"La Quercia delle Checche è salva", l'intervento del deputato Pd Michele Anzaldi

La quercia delle checche
La quercia delle checche

Di seguito riportiamo il post pubblicato su Facebook dal deputato Pd Michele Anzaldi sulla Quercia delle Checche, riconosciuta 'monumento verde':

"Ci sono voluti tre lunghi anni, l’interesse e l’impegno di molti, ma alla fine ci siamo riusciti: la Regina delle querce è salva. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, con la collaborazione del sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, ha riconosciuto la Quercia delle Checche, che si trova in Val d’Orcia, a Pienza, nella provincia di Siena, come bene immobile da sottoporre a tutela, dichiarandola “monumento verde”.

Il primo del genere ad esser sottoposto ad una tale tutela perché ritenuto di particolare interesse pubblico. Per molti di noi così come per Cosimo Piovasco di Rondò, il Barone Rampante di Italo Calvino, che 250 anni fa salì su un albero per non scenderne più, i boschi, i grandi alberi, sono luoghi di sogno e libertà, rifugi che garantiscono pace e silenzio. Tra questi uno dei più famosi è la Quercia delle Checche, anche detta “la Querciona”, in Val d’Orcia. Con la sua veneranda età, circa 370 anni, questa “grande Madre” è stata più volte protagonista della storia del luogo; i partigiani durante la seconda guerra mondiale la scelsero come rifugio per le loro armi, e si dice che addirittura le streghe si incontrassero protette dalle sue fronde.

La Quercia delle Checche, la sua conservazione e tutela sono da sempre state argomento di riflessione per la comunità locale che ha sempre notato e non mancato di evidenziare alle autorità competenti lo stato di non curanza e di abbandono nel quale versava. Da ultimo è salita alla ribalta delle cronache quando nell’agosto del 2014 venne rovinata da un atto di vandalismo ad opera di un gruppo di ragazzi che l’aveva usata per fare arrampicata libera spezzandone uno dei grandi rami e mettendone a rischio la stabilità e la stessa sopravvivenza. A seguito di ciò, dai primi contatti con la Regione Toscana emerse che, sebbene censita dal Corpo Forestale dello Stato (ex legge 10/2013), non era stata inserita nell’elenco regionale delle piante monumentali sottoposte a tutela perché la sua proprietà risultava privata e il Comune di Pienza all’epoca non aveva avviato un percorso informativo che ne chiarisse gli aspetti fondamentali. Per questo motivo, nel settembre 2014, con il presidente della commissione Cultura al Senato, Andrea Marcucci, scrivemmo al ministro Franceschini per sapere come fosse possibile che la Quercia delle Checche stata abbandonata a se stessa, senza alcun controllo, in balia della stupidità umana.

Il tutto per addivenire, a seguito di un lungo e farraginoso percorso burocratico allo splendido risultato ottenuto pochi giorni fa: la Quercia delle Checche dichiarata primo “monumento verde”. Il provvedimento innovativo del ministero dei Beni culturali getta le basi e fornisce uno nuovo stimolo. Questa piccola rivoluzione semantica comporta un nuovo significato per il termine “monumento” che non implica più qualcosa di inanimato e costruito dall’uomo, ma coinvolge anche l’aspetto del vitale, del “vivo”.

Spostando l’accezione del termine “monumentalità” si rinnova così anche l’idea di patrimonio culturale. Gli alberi monumentali affiancheranno con pari rango gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico per bellezza o singolarità geologica. Questa modifica nell’accezione giuridica del termine implica non soltanto un provvedimento conservativo del bene ma anche di gestione inserendo il “gigante verde” in un sistema di tutela integrato tra Stato e Regioni garantendo così la salvaguardia del territorio.

I grandi alberi verranno tutelati come accade per i beni archeologici. È altresì vero che per raggiungere il risultato è stata fondamentale la mobilitazione dei privati che attraverso Facebook e la creazione di un gruppo “SOS Quercia delle Checche” hanno fatto in modo che intorno a questa causa non diminuisse mai l’attenzione, e ancora oggi continuano a prendersi cura della grande roverella. Riconoscere l’alto valore di questi grandi “patriarchi verdi” per l’identità di una collettività apre nuove strade nell’ambito della tutela del patrimonio e li trasforma in un meraviglioso veicolo di comunicazione storica e culturale in continua evoluzione".

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