardo, una borsa di mobilità dell’Unione Europea che ti manda all’estero per tre mesi a fare un tirocinio. Io sono partita a gennaio 2013 per Siviglia e sono stati senza dubbio i migliori mesi della mia vita! Lì ho lavorato in un hotel, per un mese, poi ho trovato un lavoro che mi piaceva di più all’Uniòn de Consumidores de Sevilla, un’associazione no profit per la tutela del consumatore. Qui ho potuto imparare lo spagnolo, che già avevo studiato, alla perfezione.

Mentre ero a Siviglia avevo già fatto il biglietto per Ibiza: tornai a casa a fine aprile, misi i vestiti estivi in valigia e ripartii a maggio. Dopo una settimana già stavo lavorando e sono rimasta a Ibiza tutta l’estate, poi l’estate successiva, poi l’inverno. D’inverno mi occupo di traduzioni in tre lingue, se posso viaggio (sono stata in Germania, e alle Canarie) e d’estate ricomincio a lavorare a pieno ritmo.

Perché hai deciso di andare all’estero?

Ho studiato lingue perché volevo andarmene, per lo meno per qualche anno per vedere come funziona la vita fuori dall’Italia, che ancora mi sembra un paese senza molte opportunità per i giovani laureati, e per perfezionare le lingue che avevo studiato, per avere poi maggiori possibilità nel mondo del lavoro. Dopo il primo anno fuori sono tornata in Italia fiduciosa di trovare un lavoro date le mie esperienze, e invece sono dovuta ripartire perché nessuno aveva preso in considerazione il mio curriculum.

Quali sono le principali differenze fra il mondo del lavoro italiano e quello estero?

All’estero se vedono che sei in gamba e che si possono fidare di te, ci mettono pochissimo ad alzarti di grado, ad aumentarti lo stipendio e a darti maggiori responsabilità. Ti danno incarichi che anche tu credi di non essere capace di eseguire, ma loro vedono il tuo potenziale. Ad Ibiza mi sono sentita importante e vedo persone che nel lavoro si affidano a me e apprezzano le mie capacità. Non so se avrei le stesse soddisfazioni in Italia.

La vita e il lavoro all’estero sono diversi dall’idea che ti eri fatta prima di partire?

Non sono rimasta delusa: ero pronta a tutto, alla convivenza, al rapportarmi con persone di svariate nazionalità e alla ricerca di casa e lavoro. Con la positività si affronta tutto facilmente, e grazie alle mie capacità di adattamento non ho mai avuto problemi. L’unica cosa che non avevo calcolato e che tutt’ora mi mette in difficoltà sono le cucarachas!

Cosa ti manca dell’Italia?

Mi manca il cibo, l’arte e le comodità di avere una casa fissa e non dover vivere portandomi dietro la mia vita in una valigia. Ma conto di stabilizzarmi definitivamente un giorno. Per il momento non sento eccessiva mancanza del mio paese, mi piace quello che faccio e sono contenta del percorso che ho fatto.

Torneresti a lavorare in Italia?

Ultimamente ci sto pensando, ma ancora non mi fido dell’Italia. Ho paura che non troverei quello che cerco: ho esperienza, parlo tre lingue, amministro soldi e persone. Non so se in Italia mi darebbero certe responsabilità. Ho paura che mi sentirei sottovalutata. Comunque, alle mie condizioni tornerei: amo il mio paese, è il più bello del mondo.

Hai qualche aneddoto sulla permanenza all’estero?

Quando viaggi devi mettere in conto che devi lasciare delle persone: ho conosciuto molte persone che sono state per brevi periodi la mia famiglia e che ho dovuto lasciare. E’ la parte peggiore, però si può dire che ho amici in ogni dove!

 

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