Allarme incendi in Toscana: andiamo a vedere da vicino cos’è la piromania

Incendio di ieri a Castiglione della Pescaia, foto di Federica Baronti
Incendio di ieri a Castiglione della Pescaia, foto di Federica Baronti

Solo nella giornata di ieri, venerdì 14 luglio, nella zona di Castiglione della Pescaia  sono stati bruciati circa 8,7 ettari di superficie verde, questo secondo i dati ufficiali comunicati dai vigili del fuoco. Stanotte invece, nella zona di Vinci, ci sono stati quattro principi di incendio di bosco e sottobosco, ed anche in questo caso si sospetta la natura dolosa dell’azione. Questi, sono solo due dei casi che nell’ultimo periodo hanno interessato la nostra regione e non solo. Ma andiamo a vedere da vicino che cos’è quella che viene definita “piromania”, parola che proviene dal greco e che rappresenta un’intensa ossessione verso il fuoco, le fiamme, gli esplosivi in genere e gli effetti a ciò correlati, e che spesso si attua con l’accensione intenzionale di incendi.

Un piromane in senso clinico non ha generalmente altri sintomi esclusa la fissazione per il fuoco. Questi soggetti hanno spesso comportamenti altalenanti fra la tristezza e la solitudine fino alla rabbia, cosa che potrebbe portare all’accensione di incendi come uscita/sbocco. Per avere una diagnosi positiva, si devono avere almeno due casi di incendio appiccato intenzionalmente. C’è generalmente tensione o eccitazione prima dell’azione in sé, e gratificazione o sollievo dopo: il malato agisce per il proprio bene, senza nessun’altra motivazione: in qualche caso si tratta solo del piacere di vedere cosa le proprie azioni provocano nelle altre persone, i comportamenti necessari per estinguere gli incendi scatenati.

Ma anche il piacere di leggere nei quotidiani o di sentire parlare da parte dei media delle proprie azioni e degli effetti procurati. Alcuni incendiari dichiarano che il loro piacere in questa azione risiede solo nell’accendere il fuoco per il gusto di farlo, nella visione delle fiamme dardeggianti: altri si sentono sollevati dalla tensione mentre guardano gli oggetti sciogliersi, bruciare, e il tutto si autoalimenta. Poco si sa a proposito di questo disordine, esclusa qualche ricerca che suggerisce la possibilità di una componente ambientale, sviluppatasi nella tarda infanzia. Ci sono infatti pochi studi scientifici su questi soggetti; qualche ipotesi psicosociale potrebbe far pensare che la piromania sia una forma di comunicazione per individui con scarse abilità sociali oppure con una sessualità poco gratificante, per i quali accendere dei fuochi acquista il ruolo di soluzione simbolica. Altri studi invece, collegano la piromania all’abuso infantile.

Giulia Meozzi

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