"Sì alla Skarrozzata, ma al di là delle diversità c'è una persona come noi": dillo a Iacopo

(da facebook)
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Oggi mi scrivono:

"Ciao! Scusa se sarò diretta, ma a me piace parlare chiaro, Girando per la mia città, a piedi o con la macchina, mi è venuta in mente la Skarrozzata. Quanto mi piacerebbe che si potesse fare anche qui!

Sai? Spesso mi hanno definito senza cuore, non spiegandosi, di conseguenza, come faccia io a lavorare con bambini disabili. E sai perché? Perché a me i disabili non fanno pena, non sono angeli mandati da Dio, non c'è nulla di sensazionale in quello che fanno, il motivo è semplice.. i disabili sono persone esattamente come tutte le altre e trovo lesivo per quello che è la dignità umana tutto questo, anzi! A me termini come 'disabile' o 'nomotipico' mi mettono parecchio a disagio, sono etichette come 'etero', 'gay', 'grasso', 'magro'... insomma, il confine fra normalità e non normalità, mi hanno sempre insegnato, è labile e al di là delle etichette ci sono le persone, se ci fermiamo davanti a quelle è la fine! Perdiamo l'occasione di conoscere le persone, di apprezzare ciò che sono davvero.

Così dissi, a chi mi guardò sconvolto quando ho asserito che i disabili non mi fanno pena, che nello stesso modo avrebbero dovuto farmi pena anche i suoi figli, era sconcertato Sai chi mi fa pena davvero? Noi! Noi 'normotipici', che siamo più ciechi dei ciechi e più sordi dei sordi, certe volte, noi che creiamo l'handicap posteggiando dove non si deve, che compatiamo il 'disabile' trattandolo come se fosse incapace Lavorando con i bambini ho sempre spinto verso l'autonomia.

Non mi frintendere, capisco che la disabilità causa difficoltà, non posso chiedere ad un cieco di leggere un libro normale, non posso pretendere che il sordo capisca quello che dico mentre sono di spalle a spiegare la lezione, tanto per redere chiaro cosa intento, ma se la disabilità è propria della persona e si deve lavorare per sviluppare le capacità che quella persona ha e per renderlo autonomo fin dove è in grado di esserlo, l'handicap è colpa nostra e lì non è sulla persona "disabile" che di deve lavorare, ma su noi stessi.

Allora sì al 2 aprile in piazza, ma solo se la manifestazione è seria e si parla di autismo nelle scuole, facendo capire ai ragazzi che saranno anche fatti in maniera diversa, ma che al di là delle diversità c'è una persona come loro, si alla Skarrozzata, perché le ruote sono gambe, perché come urta a noi trovare le strisce pedonali occupate, urta a loro trovare occupato il posteggio che gli è riservato e gli scivoli Perché non c'è un loro, ma un noi, un unico noi.

Non prendermi per matta, amo il mio lavoro, davvero, è faticoso, la mia figura non è compresa, non al sud almeno, spesso devo lottare per essere rispettata e far capire che anche se giovane parlo sempre con cognizione di causa, ma trovo pazzesco che un disabile debba lottare per i propri diritti, perché gli dovrebbero essere concessi come a chiunque altro senza storie. Fai un lavoro pazzesco ed esemplare. Ti faccio i miei complimenti con l'augurio che tu posso raggiungere sempre più persone e dare loro uno spunto di riflessione. Se smuovi la coscienza anche di una sola persona hai già fatto un passo importante. In bocca al lupo!"

Cara, dolce, S. , inutile dirti che sono d’accordo con ogni singola tua parola... Ma questo in cuor tuo lo sai già.

Evviva noi 'cattivi', che non ci lasciamo prendere dal pietismo e che, anzi, pretendiamo di trattare gli altri, compreso i più fragili - come in fondo la società vede anche me - nel modo più spontaneo, naturale e paritario possibile.

Prima o poi però, vedrai, riusciremo ad entrare dentro gli occhi delle persone al punto da cambiare il loro sguardo. Basta continuare a dare testate al muro, a costo di farsi un po’ male alle volte: vedrai che verrà giù.
Un abbraccio,
IacopoTutte le notizie di Toscana


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