
Mercoledì scorso si è svolta, nella sede dell’Unione Comunale, una riunione che si può definire abbastanza unica, soprattutto per i contenuti.
Erano presenti tutti coloro che hanno una responsabilità politica ed amministrativa per il PD a Montelupo: il sindaco Rossana Mori, gli assessori, il capogruppo Paolo Londi, i membri della segreteria e i tre segretari dei circoli comunali.
All’ordine del giorno c’era la presa d’atto del fallimento di un’intera classe politica, nazionale, ma anche, a caduta, regionale e locale.
La fine della Seconda Repubblica, anche se per me non mai nata.
E’ una fine certificata dal governo tecnico, ma che è stata sancita dal percorso politico degli ultimi tre presidenti della Repubblica Scalfaro, Ciampi e Napolitano, unici veri statisti di questi tristi anni, che avendo partecipato da protagonisti alla costruzione dell’ Italia Repubblicana hanno avuto le carte in regola per stabilire progressivamente che questa classe politica non è degna di rappresentarla fino a questo epilogo.
Certo c’è fra i politici chi è stato semplicemente insipiente e chi profondamente disonesto, ma tutti hanno contribuito al disastro attuale.
Anche noi, qui a Montelupo, che abbiamo partecipato con compiacimento all’esercizio bizantino e spesso sterile del detto e non detto, oppure a quello, ancora più perverso, dell’astrazione ideologica, propria di certa sinistra, siamo responsabili.
In questo modo di fare si sono persi valori e progetti politici e si è lasciato campo libero alla così detta “politica popolare “ consistente nel dare spazio a luoghi comuni, a idee xenofobe, pernacchie ed altri rumori corporali, gesti fallici e camice colorate che rimandano a tetri ricordi indipendentemente dal pigmento adottato.
Di contro, una certa opposizione, che poco a che a vedere con la sinistra, ha risposto con iperboli sgangherate supportate da un ancor più sgangherato italiano che più che popolare va definito ignorante ed in altri casi ha messo in campo un populismo più ammantato di modernità ma anch’esso dotato di una certa dose di volgarità.
Ebbene è ora di chiudere con tutto questo anche qui dal basso, assumendoci le nostre responsabilità, rinunciando al proprio “particolare” anche in forma di sfogo, e cercando di dare una mano ai cittadini a capirci qualcosa e a parlare finalmente diretto.
C’è subito un’occasione per essere chiari visto il dibattito in corso sul Circondario Empolese Valdelsa come conseguenza del provvedimento governativo che incide sulle provincie.
E’ vero che il Circondario è a costo zero ed anche vero che può senz’altro sostituire la provincia come organo di coordinamento fra i comuni, ma da qui a dipingerlo come la struttura perfetta, come emerge dagli interventi che abbiamo visto in questi giorni, ce ne corre.
Intanto occorre che acquisisca peso politico, perché da questo punto di vista lo rappresenta molto meglio la Vicepresidente della Provincia Laura Cantini da sola che tutta la sua struttura politico amministrativa.
Nato come un’espressione dell’empolicentrismo ne ha subito la stessa involuzione politica con grave danno di rappresentatività per tutti i comuni ed i cittadini che ne fanno parte.
Da questo deriva l’automatismo, che certo non giova, per cui il suo presidente sia sempre il sindaco del comune più abitato, meglio quindi un criterio elettivo vero, anche fra gli stessi sindaci, nel quale valga il criterio di meritocrazia e stima.
Se vuole sopravvivere il Circondario deve abbandonare la pretesa di prendere tutte le decisioni all’unanimità (cosa che sta abbandonando addirittura l’Unione Europea) per il metodo democratico per eccellenza: la maggioranza.
Questi due criteri sono la base per dare continuità al Circondario mettendolo al riparo da maggioranze non omogenee nei vari consigli comunali, un evento che in democrazia ci può sempre stare, anzi ne è l’essenza.
Con questi due criteri in funzione forse non si sarebbe persa anche l’unica occasione di una sua forte caratterizzazione politica dell’intera sua esistenza, sia verso la Provincia che la Regione, cioè l’approvazione di un Piano di Coordinamento Territoriale del Circondario che segnasse un vero governo del territorio e che è naufragato fra scarso interesse di parecchi, troppo interesse di pochi, ignoranza della materia e tanto altro ancora.
Detto questo sostengo con forza che il PD ha dentro di se tutte le risorse per essere uno dei perni per la nuova Repubblica e più giù, per un nuovo Circondario, basta che si renda compiutamente conto che è una nuova forza politica lanciata nel terzo millennio e non un’accozzaglia di reduci di vecchi partiti.
Il PD deve cercare di rappresentare tutta la società italiana finendola con i sindacati di riferimento, le associazioni di riferimento e le classi sociali di riferimento che ne limitano e ne ingessano l’azione politica.
Soprattutto devono essere i giovani che devono capire questo e guardino finalmente all’Italia di oggi e non a quella che è stata per la mia generazione e comincino finalmente a staccare dai loro muri, fisicamente e metaforicamente, figure del passato che devono studiare e rispettare ma che non sono l’attualità.