Ampio il dibattito in Consiglio regionale sul
nuovo piano toscano per le politiche dell'immigrazione. Forti critiche sono arrivate dal capogruppo della Lega Nord Antonio Gambetta Vianna secondo cui il piano è "discriminatorio non solo nei confronti dei toscani, ma anche verso gli immigrati regolari che si vedono parificati e, in certi casi, scavalcati dagli irregolari".
Per Marta Gazzarri (capogruppo Idv) "i cittadini stranieri vedono il nostro territorio come luogo di residenza stabile, in esso vogliono trapiantare le loro radici, trovare lavoro, mandare i loro figli a scuola".
Per questo, ha aggiunto, il piano è utile e la sfida si gioca sulle "categorie vulnerabili" come ad esempio i minori non accompagnati, la popolazione rom, i rifugiati e titolari di protezione internazionale.
Giovanni Donzelli (Pdl), ricordando la distribuzione degli immigrati per etnia tra le varie province toscane ha sottolineato che "in Toscana ci sono i ghetti; non c'é distribuzione sul territorio, perché ci sono reti etniche consolidate che alimentano questo processo.
E noi lo subiamo". Inoltre, ha detto ancora "nel Piano non si fa riferimento alle conseguenze del lavoro nero e alle rimesse nei paesi d'origine: un milione mezzo di euro se ne va da Prato ogni giorno, diretto in Cina".
Secondo l'esponente Pdl "il vero obiettivo è dare il voto agli immigrati, ma dando diritto voto ai disperati verranno risolti i loro problemi?". Monica Sgherri (Fds-Verdi) ha definito "condivisibile" il piano regionale perché "supera, riguardo all'immigrazione regolare, la tipologia di emergenza, riconoscendo invece le specificità d'intervento relative a fatti contingenti e non programmabili, come tutta la questione profughi".
Sgherri ha sottolineato che "il piano si pone obbiettivi condivisibili di vera integrazione e di multiculturalità". Secondo Dario Locci (Gruppo misto) "il multiculturalismo è fallito in tutta Europa e voi volete distruggere la società toscana", "Islam non è integrabile, pensate di fare i furbi e ottenere un facile consenso ma lo pagherete a caro prezzo".
Per Giuseppe Del Carlo (capogruppo Udc) "l'immigrazione è un tema che va affrontato e governato seriamente", senza ignorare "i termini dell'accoglienza e dell'integrazione", ma combinati con "regole certe che diano garanzie ai cittadini italiani".
Il capogruppo Pd Vittorio Bugli ha ricordato che il piano toscano è in attuazione della legge regionale 29 del 2009 e con esso "proviamo a ragionare di interculturalità: si prova a vedere come stanno insieme soggetti che pur mantengono la loro storia.
Non c'é nulla di ideologico: cerca di stimolare un dibattito ancor più proficuo". Per il capogruppo c'é poi "la necessità di assicurare diritti di accesso uguali per tutti" e la scelta della sussidiarietà e quindi del lavoro delle associazioni".
Quanto ai Cie, ha aggiunto "la nostra posizione è nota; siamo sempre ad aspettare la risposta del ministro dell'Interno". A prendere la parola è stato poi l'assessore al welfare Salvatore Allocca. Il fenomeno dell'immigrazione, ha sottolineato, "é un fatto della società contemporanea. I flussi migratori non si fermeranno ed è nostro dovere arginare fenomeni di sofferenza sociale".
Obiettivo di fondo del piano, ha ricordato, è quello di "far nascere una identità comune, senza cancellare i saperi, le culture e le identità dei toscani e dei cittadini immigrati che qui decidono di vivere".
Rispetto all'obiettivo di riconoscimento del diritto di voto, l'assessore ha precisato che "il 33% degli immigrati, che provengono da paesi comunitari già esercita il diritto di voto per le amministrative e non tutti, di certo, votano alla stessa maniera.
Riconoscere a tutti il diritto di voto è un punto essenziale per trovare l'equilibrio tra diritti e doveri che devono essere riconosciuti e richiesti a tutti".