La stessa vecchia storia del dirigibile in fiamme

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Tanto è sempre così, senza pensarci cado nello stesso errore da anni ormai. Dopo quella strana serata passata in macchina con amici, la mia vita ha assunto una sfumatura strana e prevedibile. Qualche scherzo, qualche battuta, stappa una birra, fuma un paio di sigarette e poi arriva quello che ti piazza un cd nello stereo senza dir niente: “Zitti scemi e sentite questo” detto con l’aria di chi la sa abbastanza lunga da poter fermare la giostra, per attirare l’attenzione tutta su di se. Abbasso la testa sul portaoggetti della macchia e intravedo nella nebbia una copertina chiara, color avorio, con al centro l’immagine di un contadino che trasporta sulle spalle un fascio di legna. “Cosa diavolo ha intenzione di farci sentire? ”penso ingenuamente. Subito una battuta di rullante, poi un contro tempo e poi attacca un chitarrone che ti strappa la pelle tipo ceretta. L’aria si fa tesa, gli occhi cominciano a spalancarsi ed è proprio li che arriva Robert, dove ci sta d’incanto, perfetto: It’s been a long time since I Rock and Roll”. È il gelo, capisco subito che da quel momento non ascolterò mai più la musica con gli stessi orecchi, il mio cervello mi ricorderà per sempre di questo attimo, percepisco d’esser fottuto. È la fine, o l’inizio.

Dopo questa giustissima premessa fatta solo per giustificare tanto stupore, vado a fare quello che faccio ogni inizio anno, da buon psicotico della radio, spulciare i migliori album dell’anno passato. No aspettate, questo cosa vuole dire? Il nuovo disco dei led Zeppelin? E io dove diavolo mi ero infilato quando usciva questo miracolo? Ah no, adesso và di moda questa parola: Rimasterizzato. È stata questa la prima impressione che mi ha fatto il The Complete BBC session 2016 dei Led Zeppelin, le registrazioni su traccia unica che il colosso inglese lanciò in pasto ai feticisti delle quattro Divinità del rock. Un rimaster, uff, figurarsi se il nostro buon signore ci dà una piccola soddisfazione ogni tanto. Vabbè, meglio del nuovo album di una Pausini qualunque o dello stesso Mengoni denoartri.

In questo caso è la BBC che rilancia una raccolta live epica che venne registrata tra il 1969 e il 1971, gli anni che benedirono Plant, Page, Jones e Bhonam come gli eletti del Rock e non solo. Si tratta della stessa quantità di canti religiosi che noi amanti delle mani cornificate portiamo la domenica mattina al bar, in più la BBC, rilancia un quarto disco con nove tracce e … appoggiatevi al muro … otto inediti mai sentiti. È questa la vera notizia, dal 16 settembre ad oggi avete perso l’occasione di accendervi una sigaretta truccata, buttarvi sul divano in mutande, metter su l’ottava meraviglia e sparare il volume a manetta. Inutile dire che “và da se”, cos’altro aggiungere. Devo star qui a fare una riflessione tecnica e culturale di come la musica di quei quattro animali arrivi perfettamente a toccare le corde di tutti gli esseri umani? chi più e chi meno. Volete davvero leggere con comprensibile noia il “pippone” di un feticista del rock che non farà altro che ricordarvi quanto sia superiore la sua scelta musicale rispetto ai vostri gusti di merda? No, mi spiace.

Ho solo una breve considerazione, uno di quei pensieri che si fanno davanti alla finestra guardando le macchine che inchiostrano la strada. Ma che fine abbiamo fatto? Dove diavolo siamo finiti? come è possibile che quattro ragazzetti inglesi, imbenzinati come irlandesi, affumicati come hippie, siano stati così liberi e selvaggi da creare questa eternità? che per l’occasione chiameremo Arte. Con questo stupido quesito ascolto allibito il The Complete BBC session 2016 dei Led Zeppelin, immagino quei quattro capelloni poco più che ventenni, mi commuovo e guardo fuori dalla finestra, alla fermata dell’autobus, li, dove ci sono i nostri ventenni … chiudo la finestra con la consapevolezza d’essere invecchiato e incattivito. Stacco la testa.

Gianni Cianci

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