Con quante persone siamo davvero intimi?

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Nel corso del lavoro di psicoterapeuta mi è capitato, in diverse occasioni, di affrontare con i miei pazienti il tema dell’intimità e di rendermi conto che questa viene spesso confusa. Molti la scambiano con l’intimità sessuale oppure la limitano alla mera condivisione delle cose che fanno, al rendere partecipe l’altro delle proprie attività.

L’intimità tuttavia è molto di più e implica diversi aspetti, è un processo che porta all’avvicinamento tra due persone, all’esplorazione delle somiglianze e delle differenze e comporta l’espressione delle emozioni, per cui implica confidenza, fiducia, complicità (Sternberg R.J)

L’intimità si costruisce quando c’è la sensazione di essere accettati dall’altro per quello che siamo con i nostri pregi e difetti, in cui ci mostriamo fragili davanti all’altro senza sentirci a disagio e, ovviamente, non si limita ai rapporti di coppia. Ci sono certamente dei tratti comuni ma può essere vissuta in modo soggettivo.

Non è facile sentirsi in intimità con qualcuno, per farlo dobbiamo conoscere bene anche noi stessi, dobbiamo sentirci liberi di esprimere i nostri sentimenti e i nostri pensieri, ma soprattutto dobbiamo sentirci al sicuro, e molto spesso capita di temerla. Temiamo magari di sentirci giudicati o respinti, il disagio aumenta e tendiamo ad allontanarci dall’altra persona o a comportarci in modo da spingere l’altro a farlo.

Da adulti, infatti, tendiamo a stabilire le nostre relazioni in base ad una “bussola”, secondo dei modelli costruiti sulla base delle relazioni che abbiamo avuto con chi si è preso cura di noi durante i primi anni di vita.

Può capitare, quindi, di aver sperimentato, da piccoli, relazioni in cui siamo stati sgridati, allontanati, rifiutati nel momento in cui abbiamo espresso le nostre emozioni, magari perché i nostri genitori hanno, a loro volta, difficoltà nella gestione dell’intimità, questo ci ha portato, quindi, ad imparare a fare da soli e a non condividere o non esprimere i nostri sentimenti con gli altri.

Può capitare però anche di sperimentare un genitore che non è in grado di gestire le emozioni del figlio e il bambino lo percepisce come spaventato, imparando a non condividere le proprie emozioni per non mettere in difficoltà l’altro.

Da grandi, quindi, ci sarà la tendenza ad evitare tutte quelle situazioni intime in cui c’è la possibilità di sentirsi giudicati, respinti, vulnerabili.

Non è facile rendersi conto di essere una persona che fugge dalle relazioni intime, proprio perché spesso confondiamo per intimità altri aspetti, o anche perché quello è il massimo grado di intimità che abbiamo sperimentato nella nostra vita. Tuttavia, il timore del giudizio o la paura del rifiuto possono portarci a riflettere, così come ciò che ci viene rimandato dagli altri.

Se riusciamo a fare questo tipo di riflessione è già un primo passo importante da cui partire. Non è facile capire il perché di tutta questa paura e come fare per riconoscere e condividere le proprie emozioni e ad accettare quelle degli altri, ma una prima relazione di fiducia, dalla quale possiamo imparare, è proprio quella con un terapeuta.  Possiamo proseguire poi, chiedendoci se magari siamo disposti ad accettare un possibile rischio del rifiuto pur di stabilire una relazione davvero intima con qualcuno.

Nel caso in cui vogliate suggerirci un argomento da affrontare o esporci una vostra problematica o preoccupazione, scriveteci a studiopsicologicoilcammino@gmail.com e noi vi risponderemo, o pubblicando la lettera in forma anonima o affrontando la tematica da voi richiesta

Elena Nencini