Venti in Antartide, la ricerca dell'Università di Firenze su Nature Communications

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I venti che soffiano in Antartide hanno un ruolo fondamentale sul controllo del clima e degli ecosistemi polari. Lo documenta lo studio del team internazionale di cui fanno parte i ricercatori del Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff”, che contribuisce a descrivere i processi ambientali alla base della variabilità del ghiaccio marino in Antartide durante gli ultimi 10 mila anni. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications (“Holocene sea ice variability driven by wind and polynya efficiency in the Ross Sea”, DOI 10.1038/s41467-017-01455-x).

Rita Traversi, Roberto Udisti e Mirko Severi sono i ricercatori Unifi che hanno partecipato allo studio del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, in collaborazione con i colleghi francesi, nell’ambito dei progetti internazionali HOLOCLIP e TALDICE e di un dottorato di ricerca svolto in collaborazione tra le università di Trieste e Siena da Karin Mezgec.

“Le cause del recente aumento dell’estensione del ghiaccio marino in Antartide, caratterizzato da ampi contrasti regionali (aumento in alcune aree e diminuzione in altre) e variazioni su scala decennale, sono ancora da chiarire” spiega Rita Traversi, ricercatrice di Chimica analitica.

Per ricostruire tali variazioni nelle epoche passate, gli scienziati fanno ricorso a indicatori climatici indiretti presenti negli archivi naturali polari: le stratigrafie delle carote di ghiaccio e i sedimenti marini raccolti nell’area del Mare di Ross.

“A questi indicatori abbiamo aggiunto anche i dati atmosferici, relativi ai venti e alle correnti oceaniche - spiega ancora la ricercatrice -. In particolare, nel mare di Ross abbiamo osservato l’aumento di ‘polinie’, aree tenute libere dai ghiacci dai venti catabatici, che soffiano dai pendii del continente antartico, o dalla corrente oceanica. Entrambi gli agenti atmosferici sospingono il ghiaccio lontano dalle coste verso il mare aperto, creando un ciclo di costante produzione di ghiacci”.

I ricercatori hanno integrato le informazioni atmosferiche con quelle ottenute dalle stratigrafie e dai sedimenti e hanno osservato i trend contrastanti delle variazioni del ghiaccio marino nell’attuale periodo interglaciale, che tende a contrarsi complessivamente nel continente Antartico ma si allarga nel Mare di Ross.

“Negli ultimi 3600 anni in particolare - commenta Traversi -, la maggiore efficienza di produzione di ‘polinie’ ha provocato un aumento della produzione di ghiaccio lungo le coste del Mare di Ross, mentre in altre aree del continente antartico il ghiaccio è diminuito. Questi cambiamenti peraltro coincidono con massimi o minimi nei resti fossili di pinguini ed elefanti marini - conclude la ricercatrice-, confermando l’elevata sensibilità degli ecosistemi marini alla condizioni ambientali e la possibilità di utilizzare le informazioni atmosferiche per studiare l’andamento dell’estensione del ghiaccio marino”.

Fonte: Università di Firenze - Ufficio Stampa

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