Italia fuori dai Mondiali, il presidente Uisp Empoli-Valdelsa: "Il problema è la gestione di tutto lo sport"

Alessandro Scali, presidente Uisp Empoli Valdelsa (foto gonews.it)
Alessandro Scali, presidente Uisp Empoli Valdelsa (foto gonews.it)

“La sconfitta della nazionale di calcio con la Svezia ci riporta indietro di 60 anni, al 1958, ultima edizione del Campionati Mondiali alla quale l'Italia non ha partecipato. Sulle prime pagine dei giornali e sui social network è partita la classica caccia alle streghe: ha più responsabilità Tavecchio o Ventura ? O magari tutta la rosa dei calciatori ?

La sensazione è che i problemi veri siano da ben altra parte. E' tutto lo sport nazionale che è in crisi. Nell'ultima spedizione olimpica a Rio de Janeiro il Presidente del CONI salutò come un successo il 9° posto nel medagliere e le 28 medaglie conquistate dagli azzurri. In realtà quello fu uno dei peggiori risultati della storia olimpica per la nostra rappresentativa che, nelle 28 edizioni delle Olimpiadi estive, ha infatti fatto peggio solo sei volte. Il calcio, anche se brilla di luce propria ed ha un posto al sole nell'immaginario collettivo nazionale, non riesce ad emergere da questo schema, ed è risucchiato nel vortice della mala gestione e dell'assenza di visione strategica di prospettiva che attanaglia il resto del mondo sportivo.

Lo sport nazionale è vecchio e, soprattutto, gestito con logiche e modalità ormai logore, le cui radici affondano in periodi storici molto diversi da quello attuale.

Nei decenni il movimento sportivo è cambiato, evolvendosi da espressione elitaria di una ristretta cerchia di appassionati, a fenomeno di massa che investe e interessa milioni di cittadini, ma le regole sono rimaste sostanzialmente le stesse del 1942. Se è vero che tutto il mondo sportivo si è dimostrato refrattario o comunque restio ad accogliere qualsiasi ipotesi di cambiamento dello status quo, è anche vero che la politica nazionale, indipendentemente dal colore dello schieramento, se ne è sempre disinteressata. In certi casi viene anche da dire per fortuna, perché ogni volta sono stati più i danni, dei cambiamenti positivi: il Decreto Balduzzi del 2013 grida ancora vendetta per l'illogicità della norma e degli obblighi introdotti.

Qua e là spuntano come funghi provvedimenti o proposte senza un apparente criterio e una visione strategica del futuro, almeno immediato. Si fa una riforma del Terzo Settore che esclude il mondo sportivo, anche quando i dati ISTAT ci dicono che questo mondo rappresenta circa il 70% dell'intero non profit. Si cerca di introdurre la figura della società sportiva dilettantistica lucrativa, minando il volontariato che è alla base del sistema sportivo nazionale e che ha consentito di conservare la coesione sociale anche negli anni delle peggiori crisi della storia d'Italia.

Lo Sport ha bisogno di una legislazione di sistema, che ne riordini tutti gli ambiti, da quello del funzionamento, a quello delle regole, da quello della tutela sanitaria a quello del lavoro, da quello dei diritti a quello del finanziamento pubblico. Ed ha bisogno anche di misure e di controlli stringenti. Il CONI dovrebbe probabilmente iniziare a "dare i voti", premiando le organizzazioni sportive nazionali virtuose e penalizzando quelle che lo sono meno, soprattutto nell'utilizzo dei fondi pubblici.

Insomma...Ventura e Tavecchio faranno le loro scelte o saranno costretti a farlo, ma questo non modificherà i destini dello sport nazionale; forse neppure quelli del calcio. La speranza è che da questa

batosta si possa trarre lo spunto per fare un salto in avanti, al XXI secolo, lasciandoci indietro tutti i gattopardismi sportivi del XX. Tutti gli sportivi ve ne saranno grati"

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