Credito Cooperativo Fiorentino, il pm: “Il ‘gruppo’ di Verdini truffò lo Stato sui fondi per l’editoria”

Denis Verdini
Denis Verdini

Capitolo editoria, oggi a Firenze, nella lunga requisitoria (quarta udienza impegnata dal pubblico ministero; domani le richieste di condanna) al processo sul crac del Credito Cooperativo Fiorentino, di cui è stato presidente il senatore di Ala Denis Verdini. Alla vicenda è collegata anche la bancarotta della società Ste, che editava Il Giornale della Toscana, pubblicato dal 1998 al 2014 in abbinamento con Il Giornale, della società Sette Mari e di altre società ‘service’ collegate tra loro nella ‘galassia’ editoriale e mediatica promossa a Firenze dallo stesso Verdini. Il pm Giuseppina Mione ha illustrato al tribunale di Firenze i meccanismi per cui si sarebbe configurata una vasta truffa allo Stato sui contributi all’editoria tramite un ‘gruppo societario di fatto’, con società e cooperative strumentali a un più generale disegno criminoso. “Ste, Sette Mari e una costellazione di società di servizi specializzate in grafica, pubblicità, agenzia stampa, radio e altro – ha spiegato il pm Giuseppina Mione – costituivano un gruppo societario di fatto che faceva riferimento a Verdini e dove le società service operavano quasi esclusivamente per la Ste e la Sette Mari”. In questo modo, ha continuato Mione, “nel gruppo di Verdini si realizzava una conduzione unitaria per raggiungere fini più importanti, economici, finanziari, fiscali sia con una specie di ‘fatturazione circolare’ infragruppo per prestazioni e servizi fra le società, sia per rappresentare all’esterno una base con cui giustificare la richiesta di contributi per l’editoria”. “Ci sono elementi fattuali – ha detto il pm – che dimostrano che in capo a Verdini, e anche all’onorevole Massimo Parisi, si costituì un gruppo societario affaristico”, il quale divenne “strumento per drenare risorse pubbliche”. Quindi, il pm Mione ha detto che “al vertice di questo gruppo Verdini e Parisi hanno ideato e sviluppato le condotte truffaldine necessarie per i loro scopi”, e “per questo avevano anche bisogno di fedelissimi collaboratori, persone che solo loro sapevano dove cercare e che fossero disponibili a diventare loro soci nelle cooperative e nelle società appositamente costituite. Si tratta di clienti del Credito cooperativo fiorentino, di giornalisti, altri che fossero pronti a trasformarsi da un giorno all’altro in imprenditori che, di fatto, dipendevano dalle decisioni di Verdini”

Fonte: ANSA

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