Sette sanitari del convitto ecclesiastico fiorentino a processo

tribunale07Il pm Sandro Cutrignelli ha chiesto il processo per sette sanitari del convitto ecclesiastico di Firenze, la casa di riposo per sacerdoti, per le crudeltà, gli insulti e le vessazioni inflitte a uno dei preti ospiti della struttura.

Il processo è stato chiesto per Claudio Bonfanti, 55 anni di Carmignano (Prato); Luca Conte, 36 anni di Ramini (Pistoia); Giuseppe Floridia, 27 anni, originario di Ragusa e abitante a Firenze; Massimiliano Malavolta, 51 anni di Scandicci; Klaudjan Bajrami, 41 anni, albanese abitante a Rufina; Edward Christian Sotomayor Vasquez, 35 anni, peruviano residente a Firenze; Alberto Catarzi, 33 anni di Firenze.

Per le posizioni di altri due indagati, che poi sono due infermiere, il pm ha chiesto l’archiviazione ritenendo “insostenibile” l’accusa in giudizio. Una trentina gli episodi documentati dalle indagini dei carabinieri con telecamere ed intercettazioni ambientali fra il gennaio 2015 e la maggio 2016. I sanitari indagati avevano ‘preso di mira’ un sacerdote di 81 anni, non autosufficiente e con un grave decadimento cognitivo.

Nella richiesta al gup il pm Cutrignelli afferma che “tutti abusando dello stato di soggezione dell’anziano sacerdote, correlato al progressivo regime di vessazione instaurato, e profittando della grave patologia totalmente invalidante”, “tenevano contegni caratterizzati da spregio, vilipendio delle funzioni religiose, turpiloquio, pesanti ed espliciti riferimenti ad atti sessuali, apprezzamenti volgari sull’organo genitale della vittima, gesti scurrili, ingiurie, contatti fisici (percosse di diversa intensità sino a quelle con l’uso della cornetta telefonica) complessivamente umilianti, prevaricanti, ispirati alla deliberata provocazione” di una persona anziana e malata.

Gli accusati “agendo in maniera crudele – afferma ancora il pm Cutrignelli – mortificavano sino ad annullarla la dignità umana dell’anziano ed invalido sacerdote, costantemente immerso in tale clima insano di tensione e terrore (sin dal risveglio, ordinariamente operato con violenza e scurrilità), vanificando le aspettative di serena vecchiaia e adeguata assistenza” dell’anziano sacerdote su cui si concentravano gli “scopi di turpe ed inumano ludibrio degli imputati”.

L’inchiesta partì da una denuncia della direzione del convitto (che è una struttura gestita dall’Associazione di previdenza fra i sacerdoti della Toscana) e di una società incaricata dell’assistenza infermieristica, a cui si rivolse una dipendente.

Fonte: Ansa

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