Consiglio regionale: si apre con la variazione di bilancio. Protesta dei disabili

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E’ la prima variazione al bilancio di previsione del Consiglio regionale per il triennio 2017-2019, di iniziativa dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea toscana, ad aprire i lavori d’Aula. A seguire gli atti delle commissioni, a partire dagli affari Istituzionali, con bilancio 2017 Irpet e relativo piano di attività, le disposizioni in materia di organizzazione, programmazione e bilanci degli enti dipendenti e delle società in house e una risoluzione sull’istituzione del Garante unico regionale dei diritti della persona. Prevista anche una comunicazione della Giunta sulle risorse finanziare del bilancio 2016 nella sanità toscana. In tema di sanità è prevista una delibera “Algoritmo” per la valutazione dello stato di conservazione delle coperture in cemento amianto; in materia di governo del territorio, i bilanci preventivo 2017 e pluriennale 2017/2019 dell’Arpat e del consorzio Lamma. Tra i temi delle interrogazioni l’evolversi della vicenda Ericsson e un’altra sulle zone disagiate e ospedali. Tra le tante mozioni all’ordine del giorno ricordiamo i rincari degli abbonamenti ferroviari; la destinazione futura del complesso dell’Ambrogiana a Montelupo Fiorentino; la dismissione delle Terme regionali; la situazione della viabilità provinciale; gli atti malavitosi nei confronti dell’imprenditore Andrea Bacci; le misure di contrasto al fenomeno della povertà e del disagio sociale.

Consiglio: protesta disabili per Vita indipendente
Protesta oggi in Consiglio regionale di un folto gruppo di disabili in carrozzina, che chiedono maggiori risorse per il progetto Vita indipendente. I manifestanti chiedono di poter incontrare l’assessore al diritto alla salute e welfare Stefania Saccardi e minacciano di protrarre la pretesta a oltranza.

Enti dipendenti e società in house, approvata proposta di legge. Bugliani (Pd): “Ruolo centrale del Consiglio regionale”

Armonizzare la disciplina degli enti dipendenti della Regione in merito alla tempistica di adozione e approvazione degli atti di programmazione e di bilancio, valorizzare il ruolo del Consiglio che ora sarà in grado di esprimere, attraverso la Prima Commissione, un parere sul bilancio di previsione. È la ratio della proposta di legge Disposizioni in materia di organizzazione, programmazione e bilanci degli Enti dipendenti e delle Società in house, approvata nella seduta odierna del Consiglio regionale toscano. A illustrarla in aula Giacomo Bugliani, presidente commissione Affari istituzionali. “La normativa approvata oggi istituisce uno schema omogeneo per quanto concerne i vari passaggi istituzionali fra gli organi di vertice degli enti dipendenti dalla Regione e delle società in house, la Giunta e il Consiglio regionale, definendo nel dettaglio e ottimizzando l’arco temporale delle varie fasi di ogni procedimento. – spiega Bugliani – In particolare assume un ruolo centrale il Consiglio regionale che attraverso la Prima commissione dovrà esprimersi sul bilancio di previsione di questi enti; una novità che rafforza il potere di intervento dell’assemblea toscana che, chiamata direttamente a dare il proprio parere, sarà in grado di svolgere una funzione cruciale nell’andamento di questi procedimenti. Allo scopo, inoltre, di migliorare l’attività dei vari enti e al contempo di responsabilizzare ulteriormente le figure di vertice amministrativo degli stessi, con questa legge viene inserita, ove non prevista espressamente, la disciplina relativa al Piano della qualità della prestazione organizzativa, uno strumento di programmazione che mettendo nero su bianco gli obiettivi che ci si prefigge, consente di monitorarne al meglio il percorso verso il raggiungimento”.

Lamma: via libera ai bilanci preventivo e pluriennale

Via libera a maggioranza, con il voto contrario della Lega, al bilancio preventivo 2017 e pluriennale 2017-2019 del consorzio Lamma, il laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile, promosso da Regione Toscana e Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche).
L’Aula di palazzo Panciatichi si è espressa sul consorzio, organo in-house della Regione, dopo una breve illustrazione del presidente della commissione Ambiente Stefano Baccelli (Pd). Nel bilancio di previsione 2017 i ricavi totali sono inferiori di circa 560mila Euro rispetto alla previsione 2016. Una diminuzione dovuta al taglio di nuovi contributi straordinari da parte della Regione (200mila circa) e dal calo dei progetti residui (400mila circa). Gli investimenti previsti per il 2017 ammontano a 280.000,00 Euro. Non ci sono previsioni per gli anni 2018 e 2019 perché non sono presenti fondi disponibili.

Diritti: garante unico regionale per la persona

Istituzione e disciplina del Garante unico regionale. L’aula ha votato a maggioranza la proposta di risoluzione presentata dal presidente della prima commissione Giacomo Bugliani (Pd). Con la risoluzione il Consiglio regionale si impegna ad elaborare una normativa, attraverso l’Ufficio di Presidenza, per una figura di garanzia unica dei diritti della persona. Il nuovo organismo comprende difesa civica, difesa dei diritti dei minori e dei detenuti. Voto contrario di Sì-Toscana a sinistra, astensione del M5S.

“In merito alla composizione del Garante unico –ha spiegato Bugliani – sarà un organismo di coordinamento composto da un presidente con funzioni di raccordo e da due membri eletti dal Consiglio regionale”. Bugliani ha precisato che i componenti saranno selezionati “tra persone di indiscussa moralità e comprovata formazione e competenza nelle materie oggetto di tutela”. Nell’atto si prevede “un regime di incompatibilità in relazione ai suoi membri” e sarà l’Ufficio di Presidenza a “determinare l’indennità per i componenti”. Tra le funzioni del Garante unico, si legge nella proposta di risoluzione, ci saranno “la promozione e la tutela dei diritti della persona mediante l’azione di conflitti tra soggetti e istituzioni”; “iniziative di studio e ricerca”; “la diffusione della cultura relativa ai diritti della persona”; “la formazione e l’aggiornamento degli operatori sociali, sanitari ed educativi”; la “sollecitazione di interventi normativi nelle materie di propria competenza”. Nell’atto si chiede inoltre di predisporre una specifica proposta di legge statutaria per inserire questa figura all’interno dello Statuto regionale.

“E’ una proposta di risoluzione di una vaghezza incredibile – ha detto Paolo Sarti, motivando il voto contrario del gruppo Sì -. Non se ne capisce l’obbiettivo”. “I tre garanti – ha aggiunto – hanno funzioni talmente diverse che richiedono competenze specifiche”. “Si punta a risparmiare sulle interferenze, meno contenziosi con i cittadini, meno pratiche, questo sarà il risparmio ma il cittadino così perde tutele”.
Marco Casucci (Lega nord) ha ribadito “un piccolo passo è stato fatto, si va verso una figura unitaria”. “Non possiamo però essere soddisfatti – ha aggiunto il consigliere regionale – perché la soluzione auspicabile sarebbe quella della natura monocratica dell’organo con l’accorpamento delle figure e delle funzioni”.

Enrico Cantone ha espresso l’astensione del M5S “nonostante gli sforzi per dare autorevolezza alla figura del garante – ha detto Cantone – saremmo stati contenti se ci fossero stati istituti di garanzia specifica nel settore della difesa civica, di minori, detenuti e profughi”.

La consigliera Valentina Vadi (Pd) ha precisato che “non c’è nessun interesse di risparmio quando si tratta di tutela e difesa dei cittadini” che finora è stata “rappresentata dalle figure di garanzia” ma “una precisa volontà di razionalizzare”. “Vogliamo – ha detto- costituire un organismo che riesca a coordinare le funzioni, finora svolte da tre autorità, in maniera più efficace e operativa”.

“I compensi dei tre garanti – – ha detto il capogruppo di Sì Tommaso Fattori – sono ragionevoli. Il punto chiave è che c’è un assoluto bisogno sia del Difensore civico, sia del Garante dei detenuti che del Garante dell’infanzia. E’ necessaria la specializzazione di queste figure che devono svolgere funzioni precise nella tutela di soggetti deboli.“

Di “integrazioni necessarie nella tutela dei diritti” ha parlato il capogruppo Pd Leonardo Marras per “sopperire alle carenze organizzative”. Marras ha evidenziato la necessità di una “riorganizzazione del sistema per la tutela dei diritti dei cittadini in un’unica autorità di garanzia”.

A chiudere il dibattito è intervenuto il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani. “La questione delle garanzie e dei rapporti con il cittadino – ha detto il presidente – si sta trasformando. I cittadini adesso si rivolgono alla pubblica amministrazione in termini di ricerca di mediazione. Vogliono arrivare concretamente alla conciliazione, questo si sta attivando anche nelle questioni che riguardano i servizi alla persona, come l’acqua, il gas, la luce, certi servizi sanitari”.

Verso un Garante unico dei diritti alla persona, risoluzione Pd approvata in Consiglio regionale

Elaborare una normativa al fine di disciplinare la figura del Garante unico dei diritti alla persona, inserendola anche, con una proposta di legge statutaria, all’interno dello Statuto della Regione Toscana. È ciò che chiede una risoluzione del gruppo Pd, approvata nella seduta odierna del Consiglio regionale, illustrata in aula dal presidente commissione  Affari istituzionali Giacomo Bugliani e dalla consigliera Pd Valentina Vadi, che ne ha seguito la stesura.

“Riteniamo sia opportuno procedere anche nella nostra Regione ad un’opera di razionalizzazione delle autorità di garanzia, al fine di individuare un unico centro di gestione della tutela dei diritti dei cittadini toscani, creando un organismo unitario che garantisca maggiore efficienza e semplifichi i processi. –  ha illustrato il presidente  Bugliani – Con questa risoluzione vogliamo avviare un percorso che possa approdare a questo obiettivo, richiedendo quindi un impegno preciso in questo senso anche con una modifica statutaria ad hoc. A questo fine è opportuno prevedere la realizzazione di un organismo di coordinamento, composto da un Presidente con funzioni di organizzazione, raccordo ed indirizzo e da due componenti, ciascuno dei quali chiamato a svolgere i compiti inerenti ad uno specifico ufficio. Organismo in grado quindi di svolgere al meglio le funzioni principali che gli spettano, ovvero funzione di difesa dei minori e dell’infanzia, difesa delle persone sottoposte a restrizioni della libertà personale, funzione di difensore civico, a difesa dei diritti e degli interessi dei cittadini nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, funzione di garanzia per le persone a rischio di discriminazione per qualsiasi ragione”.

“La  creazione di una figura unitaria di Garante, attuata anche in altre regioni, ha dato ottimi risultati in termini di collegamento funzionale e miglioramento delle prestazioni rese. – ha spiegato la consigliera Vadi – La Regione Toscana è da sempre in prima linea nella tutela dei diritti, alle spalle ha una lunga storia fatta di civiltà, di difesa dei più deboli, di contrasto a ogni tipo di discriminazione. Una storia che vogliamo portare avanti. Fino ad adesso questo impegno si è tradotto nel lavoro di organismi monocratici , con il compito di difendere e sostenere i cittadini in singoli specifici ambiti, dal garante per l’Infanzia a quello dei detenuti, ognuno nella sua specifica funzione. La sfida vera è riorganizzare questi organismi e riunirli in un’unica realtà, per evitare ‘duplicati’ di competenze e per coordinare al  meglio le azioni e l’impegno a difesa della cittadinanza. Nessuno infatti vuole pensare di risparmiare, quando si parla di diritti non si può al contempo parlare di contenimento della spesa e questo è un principio che come Pd abbiamo ben chiaro. Quello che vogliamo fare è piuttosto rafforzare quanto già in campo, mettendo in rete professionalità comprovate e permettendo loro di lavorare in sinergia”.

Paolo Sarti – SI Toscana a Sinistra:“Un gruppo di lavoro regionale per rivedere l’imposta regionale sul demanio idrico”. “Un risultato importante grazie ad una nostra mozione in Consiglio regionale”

“Anche grazie alla discussione innescata da una nostra mozione all’ordine del giorno della prima commissione consiliare si è deciso di costituire un gruppo di lavoro che ha come obiettivo una revisione dell’imposta regionale sulle concessioni delle aree del demanio idrico”. Lo annuncia il Consigliere regionale di Sì Toscana a Sinistra Paolo Sarti.

“Un’imposta che già da anni, quando era gestita dalle Provincie, ha suscitato molte polemiche e che, così come è stato approvato il suo aggiornamento a fine 2016, risulta ancor più iniqua mettendo sullo stesso piano quanto concesso per necessità (è il caso di ponticelli, spesso di epoca leopoldina, oramai divenuti veri e propri marciapiedi di passaggio, attraversamenti di fossi, ex lavatoi, ecc.) a quanto concesso per attività che producono profitto, come nel caso di grosse aziende o imprese”.

“Nel gruppo di lavoro – che già si è attivato – in sinergia con i nostri rappresentanti locali porteremo la nostra proposta di revisione della normativa attuale, prevedendo esenzioni per i concessionari che dalla interferenze demaniali non producono reddito e una imposta progressiva per chi invece dalle concessioni trae un profitto a seconda dell’entità dello stesso”.

“Auspichiamo, e lavoreremo per questo, che sia rivisto anche il pagamento retroattivo dell’imposta alle condizioni determinate con la nuova normativa molto più alta di quanto pagato in passato” conclude Sarti.

Garante Unico, Fattori e Sarti: “Una proposta che non porta alcun risparmio né maggiore efficienza, destinata solo a indebolire funzioni fondamentali per la tutela dei diritti dei cittadini, specialmente dei più deboli e vulnerabili”.

“Il Consiglio dovrebbe provvedere con urgenza alla nomina del Garante per l’Infanzia, decaduto da inizio legislatura, e investire di più su un organico che per tutti e tre i Garanti non ha le forze sufficienti per soddisfare le numerosissime richieste dei cittadini e le necessità d’intervento provenienti dal territorio. Quella che viene proposta è invece una riforma confusa senza un obiettivo chiaro. Gli uffici a disposizione del Garante per i Detenuti, del Difensore Civico e del Garante Infanzia sono già unificati, possiamo lavorare per integrarli maggiormente, ma che senso ha semplicemente sostituire le tre figure apicali con un collegio di tre persone nel quale non sono chiare le competenze e le responsabilità decisionali?” affermano i consiglieri Tommaso Fattori e Paolo Sarti di Si Toscana a Sinistra. “Oltretutto esistono i garanti per l’infanzia e il garante dei detenuti nazionali: facciamo mancar loro i corrispondenti regionali? Questa sarebbe efficienza e razionalizzazione?”.

“Le tematiche di cui devono occuparsi i tre Garanti sono ampie, tecnicamente complesse e di grande importanza. Riguardano la tutela delle categorie più vulnerabili, molto diverse fra loro, dato che si parla di minori, di persone private della libertà personale o di tutela del cittadino nei confronti dell’amministrazione pubblica, per esempio. Avere al vertice figure di esperienza e comprovata competenza è fondamentale, figure di riferimento chiare, con necessaria specializzazione, dato che ciascuna deve svolgere una precisa funzione di tutela e relazionarsi direttamente con istituzioni, famiglie, servizi pubblici, società di servizi. Nel caso di quest’organismo collegiale assai confuso che è proposto dal PD, va ricordato che gli stipendi rimarrebbero comunque tre, se con razionalizzazione s’intende dire in realtà risparmio. Altrimenti è solo una mossa che risponde ad altre logiche, quella più ovvia è l’indebolimento d’istituzioni che hanno funzione di monitoraggio, tutela dei più deboli e denuncia di ciò che non va. Scomode e non funzionali agli organi di governo.”

Rendere omogenea la disciplina degli enti dipendenti dalla Regione e le società in house sui piani di qualità della prestazione organizzativa, sulla valutazione dell’organo di vertice, sui tempi e modalità di approvazione degli atti di programmazione e di bilancio dei bilanci. E’ questo l’obbiettivo di una legge approvata a maggioranza dal Consiglio regionale con ventidue voti favorevoli, dieci contrari e due astenuti, che interviene su undici leggi in vigore.

Enti dipendenti: tempi certi per approvare bilanci e piani di attività

E’ stato il presidente Giacomo Bugliani (Pd) ad illustrare il lavoro svolto dalla commissione Affari istituzionali in fase istruttoria su un testo che interviene su Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica), Artea (Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura), Ars (Agenzia regionale per la sanità), Sviluppo toscana, Arpat (Agenzia di protezione ambientale, Consorzio Lamma, Agenzia regionale per il recupero delle risorse, Autorità portuale regionale, Ente terre regionale, Enti parco ed Apet (Agenzia di promozione).

In particolare Bugliani si è soffermato sui tempi di approvazione dei bilanci di previsione. “Rispetto al testo originario, sono ben diversi – ha osservato – Sono tempi che vanno nella direzione di garantire il ruolo del Consiglio regionale e della Commissione nella espressione del parere”. Entro il 30 novembre dell’anno precedente, l’ente di riferimento deve trasmettere il bilancio di previsione ed il piano o il programma di attività. La Giunta ha a sua volta 45 giorni di tempo per l’istruttoria, che possono arrivare a 55 nel caso di rilievi. Dopo l’approvazione l’invio al Consiglio avviene entro il 15 oppure il gennaio dell’anno seguente. “La Commissione ha trenta giorni di tempo dall’assegnazione per la formulazione del parere – ha precisato il presidente, richiamando il Regolamento consiliare – L’aula dovrà esprimersi entro i quindici giorni successivi. I tempi possono quindi arrivare al massimo al 15 marzo. La Giunta entro i quindici giorni successivi al voto può giungere all’approvazione definitiva del bilancio e può emanare specifiche direttive, che tengano conto delle eventuali variazioni introdotte”.

Il presidente della Commissione ha quindi illustrato un emendamento che obbliga la Giunta a trasmettere al Consiglio anche il piano o il programma di attività, in modo che l’istruttoria consiliare possa tenerne conto. L’obbligo di trasmissione, previsto solo per alcuni enti, viene esteso a tutti.

“Non credo che la soluzione per una migliore gestione delle società regionali sia contingentare i tempi, e quindi le analisi, del Consiglio regionale” ha osservato Claudio Borghi (LN). Per questo ha annunciato il voto contrario.

“Gli emendamenti del Partito democratico sulla proposta iniziale sono tesi soltanto a non fare arrabbiare la Giunta – ha affermato Enrico Cantone (M5S) – Le prerogative del Consiglio vengono meno e finiamo per svolgere un ruolo di mero passacarte”. Per questo ha illustrato una serie di quattordici emendamenti.

Secondo Tommaso Fattori (Si Toscana) l’obbiettivo di armonizzare la disciplina per l’approvazione degli atti di programmazione di tutti gli enti dipendenti è pienamente condivisibile, ma “il nodo della razionalizzazione non può essere il contingentamento dei tempi per il Consiglio”. “Il testo originario non poteva essere votato – ha affermato – Il testo uscito dalla commissione è migliorato, ma ulteriormente migliorabile”.
Ad esprimere parere negativo sugli emendamenti presentati dal gruppo M5S è stato Giacomo Bugliani (Pd). “L’intervento del Consiglio regionale diventerebbe eccessivamente invasivo rispetto ad enti che rispondono sostanzialmente alla Giunta” ha affermato, sottolineando che rischierebbero anche di rendere l’iter procedurale eccessivamente farraginoso.

 

«Sarebbe stato presuntuoso da parte nostra presentare una proposta di legge organica, senza aver prima attivato le dovute fasi istruttorie ed operative e anche perché non crediamo di avere la soluzione complessiva al disagio, abbiamo fatto precedere la discussione con un atto di indirizzo. Le Regioni rimangono competenti in campo di politiche attive del lavoro e in questo senso si inserisce la nostra proposta di istituire un reddito di solidarietà attiva, che si fa carico quindi dell’esigenza di organizzare una politica complessiva sul tema della lotta alla povertà».

Lo ha detto Leonardo Marras, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, presentando in aula la risoluzione che punta a istituire un “reddito di solidarietà attiva” e indica un pacchetto di interventi sistematici e innovativi sui percorsi di protezione sociale e del cosiddetto welfare “generativo”.

«Il governo nazionale – ha ricordato Marras –  eserciterà la delega che gli ha consegnato il Parlamento per arrivare al reddito di inclusione sociale, partendo da alcune misure subito operative come il Sostegno di Inclusione Attiva. Si tratta di accompagnare e incoraggiare le politiche nazionali in questo settore, in questa fase, per ampliare il più possibile la platea dei beneficiari.

Vi sono state polemiche – ha aggiunto il capogruppo, riferendosi alle posizioni del M5S – e voglio rassicurare: discuteremo anche della loro proposta di reddito di cittadinanza. La nostra posizione è chiara, non siamo d’accordo perché non crediamo sia praticabile, che non si possa affossare il bilancio della Regione per dare un sussidio a tutti. Noi pensiamo che si possa invece provare a ridurre il disagio con uno strumento attuabile, reso fattibile soprattutto dalla rimodulazione delle risorse del Fondo sociale europeo. La nostra proposta – ha concluso Marras –  vuole rappresentare, oltre al sostegno economico diretto ai più bisognosi, anche un tentativo virtuoso di ripensare un modello di assistenza, proponendo misure ed azioni in grado di favorire l’inserimento lavorativo degli stessi soggetti beneficiari della solidarietà».

Reddito di Solidarietà, Approvata Risoluzione PD

Nel corso del dibattito sono intervenuti anche altri consiglieri del Pd.

Paolo Bambagioni ha premesso che “il tema è di carattere nazionale, da parte nostra c’è però la possibilità di dare un contributo sul fronte del contrasto alla povertà. Quello che va colto della risoluzione, quindi, è soprattutto l’invito a mantenere una linea d’impegno, di solidarietà e di sobrietà che ci ha contraddistinto negli ultimi quindici anni. Auspicando che il Governo e l’Unione Europea intraprendano nuove azioni e politiche rivolte alla persone e alle famiglie più in difficoltà”.

Stefano Scaramelli ha detto che “per un partito come il Pd è doveroso assuma il tema della lotta alla povertà, senza fare demagogia e facendolo assumendosi la responsabilità di un atto che produrrà effetti concreti. Si tratta di una misura di sollievo sociale, certo, ma che assume il dato della dignità del lavoro, che rimane la misura principe. La risoluzione Pd rappresenta un impegno rapido ma che vuole essere duraturo nel tempo”.

Gianni Anselmi ha puntualizzato che “il nemico per noi non è la ricchezza ma la povertà e in un approccio alla questione veramente riformista dobbiamo rifuggire dalle sfide retoriche o demagogiche. Il tema è di politica economica, prima ancora che sociale; si tratta di un primo passo verso un cammino che percorreremo con serietà, metodo e responsabilità di governo”.

La risoluzione approvata, lo ricordiamo, “Impegna la giunta regionale – ad attivarsi affinché possa essere definito un “Cantiere sociale per la Toscana” che contenga una serie di misure di contrasto al fenomeno della povertà e del disagio sociale, tra le quali vi sia, oltre all’introduzione del “Reddito di Solidarietà Attiva” di cui sopra:

1) il rafforzamento delle politiche sulla casa in Toscana come strumento centrale nella lotta alla povertà ed al disagio sociale, assegnando, pertanto, le necessarie risorse all’edilizia residenziale pubblica;

2) la costituzione di un “Patto di comunità” da costruirsi mediante la riattivazione della “Commissione regionale per le politiche sociali” di cui alla l.r. 41/2015 finalizzato a coinvolgere i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, le categorie economiche, le associazioni di rappresentanza e tutela degli utenti, le organizzazioni del terzo settore, gli iscritti agli ordini e alle associazioni professionali;

3) il rafforzamento, in coerenza con le azioni previste dal PRS, delle misure finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro delle giovani generazioni, anche implementando il progetto Giovanisì;

– ad attivarsi per consentire un’adeguata copertura relativa all’introduzione del “Reddito di Solidarietà Attiva”, stimata in almeno 35 milioni di euro, attraverso un’attenta valutazione sull’attuale destinazione delle risorse provenienti dalla programmazione 2014-2020 del Fondo sociale europeo (Fse) in materia di politiche attive del lavoro, nonché attraverso un’attenta revisione della spesa del bilancio regionale.”

Contrasto alla povertà: approvata proposta di risoluzione per il ‘Reddito di solidarietà attiva’

Via libera alla proposta di risoluzione per il contrasto alla povertà, passata con i voti del gruppo Pd, contrari Lega nord, FdI, Fi, astenuto Sì Toscana a sinistra. Non ha partecipato al voto il M5S.
La proposta, firmata e illustrata dal capogruppo Pd, Leonardo Marras, si riferisce all’introduzione di misure di contrasto al fenomeno della povertà e del disagio sociale. Il Consiglio intende “rafforzare i meccanismi di revisione della spesa di bilancio regionale” e si impegna a presentare in tempi rapidi una specifica proposta di legge per l’istituzione del ‘Reddito di solidarietà attiva’, con il coinvolgimento delle commissioni consiliari competenti e previa individuazione di concerto con la Giunta di congrua copertura finanziaria.
La Giunta regionale è impegnata all’introduzione del ‘Reddito di solidarietà attiva’; a rafforzare le politiche sulla casa (assegnando le necessarie risorse all’edilizia residenziale pubblica); a promuovere un ‘Patto di comunità’ (riattivando la “Commissione regionale per le politiche sociali); a rafforzare, in coerenza con le azioni previste dal PRS, le misure per l’inserimento dei giovani nel mondo lavorativo.
Nel definire un “Cantiere sociale per la Toscana” che contenga le misure indicate, la Giunta è quindi impegnata ad “attivarsi per consentire un’adeguata copertura degli interventi”, a partire dal ‘reddito di solidarietà attiva’, stimata “in almeno 35 milioni di euro, attraverso un’attenta valutazione sull’attuale destinazione delle risorse provenienti dalla programmazione 2014-2020 del Fondo sociale europeo, nonché attraverso un’attenta revisione della spesa del bilancio regionale che preveda il superamento di quelle misure non essenziali per l’azione di governo”, per come individuate nella risoluzione stessa. Che ritiene tra l’altro “imprescindibile ogni sforzo anche nella direzione di garantire massima sobrietà all’attività istituzionale”, per cui “risulta opportuno precedere mediante un’attenta valutazione su quelle spese, seppur limitate, inerenti informazione, comunicazione, eventi, attività di rappresentanza, consulenze e supporto alla Giunta e al Consiglio regionale, nonché sulla possibilità di ridurre ulteriormente le risorse in disponibilità dei gruppi consiliari”.

La risoluzione approvata questo pomeriggio dal Consiglio regionale “dovrà essere un primo passo”, ripetono a più riprese i consiglieri del partito democratico, per primo il capogruppo Leonardo Marras, che ha posto la propria firma sul testo portato oggi al voto dell’Aula. Una risoluzione che “abbraccia molti campi – ha spiegato Marras nel corso dell’illustrazione – e definisce la necessità di attivare numerosi istituti”. Per questa ragione, “come già detto pubblicamente e senza aggiungere polemiche o distinzioni, abbiamo preferito atto di indirizzo, invece di predisporre subito una legge per affermare una priorità: accompagnare la politica nazionale di contrasto alla povertà, attraverso lo strumento del reddito di inclusione sociale”. Per Marras, “la Toscana non può sottrarsi in questo momento al richiamo di orientare gli strumenti del welfare. Tra le misure indicate, il testo “definisce la necessità di aprire un nuovo cantiere sociale, di riattivare istituti già compresi nel nostro ordinamento, di destinare risorse sufficienti per ripristinare il fondo regionale di assistenza sociale”. Sulla proposta di legge depositata dal movimento 5 stelle: “Qualcuno si è sentito scippato di uno strumento, ma discuteremo sicuramente quella legge. Un assegno a tutti, però, non ci vede d’accordo”.
Per il capogruppo di Forza Italia, Stefano Mugnai, la risoluzione è “un atto strumentale”, frutto di una “battaglia interna al Pd”, un “regolamento di conti”. La risoluzione proposta, tuttavia, “è un atto importante, è stata studiata, con un lavoro a monte per poterla realizzare e ha dei punti importanti. Ma mi chiedo: sarebbe stata sentita con la stessa forza, se non ci fosse stato il dibattito in corso nel partito democratico?”. Mugnai ha invitato la maggioranza a “non usare le istituzioni per fini e interessi interni, con logiche meramente di partito. Non è un bello spettacolo”.
Nel merito dei contenuti presentati dalla risoluzione, il portavoce dell’opposizione Claudio Borghi (Lega nord) si è dichiarato “non favorevole. Quando sento contrasto alla povertà e vedo proposte soluzioni come reddito di solidarietà, di inclusione o di cittadinanza, non sono d’accordo, neppure quando lo fa la Lombardia”. Sono soluzioni “che io chiamo elemosine di Stato. L’unica dignità del cittadino è nel lavoro”. Borghi ha proposto a nome del gruppo Lega nord un ordine del giorno “per ricordare la causa di questa situazione: le politiche di austerità europee, la mancanza di sovranità monetaria. E per affermare che tutte le politiche economiche devono essere mirate ai cittadini italiani e si può fare una politica di forte detassazione”. L’ordine del giorno è stato poi respinto dall’Aula prima della votazione finale sulla risoluzione
Il capogruppo di Sì-Toscana a sinistra, Tommaso Fattori, ha ribadito la “nostra perplessità su un argomento che avrebbe meritato una più approfondita elaborazione e non questa accelerazione improvvisa”. Il tema della lotta alla povertà, ha osservato Fattori “è una questione fondamentale, c’è un problema oggettivo di risorse da reperire rispetto agli obiettivi che intendiamo darci. Una discussione seria necessita di un approccio più meditato e collegiale e non di un uso strumentale. Non è bene che diventi terreno per dispetti reciproci all’interno di un partito”. Il suo gruppo ha espresso voto di astensione.
Gli interventi in sequenza del Movimento 5 stelle sono stati aperti dal consigliere Andrea Quartini, che si è rivolto inizialmente al capogruppo Pd, invitandolo “a prendere la proposta di legge già depositata dal nostro gruppo”, perché “c’è bisogno di un atto legislativo non di questa mera promessa di elemosina, un atto strumentale che invece di concentrarsi sulle cause della povertà, si concentra sugli effetti”. La risoluzione nasce da una “emergenza congressuale per diatribe interne”, mentre la proposta di legge del Movimento 5 stelle “sul reddito di cittadinanza – ha proseguito Quartini – è già depositata, con le necessarie coperture economiche verificate dagli uffici, è un provvedimento virtuoso che può contribuire allo stesso rilancio dell’economia”. Il Movimento 5 stelle, a conclusione degli altri interventi (Galletti, Cantone, Giannarelli) ha annunciato l’intenzione di non partecipare al voto e ha lasciato l’Aula, dopo aver mostrato una serie di cartelli di protesta.

Fonte: ANSA

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