Dillo a Iacopo: il padre perde le gambe, lui si accolla gli affari di famiglia

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“Ciao Iacopo, ho bisogno di un conforto, mi chiamo S. e studio economia, mi mancano due esami per riuscire finalmente a laurearmi (sono già un anno fuori corso). Il mio obiettivo è quello di finire gli esami a settembre, ma ahimè ho una paura di non farcela.

Purtroppo Io e la mia famiglia abbiamo affrontato un brutto periodo, che ha anche contribuito a porre l’università in secondo piano, poco più di due anni fa, mio papà ha perso l’uso delle gambe, si è alzato dal letto e “puff” le gambe non lo reggevano più in piedi. Diagnosi: mielite acuta. Inutile dire come la nostra vita sia cambiata, personalmente posso dire di aver sostituito in tutto mio papà, dalle cose più stupide quali l’andare a fare la spesa, a cosa più complesse, come il dover cercare una nuova casa, senza barriere architettoniche.

Posso dire di aver appreso molte più cose nel vivere ogni giorno una simile situazione, che studiando sui libri di scuola. Tuttavia, ti scrivo perché ho bisogno di un tuo incoraggiamento; nutro un senso di inferiorità nei confronti di tanti altri miei coetanei che  sono riusciti a laurearsi, mentre io sono ancora li che arranco…

Ti stimo Iacopo, sei davvero un tipo tosto; se fossimo vicini mi piacerebbe conoscerti e prendere un caffè insieme.

Un saluto, Stefano.”

Caro S. , grazie per l’affetto e la stima ma ti garantisco che ognuno di noi ha enormi potenzialità.

Ho appena sostenuto il mio penultimo esame qualche giorno fa, ma sono fuoricorso di ben tre anni: molto più di te!
Può dispiacere, può creare ansia, può sconfortare… Ma la vita è fatta di impegni, di imprevisti, di progetti e strade tutte in sali-scendi. Stai tranquillo, fa parte di ognuno di noi.

Non conta quando arrivi a destinazione ma come ci arrivi, e sicuramente il tuo percorso ti porterà ad essere (purtroppo o per fortuna) più maturo dei tuoi coetanei che, con una laurea presa in tempo, magari hanno meno imparato quali siano le cose che valgono davvero, da apprezzare ogni giorno.

Pensa, io avrei voluto smettere e cambiare facoltà ad ogni esame, perché mi sembrava che quello che stessi facendo non facesse per me: poi però ogni volta riuscivo a passarlo, e andavo avanti. Al successivo ricominciava lo sconforto, poi però passavo, e andavo avanti… E così via, con la voglia di smettere alternata al proseguire, lentamente, alla fine “per scalini”. Mi sono ritrovato senza accorgermene quasi in fondo, e adesso mi sento fortunato a non aver mollato la presa subito perché ho imparato anche a gestire meglio me stesso e a darmi delle priorità.

Sono certo che sarà anche il tuo caso, sei allo sprint finale: e poi, diciamocelo, un anno di fuoricorso è standard per tutti!
Ad ogni modo ricordati, qualunque sarà il tuo destino, se l’università dovesse concludersi senza una laurea, non crolla il mondo. Nella vita ciò che vale davvero non è un pezzo di carta, ma quello che siamo e abbiamo da dare, come contributo, in questa società.

Forza!

Iacopo Melio

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