Piazza della Vittoria e i suoi nuovi giardini: fondamentale la manutenzione

Piazza vittoria ilaria mancini

In occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, che ricorre il 4 Novembre per celebrare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale, è stato inaugurato e mostrato agli empolesi il nuovo volto di piazza della Vittoria.

Spiccano subito la nuova recinzione a protezione della statua della Vittoria o le nuove panchine (e il recupero delle vecchie). Ma ciò che è maggiormente evidente è sicuramente l’assenza della tanto chiaccherata fontana.

La sindaca Brenda Barnini ha parlato per l’occasione dell’idea progettuale di riqualifica che fin dall’inizio è stata indirizzata verso quello che, a parer suo, era il desiderio più diffuso tra i cittadini: riavere la piazza di “prima”.

Ecco che, in nome del vecchio impianto novecentesco, troviamo al posto della vasca un ampio prato verde, che sarà fruibile una volta attecchite le piante, con al suo interno tre aiuole rettangolari. Le aiuole, separate da brevi vialetti in ghiaia bianca, sono contornate da una cornice esterna di erbacee in fiore, nello specifico viole del pensiero; segue un’ampia fascia pacciamata a corteccia di pino e un cuore di arbusti di rose.

Tralasciando il fatto che il rendering reso pubblico nei mesi scorsi non rispecchia né per colori né per struttura la composizione definitiva, non possiamo negare che l’effetto estetico nel complesso sia gradevole. La fitta cornice di viole crea un bel contrasto col prato verde e una volta cresciute le rose formeranno sicuramente una fitta esplosione di fiori incantevole. La scelta poi di mantenere il bordo est della vecchia vasca per convertirlo a seduta la trovo un’ottima idea di recupero, vista l’ingente spesa sostenuta per la rimozione (più di 40.000€) e quella a suo tempo per la costruzione.

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Ma veniamo ora alle perplessità. La maggiore riguarda la scelta delle viole del pensiero per ricoprire una così vasta superficie. Per chi non lo sapesse le viole sono piante classificate come “biennali”, il che significa che compiono il proprio ciclo vitale completo, ovvero vegetano, fioriscono, fruttificano e infine muoiono, nel giro di due anni. Considerando gli ingenti costi che fra non molto tempo dovranno essere affrontati per sostituirle (situazione che continuerà a presentarsi di anno in anno), mi chiedo se non fosse stato meglio far ricadere la scelta su erbacee perenni, o meglio ancora bassi arbusti sempreverdi, in modo da assicurare una copertura dell’area costante, abbassare le spese di manutenzione e delimitare con un gioco di volumi lo spazio calpestabile da quello che non lo è.

La cornice centrale in corteccia di pino personalmente non la adoro, certo è che almeno svolge delle funzioni benefiche per il terreno sottostante, proteggendolo dall’erosione della pioggia battente, nonché dall’infestazione di erbacce, garantendo una separazione netta tra le due fasce a fiore. Da non sottovalutare poi il vantaggio di non richiedere manutenzione alcuna, se non il riporto di materiale una tantum. Chissà se la pacciamatura sarà definitiva o servirà a mantenere il terreno sottostante pronto per future piantumazioni?

La scelta della rosa come arbusto centrale la trovo azzeccata, è una pianta dotata di fiori bellissimi e relativamente rustica, perciò adatta ai contesti urbani. L’importante è potarla correttamente per assicurare una buona fioritura. Apprezzabile anche il tentativo di oscurare alla vista le colonnine elettriche con folti arbusti sempreverdi.

Che dire infine del prato? L’idea di fornire ai cittadini un’area verde calpestabile è senza dubbio entusiasmante, ma quanto durerà? Già adesso si possono notare zone di secco, imputabili ad una possibile errata posa dei rotoli (se non vengono leggermente sovrapposti, i bordi ingialliscono) ma anche ad un plausibile non rispetto della richiesta espressa mediante i numerosi cartelli affissi: “non calpestare fino al completo attecchimento”. A tal proposito una recinzione provvisoria dell’area avrebbe giovato perché, tanto per citare una famosa frase dello scrittore palermitano Pino Caruso, “l’unica trasgressione possibile nel nostro paese è l’obbedienza alle regole”.

In conclusione, seppur considerandolo nel complesso un buon intervento, sarà importantissimo nel tempo il controllo delle criticità citate. Fondamentale sarà il modo in cui verrà effettuata la manutenzione ma anche il modo in cui verrà vissuta l’area dai cittadini. Il prato sopravviverà al calpestio? Le aiuole a raso del prato saranno trattate come tali?
La statua della Vittoria sembra dirci la sua.

Statua

Ilaria Mancini

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