La comunicazione genitore-figlio

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Essere i genitori è il “lavoro” più difficile del mondo, ma anche essere figli non è da meno. Nella relazione genitore-figlio, come in tutte le relazioni dell’essere  umano, l’errore che viene fatto spesso è di  non dare peso alla comunicazione. Con i figli, in particolar modo quando sono piccoli, confondiamo i pianti, le richieste strane o le mille domande con un eccesso di bisogno di attenzioni o con un atteggiamento stressante da parte dei figli, quando invece dovremmo ricordare, sin dai primi mesi, che tutte queste azioni rappresentano proprio la comunicazione dei figli nei nostri confronti.La comunicazione d èi fondamentale e basilare per la salute sociale delle persone, e quando trascurata diventa davvero pericolosa, poiché non permette all’individuo di avere le competenze per potersi esprimere nel mondo (e non solo in famiglia).

Questa comunicazione deve quindi essere allenata sin dai primi mesi, dai primi anni e deve sapersi adattare ai vari processi di crescita del figlio.

Durante l’infanzia il figlio pende dalle labbra del genitore che considera un essere superiore a tutti gli altri e infallibile. Con il passare degli anni, però, la situazione cambia e soprattutto con l’avvicinarsi dell’adolescenza inizia la conflittualità tra genitori e figli.
I figli lottano per avere maggiore libertà e vedono purtroppo in alcuni casi i genitori come dei nemici.

Le domande più frequenti che i genitori pongono agli psicologi riguardo alle situazioni difficili che stanno vivendo sono:
▪ non riusciamo più a capire cosa nostro figlio vuole
▪ non riusciamo più a farci ascoltare
▪ cosa possiamo fare?
▪ come dobbiamo comportarci?
▪ dove abbiamo sbagliato?
▪ perchè si rivolta così contro di noi?
▪ perchè si comporta così?
▪ è colpa nostra?
▪ perchè i miei figli sono così diversi tra loro quando ci siamo comportati con entrambi allo stesso modo?
La comunicazione fra genitori e figli può, quindi, diventare difficile, i genitori possono sentirsi insicuri, poco informati, e i figli possono sentirsi incompresi, non ascoltati, e non trovare argomenti da condividere con i genitori.
Il genitore deve  essere flessibile e cambiare le modalità comunicative adottate: mantenere inalterato il rapporto maturato con il figlio dall'infanzia rischia, infatti, di portare incomprensioni e continue ed esasperate richieste e provocazioni da parte del ragazzo, con il rischio di compromettere il dialogo e di rompere i rapporti. Il rapporto con il figlio va modificato man mano che il figlio cresce (non bisogna trattare il figlio sempre allo stesso modo dalla nascita all’adolescenza e all’età adulta).
Una comunicazione efficace avviene attraverso l’ascolto attivo, che  permette al genitore di conoscere ciò che i figli sanno, i loro punti di vista, per questo motivo l'ascolto non dovrebbe essere giudicante, così da capire le reali richieste dei figli. Ad esempio, nel momento in cui il bambino ci riporta un fatto delicato avvenuto a scuola, come il litigio con un compagno, dovremo metterci di fronte al figlio, magari alla sua altezza se ancora è piccolo, smettere di fare quello che stavamo facendo (guardare la tv, leggere il giornale, usare lo smartphone) e ascoltarlo attentamente, senza sminuire o ingigantire il fatto avvenuto.
Nella famiglia, il dialogo e il confronto rappresentano, un mezzo per creare senso di fiducia, affetto e senso di appartenenza.
Parlare ai figli in modo da tenere aperti i canali di comunicazione permette di superare i disaccordi.

Nel caso in cui vogliate suggerirci un argomento da affrontare o esporci una vostra problematica o preoccupazione scriveteci a studiopsicologicoilcammino@gmail.com, e noi vi risponderemo o pubblicando la lettera in forma anonima o affrontando la tematica da voi richiesta.

Chiara Paoli


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