
Pacini era un caro amico e un bravissimo collega, che ho conosciuto giovanissimo e con cui ho tante volte avuto modo di lavorare nel corso degli anni: provo grande dolore per la sua scomparsa, ed è sempre drammatico quando ad andarsene sono amici e colleghi tanto più giovani di te". A parlare è l'astrfisica Margherita Hack, informata stamani per telefono, come lei stessa ha spiegato, della morte del collega fiorentino. "Fin dai suoi primi anni all'università Pacini si è sempre occupato di temi molto importanti - ha ricordato la Hack - e il suo contributo scientifico nel campo delle pulsar è stato assolutamente determinante".
Una grave perdita per l'astronomia: per il presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Giovanni Bignami, la morte di Franco Pacini lascia un vuoto enorme: "E' stato un riferimento per tutta la nostra comunità, quella Inaf in particolare gli deve molto", rileva Bignami in una nota.
"E' una perdita grave per l'astronomia italiana, per l' Accademia dei Lincei, e la nostra comunità - aggiunge - dovrà pensare come portare avanti la sua gloriosa tradizione". A livello internazionale, prosegue Bignami, Pacini ha svolto un ruolo di primo piano: "Anche lo European Southern Observatory è nato anche grazie a Franco, che ricordo di avere incontrato come direttore scientifico quando l'Eso era ancora a Ginevra".
"Una figura fondamentale per l'astronomia moderna": così Filippo Mannucci, direttore dell'Osservatorio di Arcetri, lo stesso che è stato per anni guidato da Franco Pacini, ricorda la figura dell'astrofisico scomparso. "In particolare - aggiunge - è stato fondamentale per la vita professionale e umana di tutti noi, che abbiamo avuto il privilegio di apprendere la lui e lavorarci insieme. Le sue visioni scientifiche, la sua umanità, il suo entusiasmo, hanno veramente plasmato le nostre vite".
“La morte di Franco Pacini lascia un grande vuoto nella nostra comunità” dice il Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci dopo aver appreso la notizia della morte dell’astrofisico fiorentino. “La sua intelligenza straordinaria – continua – lo ha reso un grande conoscitore dell’affascinante mondo delle stelle, senza tuttavia fargli perdere di vista l’importanza di divulgare a tutti le scoperte e le novità in campo astrofisico” .
"E' una grande perdita per la cultura italiana": così il sindaco di Urbino Franco Corbucci alla notizia della morte dell'astrofisico Franco Pacini, cui Urbino aveva conferito la cittadinanza onoraria nel 2002. Lo scienziato era infatti nato a Firenze, ma aveva trascorso la gioventù nella città feltresca, dove aveva fatto gli studi secondari. Il suo legame con la città degli anni giovanili era rimasto molto forte e il 13 aprile del 2002 la giunta e il consiglio comunale di Urbino avevano voluto istituzionalizzare questa affinità, nominandolo cittadino onorario. "Pacini - ricorda Corbucci - era un grande studioso, uno scienziato conosciuto a livello internazionale e nel contempo uno straordinario divulgatore scientifico. I suoi lavori erano di altissimo livello, ma in questo momento mi piace anche ricordare la sua grande capacità di coinvolgere i giovani con conferenze e incontri sempre accattivanti".
“Il più sentito cordoglio per la prematura perdita di Franco, illustre uomo di scienza che ha reso onore in Italia e nel mondo alla nostra città ben rappresentandone la parte culturalmente più vivace e creativa”. È quanto esprime il capogruppo Francesco Bonifazi a nome del gruppo PD al Comune di Firenze alla famiglia di Franco Pacini, astrofisico, professore ordinario all’Università di Firenze e studioso di fama internazionale, scomparso stamani a Firenze a 72 anni.
“Pur impegnato fortemente per lunghi anni nella direzione dell’Osservatorio Scientifico di Arcetri – continua Bonifazi nel telegramma inviato ai familiari di Pacini – , che ha portato ai massimi livelli nazionali e internazionali, ci piace ricordarlo anche come cittadino impegnato per l’affermazione dei diritti civili e sociali, per la difesa e lo sviluppo della democrazia nel nostro paese. Con la sua scomparsa Firenze perde non solamente un grande uomo di scienza, ma anche un grande cittadino”.
“Pacini è stato un professore, scienziato e divulgatore di straordinario livello, che ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a trasmettere le sue conoscenze alle generazioni più giovani. La città perde non solo una persona di scienza e di cultura, ma anche un cittadino illustre di grande impegno civile. Lo ricordo come un uomo appassionato, determinato e instancabile”. Lo afferma il sindaco di Firenze Matteo Renzi, ricordando la figura dell’astrofisico Franco Pacini, scomparso oggi, uno dei pionieri delle ricerche sulle pulsar.
“Grazie al coraggio, alla volontà e all’incredibile dinamismo di Pacini - sottolinea Renzi - Arcetri è diventato un punto di riferimento di eccellenza nel panorama internazionale. Ma Arcetri, per Firenze, è stato soprattutto un luogo di educazione per tantissimi giovani che lì andavano con la scuola ad ammirare le stelle e che lì hanno potuto scoprire l’amore per l’astronomia e appassionarsi ai misteri del cosmo. Alla famiglia giungano le condoglianze mie personali e della città di Firenze”.
"Esprimo profondo cordoglio per la scomparsa del professor Franco Pacini. E' una grande perdita per il mondo scientifico internazionale e per Firenze". Lo dice la senatrice del Pd Vittoria Franco. "Pacini non era soltanto un grande studioso, uno scienziato di fama internazionale e un appassionato divulgatore scientifico, ma anche una personalità impegnata a livello civile, a favore della diffusione del sapere e dei giovani.- sottolinea l'esponente pd- Era davvero un maestro di astronomia e di vita con le sue doti di grande umanità e rigore morale. Ricordo il suo grande impegno degli ultimi anni per la creazione di un museo galileiano, purtroppo non realizzato".
''Con la scomparsa dell'astrofisico Franco Pacini l'Italia e il mondo perdono un grande studioso che ha dato un contributo irrinunciabile alla ricerca scientifica e alla diffusione della conoscenza. Lo ricorderemo come un uomo di valori, appassionato e impegnato per il progresso civile. Esprimo il mio sentito cordoglio per questa grave perdita''. E' quanto dichiara il vice presidente del SenatoVannino Chiti.
“Con Pacini perdiamo un grande scienziato, una figura di primo piano nella comunità astrofisica internazionale, portatore della tradizione scientifica toscana nel mondo. Ma con lui perdiamo anche un uomo che, a dispetto della sua professione di ‘cacciatore’ di stelle e pianeti che lo ha portato ad avere lo sguardo fisso al cielo, era profondamente convinto che la scienza sia e debba sempre più essere un patrimonio di tutti gli uomini qui, sulla terra”.
Così il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha manifestato il suo cordoglio per la prematura morte dell’astrofisico fiorentino Franco Pacini. Rossi ha voluto ricordare, in particolare, l’attenzione di Pacini per l’aspetto di divulgazione e diffusione dell’attività e della produzione scientifica e le molte iniziative – fra cui l’apertura ai bambini dell’osservatorio di Arcetri del quale è stato direttore per oltre 30 anni – da lui messe in campo per avvicinare tutti, fin dall’infanzia, alla fisica e all’astronomia.
«Metteva tanta generosità in tutto quello che faceva. Il mondo accademico lo apprezzava come grande scienziato, i giovani per la disponibilità e per la passione che aveva dentro e che riusciva a trasmettere in ogni occasione». Così l’assessore all’educazione Rosa Maria Di Giorgi ricorda Franco Pacini.
«Ricordo le battaglie comuni per le sviluppo della ricerca – ha ricordato l’assessore Di Giorgi che è anche ricercatrice al Cnr – le tanti riunioni per promuovere la scienza in Italia: coltivava forti ideali civili e aveva una sua idea di Paese che certo non coincideva con quello che vedevamo quotidianamente rappresentato sotto i nostri occhi. Nella sua visione la scienza, come ricerca fondamentale, era considerata dalla società un elemento propulsore per lo sviluppo, per dare nuove opportunità ai giovani e per favorire l’inserimento del paese in un ambito mondiale».
«Franco Pacini – ha concluso Rosa Maria Di Giorgi –, ha speso tutto la sua vita nello sforzo di colmare questo deficit di percezione rispetto all’utilità e all’importanza della formazione, dell’Università e della ricerca scientifica. Questo impegno civile lo ha portato a incontrare tanti giovani ai quali ha insegnato a diffidare da una tendenza ormai predominante nel nostro Paese, caratterizzata da tanta retorica pseudo-umanistica e altrettanta diffidenza per la cultura scientifica. E’ per questo motivo, ad esempio, che l’Osservatorio di Arcetri aveva aperto i suoi cancelli ai bambini di Firenze ed alle loro famiglie proponendo giochi, esperimenti e visite al planetario. Era giustamente convinto che coinvolgere bambini, insegnanti, genitori e dirigenti scolastici, e fare gustare loro le emozioni trasmesse dalle tradizioni legate alla osservazione del cielo fosse un modo per far crescere in tutti la passione per la scienza».
«Dopo Giuliano Toraldo di Francia e Paolo Rossi Monti, Firenze perde un’altra delle sue figure di riferimento». Lo ha detto l’assessore all’università Cristina Giachi. «Pacini è stato un grande scienziato – ha proseguito l’assessore Giachi – e con la sua presenza ha arricchito la nostra città. La scienza, a Firenze, è un patrimonio formidabile e uomini come lui rappresentano una tradizione ininterrotta che inizia con Galileo Galilei. Pacini vedeva la scienza come motore di sviluppo del mondo, portatrice di un messaggio per le nuove generazioni, possibilità di miglioramento della qualità della vita».
«In questo momento così triste – ha concluso Cristina Giachi – vogliamo ricordare la sua passione per contribuire a mantenere viva e aggiornata la tradizione culturale scientifica fiorentina, il suo lavoro per far in modo che la nostra città rimanesse tra le grandi capitali culturali e il suo sogno, quello di un parco scientifico, che raccontasse l’identità di Firenze come città della scienza».
"Un Nobel mancato": per l'astrofisico Giancarlo Setti, accademico dei Lincei e vicepresidente dell'Unione Astronomica Internazionale, Franco Pacini avrebbe meritato il più importante riconoscimento scientifico internazionale. "Aveva fatto un lavoro sulle emissioni di energia delle stelle di neutroni che lo ha portato a sfiorare il premio Nobel anticipando la scoperta delle stelle pulsar", rileva Setti in una nota. "L'improvvisa e triste notizia del decesso del professor Franco Pacini, socio nazionale dell'Accademia dei Lincei e scienziato di fama internazionale, addolora l'Accademia che si associa al dolore dei familiari", prosegue la nota.
"Per anni direttore dell'Osservatorio Astrofisico di Arcetri - prosegue Setti - ne ha promosso lo sviluppo in vari campi, portandolo a un livello di eccellenza internazionale, ivi incluso la leadership nella partecipazione italiana alla progettazione e costruzione del Large Binocular Telescope (Lbt), il telescopio ottico più grande del mondo, in collaborazione con università e istituti americani e tedeschi". Pacini, rileva ancora Setti, "ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo della ricerca astrofisica italiana ed é stato anche un infaticabile e ben noto divulgatore della scienza astronomica; profondamente convinto dell'importanza dell'insegnamento della scienza per lo sviluppo della mente razionale, si è personalmente profuso per l'educazione dell'astronomia fin dalle scuole elementari".
"La scomparsa di Franco Pacini è una notizia dolorosa per quanti lo hanno conosciuto ma anche per quanti hanno saputo apprezzarne le doti di scienziato e divulgatore". Lo afferma l'ex ministro dell'istruzione Luigi Berlinguer. "Ho avuto modo di apprezzarne entrambe le qualità e ricordo la passione che metteva perché la scienza e la sua diffusione tornassero ad essere apprezzate e valorizzate dalla nostra cultura come la storia del nostro paese giustificherebbe. E' stato componente del gruppo di scienziati e ricercatori che hanno fortemente voluto la nascita, la costruzione e il radicamento del comitato per la diffusione della cultura scientifica, perché si possa finalmente superare quel limite che la cultura crociana e gentiliana ha ingiustamente imposto alla scienza. Con lui - dice Berlinguer - se ne va un grande uomo e un grande scienziato, ma non l'idea che rappresenta. Quell'idea di Leonardo e ancor più di Galileo Galilei, per cui scienza e cultura sono la stessa cosa, e di cui fu straordinario erede e prosecutore".