Folla di big e appassionati: inaugura la mostra dedicata a Martini

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Il mondo del ciclismo si è riunito a Sesto per l'occasione


Sesto Fiorentino e tutto il mondo del ciclismo sono accorsi in massa a Colonnata, nei locali de La Soffitta Spazio delle Arti, per l’inaugurazione della mostra “Alfredo Martini-Il ciclismo” che si è tenuta domenica 20 novembre dalle ore 10,30. In 500 hanno visitato le sale subito dopo il taglio del nastro.

Il progetto di celebrare, a due anni dalla scomparsa, il più grande commissario tecnico della nazionale azzurra professionisti, è nato da un’idea del responsabile de La Soffitta Spazio delle Arti e presidente del Circolo Arci-Unione Operaia di Collonata, Francesco Mariani, ed è stato reso possibile grazie alla collaborazione della famiglia Martini e di Marco Mordini, amico di Alfredo e coordinatore dei progetti che lo riguardano.

La storia di una vita dedicata alle due ruote è stata così raccontata attraverso documenti, foto e tanti oggetti unici. Tra i cimeli più importanti da segnalare la bicicletta con cui Alfredo corse il Giro della Svizzera 1951 in cui vinse una tappa e chiuse terzo nella classifica finale, una valigia usata durante il Tour del ’49, la sola maglia rosa che indossò in carriera durante il Giro del 1950, l’altra maglia rosa dedicatagli da Franco Chioccioli dopo il successo del ’91 e le maglie iridate regalatagli dai suoi cinque campioni del mondo: Moser, Saronni, Argentin, Fondriest e Bugno.

Alla cerimonia di apertura hanno fatto un ricordo di Martini, oltre a Mariani e Mordini, anche il sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi, il presidente della Federciclismo, Renato Di Rocco, e il senatore Riccardo Nencini, nipote di Gastone. In sala c’erano un campione del mondo, Francesco Moser, due ex nazionali azzurri, Roberto Poggiali e Marino Amadori, quest’ultimo attuale Ct della nazionale under 23, il presidente del consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani, e tantissimi appassionati che hanno voluto far sentire il loro affetto alle figlie di Alfredo, Silvia e Milvia, e ai nipoti, Edoardo, Matteo ed Elia.

L’evento è stato ripreso dalle telecamere di SestoTv, Toscana Tv e Gastone Nencini Tv. “In questa mostra – ha esordito Francesco Mariani – abbiamo cercato di far emergere l’anima di Martini che, anche se è nato a Calenzano, è stato un sestese a tutti gli effetti. E crediamo di esserci riusciti riscoprendo le sue agende ricche di appunti unici, le foto d’epoca, la sua bicicletta e altri cimeli che raccontano una storia inimitabile.

Vedere realizzato questo progetto mi dà grande gioia e devo dire grazie alla famiglia di Alfredo, che ci ha aperto le porte mettendoci a disposizione un materiale che fa parte della loro intimità, a Marco Mordini, al Comune di Sesto Fiorentino, con il sindaco Falchi che ha subito sposato l’idea, e alla Federazione Ciclistica, da sempre vicina ad Alfredo, che ci ha onorato con la presenza del presidente Di Rocco”.

“Un giorno – ha raccontato Marco Mordini – ho incontrato Francesco e mi ha chiesto cosa pensassi se nel programma 2016-17 de La Soffitta fosse stata inserita una mostra su Alfredo Martini. Io, che ho trascorso infanzia e adolescenza qui mangiando pane e ciclismo, ho subito dato il mio assenso entusiastico. Interpellate le figlie e i nipoti di Martini c’è stata subito piena condivisione. La fase più difficile è stata quella della scelta del materiale perché ce n’è davvero tanto che si potrebbero fare altre due mostre.

Ma credo che alla fine siamo riusciti a offrire una panoramica completa della sua vita e delle sue esperienze. Anche la scelta de La Soffitta quale location è sembrata subito la più naturale e giusta per celebrarlo: Alfredo abitava a pochi metri da qua e la società in cui ha iniziato a correre, la Ciclistica Ganna, aveva sede in questi locali. Forse qualcuno potrebbe chiedersi perché venire in un ambiente normalmente deputato e celebrare la cultura e l’arte; ma Alfredo prima di essere un ciclista e un tecnico è stato sicuramente un uomo di grande cultura e in un certo senso anche un artista.

Quando andava nelle scuole di ogni ordine e grado a fare le sue lezioni tutti restavano a bocca aperta ad ascoltarlo perché le sue parole non erano mai banali”. “In questa mostra – ha aggiunto il sindaco Falchi – celebriamo la figura di un grande sportivo che ha saputo anche vivere pienamente la dimensione sociale, civile e politica della sua città. Alfredo è nel cuore di tutti i sestesi e orgoglio della nostra comunità.

Chi come me, per motivi anagrafici, lo ha conosciuto nella seconda parte della sua vita lo ricorda per le tante occasioni in cui ha preso parte a eventi pubblici. Segnalo solo quello con Margherita Hack in cui hanno discusso di tutto, nonostante qualche anno sulle spalle, con una freschezza mentale eccezionale. Ci ha tramandato i suoi straordinari valori, non solo sportivi”.

“Nel parlare di Alfredo si vanno a toccare le corde del cuore – ha chiosato il presidente Di Rocco – soprattutto per me che ho avuto il privilegio di lavoraci assieme per tanti anni. Iniziò tutto nel ’75 quando fu nominato Ct della nazionale; io, nella stessa riunione della Lega, fui nominato segretario dell’allora Uci, l’unione del ciclismo professionistico.

Uomo di cultura, dopo le gare raccontava le poesie di Garcia Lorca a memoria. Anche le sue pause avevano significato nella sua gestualità tutta toscana. Legatissimo al suo territorio, ha sempre avuto una grande capacità di analizzare ogni situazione. Inimitabile”.

Il senatore Nencini ha poi raccontato un aneddoto che ha tenuto la platea col fiato sospeso: “Quando ero parlamentare europeo un giorno, quello successivo a un mondiale vinto dall’Italia, sentii alcuni autisti che analizzavano la vittoria dicendo che il merito era di come il commissario tecnico aveva condotto la squadra; mi fermai e dissi in francese ‘perché non parlate di questo con Martini?’.

Mi guardarono stupiti che si potesse chiamare al telefono un Ct. Risposi di cercare il suo nome sull’elenco di Firenze sotto Sesto Fiorentino. Poi entrai in aula. All’uscita trovai uno di quegli autisti con l’elenco in mano che mi indicò il nome chiedendo ‘ma è questo il numero?’. Risposi di sì e lui disse ‘ma com’è possibile che una persona così importante sia sull’elenco?’. Andammo a un telefono a gettoni e componemmo il numero; Alfredo rispose e parlò con due degli autisti che rimasero ancor più stupefatti.

Alla fine dissi loro: ‘Martini è una di quelle persone con cui non solo si può parlare, ma anche che dice pane al pane e vino al vino’. Lui ha portato nel ciclismo raffinatezza e galanteria, ma è stato anche capace di non tradire le sue origini. Da applausi!”. Molto sentiti anche i ricordi degli ex nazionali presenti, a partire da Francesco Moser: “Ricordo – ha detto il campione del mondo 1977 – quando prese in mano la nazionale nel ’75.

Quell’anno corremmo le premondiali proprio qua in Toscana e io caddi a Prato facendolo preoccupare perché ero il capitano designato. Poi andai al mondiale in Belgio ma non fu fortunato. L’anno dopo ci fu l’amaro secondo posto di Ostuni, ma due anni dopo arrivò il successo di San Cristobal. Lì in particolare ricordo il momento in cui forai nel finale di gara, ma per fortuna tutto finì bene. Tra l’altro mi trattennero molto all’antidoping e rischiai di far perdere l’aereo alla comitiva; arrivammo proprio all’ultimo momento. Alfredo era un tipo davvero meticoloso e questo era un suo punto di forza. A quei tempi aveva anche il difficile compito di amalgamare la squadra negli anni in cui c’erano grandi rivalità e in questo è stato un vero maestro”.

“Per me è stato un punto di riferimento – ha testimoniato Amadori – sia quando correvo che quando ho iniziato a fare il direttore sportivo. Mi ha convocato undici volte per i mondiali, quindi tra noi è nata un’intesa profonda. Poi, quando ho smesso di gareggiare e sono salito in ammiraglia, mi ha sempre cercato e dato consigli. E’ stato un sostegno prezioso per chiunque gli sia stato vicino e soprattutto per chi ha lavorato all’interno della Federazione”. “Io l’ho conosciuto che ero ragazzino – ha infine raccontato Poggiali –. Lui era ds alla Porta Romana e aveva come punta Bitossi.

Per alcuni anni siamo stati legati a squadre diverse, poi l’ho avuto come ds alla Sammontana. Eravamo 12 toscani in un gruppo di 16 ciclisti. Fu un anno eccellente. Quando è diventato Ct ero a fine carriera e mi ha chiamato per due mondiali. Poi siamo rimasti sempre amici. Vivendo entrambi a Sesto andavamo insieme a corse e premiazioni e in auto ha fatto sfoggio della sua cultura. Era piacevole starci insieme, ma soprattutto aveva sempre la parola giusta la momento giusto. Ci manca”. La mostra resterà aperta sino a domenica 18 dicembre con i seguenti orari: 21-23 dal martedì al venerdì, 16-19 il sabato e 10,30-12,30 e 16-19 la domenica; lunedì chiuso.

Fonte: Ufficio Stampa La Soffitta, Spazio delle Arti

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