'Ndrangheta tra l'Empolese e il comprensorio, fatture false e sequestri

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Dalle prime ore dell’alba, personale dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Firenze stanno eseguendo, sull’intero territorio nazionale, una Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Firenze nei confronti di numerosi soggetti in affari con la ‘Ndrangheta.

Congiuntamente, sono in corso di esecuzione provvedimenti di sequestro di imprese, beni immobili e disponibilità finanziarie.

Sono 14 i soggetti colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere (11) o domiciliare (3) emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Firenze su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere, estorsione, sequestro di persona, usura, riciclaggio ed autoriciclaggio, abusiva attività finanziaria, utilizzo/emissione di fatture per operazioni, trasferimento fraudolento di valori, aggravati del metodo mafioso di cui all’art. 7 della legge n. 203/91.

Personale dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Firenze stanno eseguendo anche sequestri di imprese, beni immobili e disponibilità finanziarie, in Italia ed all’estero. Nello specifico sono 12 le società, di cui 7 con sede all'estero, sospettate di essere controllate dalla 'ndrangheta. Queste sono società con sedi in Slovenia, Gran Bretagna, Austria, Croazia e Romania.

Contemporaneamente, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, sono in corso di esecuzione ulteriori provvedimenti restrittivi e di sequestro per plurime condotte illecite, tra le quali l’associazione mafiosa.

Il Procuratore Nazionale Antimafia: "Giro di fatture false per frodare il fisco e usura ad imprenditori in difficoltà"

Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho ha parlato ai microfoni del Giornale Radio 1 Rai in merito all'operazione. I movimenti riguarderebbero anche imprese all'estero "che emettono false fatture per consentire poi ad imprenditori collusi di frodare il fisco".

"Molti degli affari e dei soldi - continua De Raho - si spostavano in Toscana attraverso imprenditori collusi. Altri imprenditori in difficoltà ottenevano prestiti ad usura, poi coperti da quelle stesse fatture false".

"Il quadro è preoccupante in Toscana e in altre regioni del Centro-Nord - ha continuato - occorre fare attenzione all'apertura di queste presunte ricchezze. In momenti come questi soprattutto, dove le imprese faticano ad andare avanti".

ECCO I NOMI DEGLI ARRESTATI

Bianco (Reggio Calabria)

Antonio Scimone, 43 anni
Giuseppe Nirta, 42 anni
Giuseppe Pulitanò, 30 anni
Ferdinando Rondò, 44 anni
Francesco Saverio Marando, 40 anni

Vinci (Firenze)

Cosma Damiano Stellitano, 53 anni

Cosenza

Antonio Barbaro, 45 anni

Pistoia

Andrea Iavazzo, 65 anni

Santa Croce sull'Arno

Giovanni Lovisi, 64 anni
Lina Filomena Lovisi, 33 anni
Maurizio Sabatini, 58 anni

Ai domiciliari Alessandro Bertelli, 46 anni di San Miniato e residente a Fucecchio, Filippo Bertelli, 48 anni residente a Empoli, Marco Lami, 59 anni residente a Santa Croce sull'Arno. La ditta cartiera che emetteva false fatture è la Unipel di Santa Croce sull'Arno.

PRESTITI CON USURA E FATTURE FALSE NEL MONDO DELLA CONCERIA

A Vinci era presente un usuraio, l'imprenditore calabrese Cosma Damiano Stellitano, che per un prestito di 30mila euro all'indomani aveva preteso 35mila euro (un tasso di interesse del 17%). Dalla denuncia dell'imprenditore costretto allo strozzinaggio è partita una lunga indagine (fin da novembre 2014) che ha portato a individuare un legame criminale ben strutturato, che trovava origine in Calabria, lungo il litorale ionico, dove operavano le famiglie della 'ndrangheta dei Barbaro e dei Nirta. Per l'imprenditore 'ribelle' che non restituì i soldi una brutta scena apparve in qualche giorno dopo. L'amico che lo aveva messo in contatto con i calabresi venne sequestrato e condotto in luoghi introvabili. Dopo un'intera giornata lo minacciarono di condurlo in Calabria e di non rilasciarlo fino al pagamento. Nei mesi successivi lo stesso proprietario della ditta venne picchiato da quattro persone a Fucecchio, sempre per il debito non saldato.

In Toscana continuavano le operazioni criminali della 'ndrangheta. Il capo della banda, Antonio Scimone, a capo di una rete di aziende 'strumentali' che potevano fornire denaro contante a disposizione degli associati, assieme a Stellitano, a Giuseppe Nirta (nipote dell’omonimo capo indiscusso della ‘ndrina “La Maggiore” di San Luca, ucciso nel 1995) e Antonio Barbaro, facevano confluire somme di denaro da riutilizzare come prestiti di denaro a imprenditori conciari toscani tra Fucecchio e Santa Croce. Questi ultimi sono indagati per riciclaggio in quanto avrebbero saputo la provenienza illecita del denaro. Il denaro ottenuto dagli esponenti della 'ndrangheta in Toscana sarebbe provento di illecito e veniva rimborsato a un tasso usurario medio del 9,5%.

Come funzionava il rapporto: gli imprenditori che ricevevano il prestito di denaro, utilizzavano come espediente l'emissione di false fatture per l'acquisto di pellame. Ad emetterle una srl del Pisano il cui contabile era uomo di fiducia di Stellitano. Con l'ingresso illecito di questi soldi a bilancio, le aziende pagavano a nero i propri dipendenti, ottenendo inoltre un vantaggio non irrilevante nell'abbattimento degli utili. La detrazione dell'Iva avveniva tramite fatture false, con conseguente danno all'Erario e vantaggi per toscani e 'ndrangheta.

Tre imprenditori al momento sono in carcere, altrettanti sono ai domiciliari.

In concomitanza con l’operazione “VELLO D’ORO”, la Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria ed i militari del locale Comando Provinciale della Guardia di Finanza, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto della Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia –emesso nell’ambito dell’operazione denominata “MARTINGALA” nei confronti di 27 persone (di cui 4 destinatarie anche del provvedimento dell’A.G. toscana), ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di denaro, beni, utilità di provenienza illecita, usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, trasferimento fraudolento di valori, frode fiscale, associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, reati fallimentari ed altro.

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