Consiglio regionale, commemorazione delle foibe. In seduta prima variazione di bilancio per il triennio

Il consiglio regionale (foto gonews.it)
Il consiglio regionale (foto gonews.it)

Il presidente del Consiglio regionale ha aperto i lavori della seduta solenne per il giorno del Ricordo, oggi in palazzo del Pegaso. Nel corso della seduta sono poi intervenuti l’assessore alla presidenza della Giunta regionale e lo storico Marco Cimmino.

Secondo il presidente del Consiglio per parlare delle foibe bisogna partire da una parola: scusa. A più di 70 anni di distanza, quando si esce dalla dimensione della cronaca e si entra in quella della storia, bisogna rendersi conto che certe impostazioni ideologiche ritardarono la comprensione di quello che effettivamente stava accadendo. Eravamo dominati dalle ideologie.

Il presidente dell’assemblea regionale ha ricordato la figura del maresciallo Tito, guardata con simpatia anche in Occidente. In realtà dietro Tito c’era il senso di una punizione esemplare dell’essere italiani nei territori in cui il maresciallo aveva fatto avanzare uno stato talmente innaturale che poi si è sgonfiato da solo.

La storia oggi ci offre nella sua più ampia chiarezza ciò che hanno vissuto gli italiani solo per essere italiani. Il presidente dell’assemblea regionale, che ha partecipato, rappresentando l’intero Consiglio, alla cerimonia del 10 febbraio al cimitero di Trespiano, al cippo sulla pietra del Carso, con il comitato giuliano dalmata di Firenze, ha citato le testimonianze di chi ha vissuto l’esodo e il racconto su quanto accadde. Trecentocinquantamila persone e più furono costrette a imbarcarsi per fuggire dalle loro terre, undicimila morti tra foibe e campi concentramento. C’è un senso di struggimento fortissimo per quanto accaduto in quelle terre che Dante Alighieri nella Divina Commedia identifica come italiane nel senso più naturale del termine. Mentre per secoli sono appartenute alla serenissima repubblica di Venezia. Per comprendere perché quelle terre non furono più italiane dopo la II guerra mondiale c’è da pensare a come le autorità italiane accolsero la proposta di referendum lanciata dagli americani, forse per il timore che ciò significasse anche il referendum in Alto Adige, oltre che in Istria e Dalmazia. Il presidente Alcide De Gasperi forse ne fu condizionato.

Oggi quei morti e quegli esuli sono ricordati degnamente, con onore e rispetto, si colma un vuoto con la solidarietà che avrebbe riscaldato molto i cuori di chi ne aveva bisogno nel dopoguerra. In Toscana questa giornata ha poi una dimensione particolare perché quest’anno, per la prima volta, l’assessorato alla cultura della Regione ha voluto che, così come accade da 10 edizioni per la Giornata della memoria, un pullman di studenti fosse accompagnato nei luoghi che ricordano la drammatica vicenda delle foibe. Ad accompagnare gli studenti questa mattina la vicepresidente del Consiglio, per questo non presente in aula. Una iniziativa che nasce da una mozione approvata dall’assemblea toscana a cui la Giunta ha dato esecuzione.

L’assessore alla presidenza della Giunta regionale ha ricordato come oggi si trovi l’opportunità di un tardivo riconoscimento a questa pagina buia della storia nazionale. I morti delle foibe appartengono alla schiera di vittime del Novecento europeo, che ha prodotto pulizie etniche, genocidi, stermini e violenze ben oltre le due guerre mondiali. Sotto accusa la marea delle ideologie razziste riversate dal nazifascismo nel nostro continente, ma anche il cosiddetto ‘fascismo di confine’ italiano, che aveva messo in atto una politica di ‘deslavizzazione’ dei territori, con atti come l’incendio a Trieste nel luglio 1920 del Narodni dom, la casa della cultura slovena.

Nella vicenda delle foibe c’è un intreccio di giustizialismo, violenza, parossismo nazionalistico, oltre alla volontà di sradicare la presenza italiana portando a compimento un disegno annessionistico che prevalse nel Trattato di pace del 1947 e che sancì una pulizia etnica a danno della popolazione italiana. Il maresciallo Tito stava creando un’identità nazionale jugoslava che veniva a coincidere con quella comunista. I comunisti jugoslavi combattevano una guerra contro i nemici del passato e anche contro i soggetti potenzialmente pericolosi per l’affermazione del nuovo ordine, perché oppositori alla linea di annessione alla Jugoslavia, tra cui gli antifascisti italiani che, data la loro legittimità politica, avrebbero potuto rappresentare un ostacolo al progetto di espansione territoriale a spese dell’Italia.

Una menzione speciale per le vittime, gli esuli che in Toscana trovarono un grande spirito di accoglienza e solidarietà; a Livorno, tra il ’47 e il ’56, arrivarono circa 1000 profughi istriano - dalmati.

La strada, ancora oggi, è quella del progetto europeo che ha garantito un lungo periodo di pace e riconciliazione, anche se purtroppo non è stato capace di evitare quanto accaduto in Jugoslavia negli Anni ‘90.

Tocca alle istituzioni trovare lo spirito che in passato permise alle classi dirigenti italiane di uscire dai fatti tragici della storia nei contenuti fermi della nostra Costituzione, e trasmetterlo come esempio ai giovani.

Marco Cimmino, professore, storico militare, durante il suo intervento si è rivolto spesso ai ragazzi dell’Istituto Cappellini di Livorno, presenti in aula. Intanto per trasmettere i tratti specifici della tragedia delle foibe e dell’esodo intesi come metafora di tutti gli olocausti novecenteschi. Tutti gli olocausti del Novecento, inizialmente rappresentati come rigurgiti di Medio Evo, sono stati partoriti dalla modernità. All’origine vi è anche l’unione perversa di ideologie, nazionalismo e la visione del mondo secondo la quale gli stati sono come organismi viventi e come tali si comportano: possono essere infettati, quindi devono produrre anticorpi per eliminare i virus. Poi, dopo la I guerra mondiale, le ideologie accompagnano la coincidenza tra Stato, nazione e partito.

Il caso delle Foibe porta anche un tratto specifico: i rapporti, antichissimi, delle popolazioni italiche e quelle slave. I primi che occupavano la fascia chilometrica del litorale, le altre l’interno: quando è esplosa la violenza delle foibe alle spinte ideologiche si sono mischiati elementi di invidia sociale nei confronti della popolazione italica, di rivalsa.

Gli olocausti non sono generati dalla pazzia, sono invece frutto di meccanismi per ottenere determinati risultati, e non sempre risultati ideologici. Il caso delle foibe mostra caratteri che sono comuni a tutti, inclusi i tentativi di nasconderli. Il negazionismo colpì gli esuli in Italia, che non venivano creduti quando raccontavano le atrocità viste e vissute. Quando non si è più potuto negare, allora è emerso il giustificazionismo.

In realtà, c’erano stati nel tempo infiniti episodi di reciproche intolleranze, ha ricordato Cimmino. E sui fatti dell’Adriatico influirono gli interessi nazionali – l’attenzione maggiore alle terre del sud Tirolo – e internazionali; come pure il fatto che Tito si presentasse come l’unico interlocutore per l’Occidente per i paesi comunisti. Così furono fatte alla Jugoslavia concessioni contro la logica.
Il professore ha chiuso l’intervento con il richiamo al dovere della memoria, perché non perda di significato una delle parole più nobili: patria. E’ la terra dei nostri padri, se è un’idea astratta non ha nemmeno senso di esistere. Una celebrazione del ricordo dovrebbe essere sentita come andare al cimitero a trovare i propri nonni, è elemento coesivo che ci permette avere una nostra identità. Se questa non c’è possiamo fare a meno di parlare di Europa.

La giornata di oggi in Consiglio regionale permette ai giovani studenti presenti di portare a casa l’idea che la politica può dare risposta umana, civile e più buona.


Consiglio: prima variazione al bilancio di previsione finanziario del triennio 2018-20

Su iniziative dell’Ufficio di presidenza, l’aula ha approvato a maggioranza la variazione di bilancio che riporta nell’esercizio dell’anno in corso le somme vincolate e accantonate nell’anno precedente. Un passaggio che permette di disporre fin da subito delle risorse in questione, senza dover attendere la votazione del rendiconto a giugno.

La variazione al bilancio ammonta complessivamente a 2milioni e 960mila 920,48 euro. È stata illustrata in aula dal presidente del Consiglio.
Sono destinati 250mila euro al fondo leggi parte corrente (alla legge in itinere sull’identità toscana, l’anno scorso erano 300mila euro); 34mila al Corecom per la gestione delle funzioni delegate da Agcom; 58mila e 900 a incrementare il finanziamento per legge di lapidi e monumenti (investimenti). I 459mila euro e 475,39 che derivano da risparmi con il contributo di solidarietà dei vitalizi e sono destinati a interventi per fronteggiare emergenze sociali e ambientali; 11mila e 219,50 per la gestione dell’Osservatorio legislativo interregionale; 226mila e 133,38 per investimenti in informatica e 7mila 500 per investimenti in attrezzature. Un milione e 906mila euro sono per il fondo rischi da contenzioso.

Il consigliere Tommaso Fattori ha chiesto che l’avanzo – e la relativa delibera – fossero illustrati all’assemblea, considerando l’esistenza dell’avanzo una prassi apparentemente virtuosa, ma in realtà indice di una incapacità di programmazione e invocando il rispetto della mozione del 2017 a favore del premio intitolato a Franca Bortolotti, che ha un costo complessivo di 12mila 400 euro l’anno. Il consigliere ha inoltre rilevato la consistenza del finanziamento – 250mila euro – per la legge sull’identità toscana.

Il presidente ha replicato che si tratta solo della prima variazione e che in ogni caso gli organizzatori del Premio saranno sentiti per valutare la presenza di profili attinenti alla Toscana. Un aspetto, quest’ultimo, richiamato nel corso dell’illustrazione della destinazione delle quote di avanzo con riferimento alla legge sull’identità toscana e all’apprezzamento registrato sul territorio e nei comuni della Regione.

Agenzia regionale di sanità, ok al bilancio preventivo 2018 e pluriennale 2018-2020

Via libera del Consiglio regionale al bilancio preventivo 2018 e pluriennale 2018-2020 dell’Agenzia regionale di sanità. Il bilancio, che l’Aula ha approvato a maggioranza, vede sostanzialmente immutato il fondo ordinario – il contributo della Regione – pari a 3milioni e 565mila euro al quale si aggiungono 662mila euro di finanziamenti per attività progettuale provenienti da vari soggetti. Il fondo ordinario è impegnato prevalentemente per il costo del personale (74 per cento). In previsione del maggior costo determinato dal rinnovo del contratto di lavoro, sono state portate riduzioni alle voci relative alla manutenzione dell’immobile (552mila euro) e alle attività di ricerca (160mila euro). Per quanto riguarda i finanziamenti aggiuntivi, per il 53 per cento (351mila euro) transitano attraverso la Regione, ma non sono a carico delle finanze regionali; per il 18,8 per cento (124mila euro) da altri enti pubblici; per il 13 per cento (85mila) da imprese private e sociali; per lo 0,9 per cento (5mila 900 euro) da altri soggetti, compresa l’Unione europea; c’è infine un contributo aggiuntivo della Regione, di circa 94mila euro, pari al 14 per cento.

«Bene la conferma delle stabilizzazioni del personale precario come sempre abbiamo chiesto dai banchi del Consiglio regionale. Nessun blocco del turnover e bilanci in ordine. L’impegno e l’attenzione sulla sanità che il presidente Enrico Rossi e l’assessore Stefania Saccardi hanno dimostrato oggi non possono che essere valutati in modo positivo. La comunicazione, che hanno fornito in sede ufficiale, è una buona notizia. Condivido l’impegno teso alla sostenibilità del sistema inteso come contenimento della spesa farmaceutica. Dal confronto e della chiarezza su una materia fondamentale come la sanità esce un’intesa più forte per il governo della Toscana (Pd e Mdp). Abbassando i toni e lavorando tutti insieme possiamo raggiungere obiettivi concreti».
Così Stefano Scaramelli, consigliere regionale Pd e presidente della commissione sanità, commenta le dichiarazioni del presidente della Regione Enrico Rossi su spese sanitarie e personale.

"Il sistema sanitario toscano non può reggere ulteriori tagli al personale. Questo è il punto su cui richiamiamo l'attenzione, non le responsabilità 'romane' e vorremmo invitare Rossi e Saccardi a riflettere su questo". Lo affermano i consiglieri regionali di Sì-Toscana a Sinistra, Paolo Sarti e Tommaso Fattori.

“Sappiamo bene - continuano i consiglieri - che la legge 95 del 2012 ha imposto in maniera inaccettabile alle Regioni la riduzione della spesa per il personale sanitario. Troviamo però quantomeno tardivo il rumore che il presidente Rossi sta cercando di sollevare sulla questione dei tagli imposti da Roma. E probabilmente è velleitaria e di pura testimonianza la decisione annunciata dal governatore di ricorrere alla Corte Costituzionale".

"E' inaccettabile che Rossi e Saccardi, che dichiarano di non potersi ribellare contro la legge nazionale, cerchino al tempo stesso di tranquillizzare cittadini, lavoratori e stampa, minimizzando gli effetti che i tagli avranno su un sistema sanitario vicino al collasso”. terminano i consiglieri di Sì Toscana.

Ambiti territoriali di caccia, via libera a proposta di legge per disciplinare ipotesi decadenza dei componenti

Via libera alla proposta di legge per garantire la continuità amministrativa degli ambiti territoriali di caccia (Atc) nel caso di decadenza dei sui componenti. Il Consiglio regionale ha votato il testo a maggioranza (16 a favore, 11 astensioni) e con la stessa espressione ha accolto un emendamento del Partito democratico, illustrato dal consigliere Gianni Anselmi, per disciplinare anche le ipotesi di dimissioni dei componenti il comitato di gestione degli Ambiti.

La legge muove i passi dalla necessità di regolamentare le ipotesi di decadenza dalla carica, prevedendone i casi e stabilendo che il componente decaduto, per causa a lui non imputabile, continui nell’esercizio delle funzioni fino alla nomina del sostituto. La norma non si applica se la causa di decadenza è imputabile alla responsabilità del singolo componente.

La proposta di legge approvata prevede inoltre che la disposizione si applichi anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore. Per salvaguardare infine il diritto di scelta individuale, il testo di legge è stato emendato per stabilire che la durata in carica fino alla nuova nomina non si applica ai casi di dimissioni volontarie.

In sede di dibattito e dichiarazione di voto, Tommaso Fattori ha parlato di un testo anche ragionevole, ma con evidenti criticità. Si interviene infatti, ha rilevato, su una norma considerata confusa già in origine.

Irpet: ok al bilancio previsionale per l’esercizio 2018

Il Bilancio previsionale per l’esercizio 2018 dell’Istituto regionale per la programmazione economica (Irpet), ha incassato il via libera del Consiglio regionale. La proposta di delibera, illustrata dal presidente della commissione Affari istituzionali, fotografa un bilancio in linea con l’anno precedente: il valore della produzione – comprensivo dei ricavi e delle vendite delle prestazioni e di altri ricavi e proventi con separata indicazione dei contributi in conto esercizio - è pari a 3milioni 531mila 400 euro (3 milioni 733mila era quello registrato al 2017). Il costo della produzione – comprensivo degli acquisti di beni; servizi, godimento di beni terzi; personale; ammortamenti e svalutazioni; variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci; accantonamenti per rischi e oneri; altri accantonamenti; oneri diversi di gestione – ammonta a 144mila 300 euro (erano 171mila 600 nel 2017).

L’attività istituzionale di Irpet ha una corrispondenza nel finanziamento ordinario dell’istituto, delle attività comuni, finanziate con fondi europei e delle attività commerciali, che derivano da studi e ricerche commissionate da altri soggetti pubblici e privati.

Il bilancio rispetta quanto previsto dalle norme stabilite dalla Regione Toscana per il concorso degli enti dipendenti al raggiungimento degli obiettivi del patto di stabilità.

Identità toscana: 250mila euro per Carnevale e centri commerciali naturali

Il Consiglio regionale approva a larga maggioranza la legge per rinnovare gli interventi di valorizzazione dell’identità toscana e delle tradizioni locali anche per il 2018. Con le modifiche alla legge regionale 76 del 2016, si prevede un rifinanziamento di 250mila euro per l’anno appena cominciato, con particolare riguardo alle associazioni di rievocazione storica e senza scopo di lucro e agli enti locali che organizzano manifestazioni per la tradizione del Carnevale e nell’ambito dei centri commerciali naturali.

La legge di iniziativa dell’Ufficio di presidenza ha come primo firmatario il presidente del Consiglio regionale. Gli interventi effettuati in attuazione della 76/2016 si sono rivelati efficaci sia per la semplicità delle procedure adottate per la loro erogazione sia per gli effetti propulsori ottenuti in favore dei soggetti beneficiari. Si è reso necessario il rifinanziamento, con particolare attenzione alle categorie di beneficiari del testo del 2016 che non sono state destinatarie del sostegno della Giunta regionale. La Giunta, infatti, con propria deliberazione, ha garantito per la categoria ‘formazioni bandistiche’, un sostegno di 210mila euro ai progetti di attività di promozione e di educazione musicale di base realizzate da formazioni bandistiche e corali. È quindi risultata evidente la carenza di risorse economiche per gli altri soggetti beneficiari dei contributi. L’iniziativa della Giunta conferma, ha dichiarato in aula il presidente dell’assemblea toscana, come la legge sull’identità varata dal Consiglio regionale abbia avuto una funzione di stimolo.

Il consigliere Tommaso Fattori ha osservato in aula che, a suo giudizio, si sta seguendo una strada sbagliata: non si può chiedere al Consiglio di fare ciò che dovrebbe fare la Giunta regionale in termini di erogazione di denaro. L’assemblea legislativa, ha rilevato, non dovrebbe svolgere funzioni amministrative, non avendo neppure tutti gli strumenti adeguati e distribuendo soldi a pioggia. Di qui il voto contrario. Il consigliere Jacopo Alberti ha confermato in Aula il voto favorevole del proprio gruppo, da sempre a sostegno delle iniziative di valorizzazione della storia, della cultura e della tradizione toscana. L’Aula ha approvato il provvedimento a larga maggioranza: 26 voti a favore, 3 voti contrari e un voto di astensione.

“Quella approvata oggi in aula è una proposta di legge di iniziativa dell’Ufficio di Presidenza che si era rivelata efficace sia per la semplicità delle procedure adottate per la loro erogazione sia per gli effetti propulsori ottenuti in favore dei soggetti beneficiari – spiega il presidente della commissione sviluppo economico e rurale, cultura, istruzione e formazione Gianni Anselmi (Pd) - si è reso quindi necessario il rifinanziamento, con particolare attenzione alle categorie di beneficiari della legge regionale 76/2016 che non sono state destinatarie del sostegno della Giunta regionale. La Giunta, infatti, con propria deliberazione, ha garantito perla categoria ‘formazioni bandistiche’, un sostegno di 210mila euro ai progetti di attività di promozione e di educazione musicale di base realizzate da formazioni bandistiche e corali. È quindi risultata evidente la carenza di risorse economiche per gli altri soggetti beneficiari dei contributi”.

“Con questa legge vogliamo rinnovare il segnale chiaro a sostegno delle realtà locali, quelle legate al territorio, alle tradizioni, all’identità delle comunità regionale. Col provvedimento – prosegue Anselmi – si sostengono alcuni specifici ambiti legati alla promozione della cultura e delle tradizioni del territorio regionale, favorendo la realizzazione di iniziative che coinvolgano le comunità locali e sostengano le attività culturali di forte tradizione e che promuovano l’artigianato artistico e il territorio. La finalità è anche quella di porre attenzione al lavoro che costantemente viene svolto dai territori per realizzare iniziative che tramandino le tradizioni. Un lavoro spesso frutto dell’impegno volontario di tanti cittadini, teso a mantenere vive tradizioni ed esperienze radicate nelle comunità locali. Il nostro – conclude Anselmi - è stato un riconoscimento a carattere straordinario, ma che crediamo debba diventare continuativo nel tempo, proprio per contribuire a mantenere vivi tradizioni ed animazione dei territori”.

Riforma del sistema idrico, il M5S: "Testo irrazionale, aumenta burocrazia e tariffe"

“Non c’è una motivazione razionale per approvare questa norma. Questa proposta del PD dedita al centralismo aumenta la burocrazia e aumenterà le tariffe ai cittadini. Perché il cerchio magico ristretto creato per decidere i destini dei territori taglierà fuori dai giochi cittadini e comuni esclusi. Come faranno questi ad ottenere voce in capitolo sui mancati investimenti in una rete che oggi perde il 40% e non vede investimenti profondi di gestori che fanno 70milioni di utili?” così Giacomo Giannarelli, consigliere regionale M5S e vicepresidente della Commissione Ambiente e Territorio, durante il dibattito in aula sulla legge di riforma del sistema idrico targata Partito Democratico.

Cnr Sesto, il M5S: "Eccellenza da preservare, appello portato in Consiglio regionale"

Firenze 13 febbraio 2018. “Abbiamo letto l’appello del Presidente Raschi e lo raccogliamo. Porteremo in Consiglio regionale la questione. Riteniamo sintomo della miopia dei partiti, PD in testa, parlare della piana solo per proporre infrastrutture irricevibili come la nuova pista dal 2400 metri, mentre ci si dimentica del degrado del CNR a Sesto” così i consiglieri regionali M5S a commento dell’appello dei ricercatori a Comune di Sesto, Città Metropolitana Fiorentina e Regione Toscana.

“Un paese civile investe in ricerca, a partire dal dotare questa di spazi adeguati – concludono i Cinque Stelle – quando ricercatori di questo spessore, come quelli del CNR di Sesto, sono costretti a mendicare attenzione dalle istituzioni per avere solo un’area bonificata e un po’ più di illuminazione e presidio delle forze dell’ordine significa che chi oggi governa quelle istituzioni ha perso contatto con la realtà e con una visione di sviluppo seria e sostenibile”.

Istituti comprensivi, impegno Regione per mantenere organico Ata

La Regione si è mossa con il ministero dell’istruzione e con il direttore dell’ufficio scolastico regionale per il mantenimento dell’organico degli istituti scolastici di Borgo San Lorenzo, Pistoia, Empoli, Sesto Fiorentino, oggetto di nuovo dimensionamento. La Giunta regionale risponde in aula all’interrogazione presentata dalla consigliera Serena Spinelli in merito al piano di dimensionamento dell’organico scolastico 2018/2019 della Regione Toscana e alla conseguente perdita di 50 posti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Lo sviluppo dell’organico, si legge nell’interrogazione, segnala sul percorso avviato dalla Regione per la costituzione degli istituti comprensivi, una perdita di 8 assistenti amministrativi e 42 collaboratori scolastici nei plessi scolastici di Borgo San Lorenzo, Pistoia, Empoli, Sesto Fiorentino.

La Regione, che opera ogni anno la razionalizzazione della rete scolastica, compie attraverso il piano di dimensionamento operazioni di aggregazione, soppressione e trasformazione delle istituzioni scolastiche e di arricchimento dell’offerta formativa, si è spiegato nella risposta in aula. L’istituto comprensivo è ritenuto la soluzione organizzativa più rispondente alle indicazioni didattiche. La quasi totalità dei territori si è incamminata in questa direzione. L’assessorato regionale all’istruzione ha ritenuto di dare impulso a questo processo, che richiederà probabilmente alcuni anni, e ritiene di assoluta importanza la questione del personale Ata. C’è dunque l’intenzione di scongiurare una riduzione delle unità, non giustificata da un minor numero di plessi.

La consigliera Spinelli si è detta parzialmente soddisfatta: rimane la preoccupazione che quanto ritenuto opportuno abbia poi compimento. Il dimensionamento del personale deve essere oggetto di costante attenzione, ha aggiunto. Di qui l’invito alla Giunta perché continui a lavorare nella direzione annunciata, per evitare che il percorso avviato dalla Regione verso la realizzazione di istituti scolastici comprensivi porti a conseguenze negative e a una riduzione della qualità del servizio.

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