Chi ha paura del Glifosate alzi la mano!

Due anni fa cominciava il dibattito sulla tossicità del Glifosate, conosciuto in commercio come Roundup, l’erbicida più usato al mondo che col recente voto del Comitato d’appello degli Stati Ue rimarrà legale per altri 5 anni. Decisivo è stato il voto della Germania, astenutasi fino all’ultimo per poi votare a favore (che c’entri la questione della fusione tra Monsanto, l’azienda produttrice del Glifosate, e la Bayer?).

L’Italia è fra gli stati che hanno votato contro e la Coldiretti ha tenuto a rassicurarci riguardo al fatto che il divieto di utilizzo in parchi e giardini pubblici, campi da gioco, aree scolastiche, ecc. verrà mantenuto, così come stabilito dal decreto del 9 agosto 2016 del ministero della Salute.

Ma il divieto in Italia ci mette davvero al riparo da eventuali rischi? E soprattutto, quali elementi ci sono a sostegno della tossicità del Glifosate?

Sintetizzata dai laboratori Cilag e scoperta dalla multinazionale Monsanto agli inizi degli anni ’70, il glifosate è una molecola che agisce inibendo un enzima presente solo nel regno vegetale. Si capisce quindi che tutti gli organismi vegetali soccombono al suo arrivo, non soltanto le erbacce. Inizialmente era impiegato per eliminare le infestanti prima della semina, ma con l’avvento delle colture transgeniche resistenti alla molecola, soprattutto mais e soia (ulteriore vanto targato Monsanto) il suo utilizzo è stato esteso anche in "post-emergenza” (ovvero una volta che le giovani piantine sono spuntate dal terreno). Si valuta che più del 60% dei prodotti trasformati presenti nei nostri supermercati contengano almeno uno dei due ingredienti, e lo stesso vale per il mangime per animali. In italia non è consentito coltivare piante OGM e usare il glifosate in piena libertà (come ricordato prima l’uso è limitato in certi ambienti e durante il raccolto e la trebbiatura, operazioni troppo vicine alla vendita del prodotto finito), ma non si può dire lo stesso del paesi esteri dai quali importiamo. Proprio negli ultimi giorni abbiamo scoperto come noti marchi produttori di pasta di grano, venduta come 100% italiana, in realtà contenga grano estero. Ed è proprio grazie ai residui di glifosate e altre sostanze rinvenuti con le analisi sulla pasta che è stato possibile affermarlo.

Dal 2001 il brevetto è scaduto e il glifosate è stato usato da molte aziende, non solo in agricoltura ma anche nel giardinaggio e manutenzione del verde.

Come tutti gli erbicidi e pesticidi è da tempo sotto osservazione, ma solo nel 2015 lo IARC, agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, lo ha inserito nella lista delle sostanze “potenzialmente cancerogene”. Il rischio varrebbe in particolar modo per chi è esposto alla sostanza ripetutamente, ovvero agricoltori e manutentori del verde ma residui si riscontrano anche nel cibo che consumiamo quotidianamente e, secondo quanto riferito in un rapporto dell’ISPRA (Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), anche nelle acque potabili.

Sempre del 2015 è la valutazione diametralmente opposta dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza degli alimenti) che ha affermato come sia improbabile addurre al glifosate la colpa per la comparsa di forme di cancro o genotossicità. La valutazione è stata appoggiata anche da altri enti internazionali, ma recentemente, confrontando i loro scritti con quelli dell’azienda Monsanto, si è visto come numerose pagine siano state copiate e incollate interamente, andando a gettare un’ombra di discredito sul lavoro dell’EFSA.

Dunque a chi dobbiamo credere? Anche se il giudizio sulla potenziale pericolosità per l’uomo è incerto, la tossicità per numerosi animali è conclamata ed oltre a questo è sempre bene considerare che la ricerca è andata avanti e che esistono oggi numerose alternative non chimiche alla lotta contro le malerbe. Sono tante le imprese italiane che producono oggi valide soluzioni non impattanti e sostenibili e sarebbe bene cominciare a ragionare in quest’ottica.

Come sempre vi lascio con una mia polaroid ma per rimanere in tema Monsanto e glifosate, stimolo gli amanti della fotografia a dare un’occhiata ad un interessante lavoro di Mathieu Asselin sul tema.

Twisted Wheel

 

Ilaria Mancini

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