Mazzette per le palestre, indagato l'imprenditore Moretti

Giorgio Moretti (foto archivio.gonews.it)
Giorgio Moretti (foto archivio.gonews.it)

Il circuito delle palestre dei vip a Firenze doveva ottenere un 'aggiustamento' delle partiche fiscali, e così sarebbero girate mazzette in contanti per ottenere un risparmio da 2 milioni di euro che sarebbero dovuti andare al fisco. La procura di Firenze ha indagato e chiesto il processo per il fondatore di Klab Gestioni Operative Giorgio Moretti, i collaboratori Luca Cioni, Paolo Fantacci e Riccardo Donati, oltre all'allora direttore provinciale dell'Agenzia delle Entrate Nunzio Garagozzo e al professionista Lamberto Mattei, considerato il contatto tra Garagozzo e la dirigenza. Moretti è stato anche presidente a compenso zero della Quadrifoglio, oltre a promotore di eventi per gli 'Angeli del Bello'.

La vicenda: fin dal 2003 le attività della Klab erano sotto il regime fiscale agevolato delle ssd, società sportive dilettantesche a responsabilità limitata. L'Agenzia delle Entrate ha ricostruito i crediti per 2 milioni oltre al contenzioso. Ma Garagozzo, secondo la ricostruzione dei magistrati, sarebbe intervenuto fermando la procedura. Moretti, oltre a questo processo, deve rispondere anche per la bancarotta della Klab, dal 2016 in concordato preventivo.

"Nella vita mai avrei immaginato di essere accusato di fatti così gravi e che contravvengono ai principi etici che sono sempre stati alla base della mia filosofia imprenditoriale". Queste le parole di Giorgio Moretti.

"Le accuse, non riferite alla mia attività professionale discendono dalle affermazioni dei precedenti affittuari delle strutture Klab, dal 2008 al 2014, che i canoni praticati dalla mia società immobiliare Kontact alla Kgo fossero eccessivi e fuori mercato e che ciò li aveva portati al concordato. Cosa del tutto falsa, come emerge chiaramente ed in maniera inequivocabile dai tanti documenti già prodotti e pronti ad essere integrati. Ho appreso di fatti criminosi che totalmente ignoravo e compiuti esclusivamente da terzi come emerge dalle carte processuali. Vengo coinvolto sulla base di improbabili presunzioni di una mia possibile conoscenza la cui smentita si trova anch'essa negli atti. Inoltre, incomprensibile è l'ipotizzato coinvolgimento del mio stretto collaboratore Riccardo Donati. Certo della mia estraneità, confido nella qualità del nostro sistema giudiziario ed attendo con serenità che la verità emerga definitivamente, quanto prima, con la massima chiarezza".

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