Nell’ex Frantoio del Convento di San Francecso va in scena 'Mostro'

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Dopo un nuovo sold out e il grande successo che ha salutato Erika Casula, interprete di “Anna Frank giocava al calcio?”, ecco lo spettacolo “Mostro”, l’ultimo lavoro della compagnia Open Doors,in scena venerdì 23 febbraio, nell’ex frantoio del Convento di San Francecso a San Miniato. Lo spettacolo sarà introdotto dal saluto di don Andrea Cristiani, fondatore del Movimento Shalom.

A interpretare lo spettacolo ci sono molti giovani allievi, ma anche attori più consolidati, tra i quali Cristina Ferniani, Nicola Moscardi, Cinzia Salvadori, Susanna Pietrosanti. La regia è di Sergio Bulleri.

“Mostro” deriva il suo titolo da uno dei più incisivi monologhi di Serena Dandini, pubblicato nel libro “Ferite a morte”, che lo scorso anno era stato argomento di studio per Open Doors. Una delle vittime di femminicidio che raccontano qui la loro vita e la loro morte, esordisce con “avevamo il mostro in casa e non ce ne eravamo accorte”. Insomma l’indagine è legata all’aspetto profondo della violenza maschile sulle donne, la difesa impossibile dal predatore, il ‘cuore di preda’ delle vittime.

“Mostro” è diviso in due parti: la prima drammatizza una fiaba archetipica, Barbablu, esemplare della violenza fisica sulla vittima, dell’angoscia e dell’assassinio. La seconda mette in scena invece la drammatizzazione della più misteriosa novella del Decameron, l’ultima, quella della ‘paziente Griselda’, che tormentata e torturata dal marito non smette mai di cedergli e di amarlo, permettendogli la più raffinata delle violenze, sulla sua vita e sul suo corpo.

Tra i due atti, molte voci: soprattutto le stuprate di casa nostra, che parlano attraverso documenti inediti trascritti dall’Archivio vescovile di San Miniato. La scelta è stata infatti quella di non limitarsi ai casi di femminicidio contemporanei, ma di indagare una tendenza archetipica, sempre esistente e sempre condannata e raccontata.

Per sottolineare ulteriormente l’universalità disgraziata di questo fenomeno, le attrici che danno voce alle vittime coprono un lungo arco d’età: dall’infanzia all’anzianità, perché non c’è età che si salva, dall’incontro con quello che poi qualcuno definirà: “Mostro”.

Fonte: Ufficio Stampa

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