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Empoli

In Burkina Faso per dare da bere alla popolazione

Il racconto del viaggio dei tecnici di Acque Spa che hanno realizzato dei pozzi assieme al Movimento Shalom
06/03/2008 - 12:45
Nella savana per costruire i pozzi della speranza. Piero Bartalucci lavora per Acque Spa e ha recentemente compiuto, insieme a un gruppo di tecnici idraulici, il suo terzo viaggio in Burkina Faso.
Acque Spa è infatti particolarmente impegnata nel sostegno del “Progetto acqua per il Burkina Faso” consistente nella costruzione di pozzi d’acqua, realizzati con le trivelle acquistate con il suo contributo e messe a disposizione del Movimento Shalom di San Miniato.
Il Burkina Faso è un paese povero e assetato, con due sole grandi ricchezze: l’onestà e la dignità dei suoi abitanti. Ciò che i  tecnici hanno visto nei tre viaggi, in qualche caso è difficile da descrivere, ma è sempre un patrimonio che è restato dentro di loro insieme alla consapevolezza della necessità e urgenza di una politica mondiale che veda i paesi ricchi impegnati per un forte e concreto sostegno economico a favore dei paesi più poveri.

Burkina Faso (ex Alto Volta)

Il territorio è in larga parte pianeggiante (altopiano) e ricoperto da una savana a perdita d’occhio che si fa più rada a nord, verso il deserto, mentre a sud, in prossimità della zona equatoriale, la vegetazione si fa più fitta e compaiono numerose piante di alto fusto. Si tratta di un paese poverissimo perché privo di qualunque risorsa: niente minerali nel sottosuolo e scarsissima fertilità del suolo in causa dell’aridità della regione.
Mentre l’assenza di giacimenti importanti, visto quel che succede in altre parti dell’Africa, può essere un bene per aver evitato guerre e deportazioni, la cronica mancanza d’acqua rende davvero difficile la vita al popolo burkinabé. Al di fuori delle città, nella brousse disseminata di piccoli villaggi, esiste veramente una civiltà primordiale nella quale poco è cambiato in migliaia di anni, tanto più quanto il villaggio è lontano dalle vie di comunicazione.
Al di fuori della capitale Ouagadougou e poche altre città minori, dove esistono l’Amministrazione dello Stato, il settore terziario, i commercianti e, in fondo, quasi tutte le categorie del mondo civilizzato, la vita dei villaggi si basa su di una agricoltura di sopravvivenza, praticata nel breve volgere della stagione delle piogge, da giugno ad ottobre, con l’obiettivo di produrre miglio e qualche altro cereale da immagazzinare nei tipici granai di paglia per il sostentamento della famiglia nel corso dell’anno.

Come si vive in Burkina Faso
Le caratteristiche igieniche dell’acqua sono talmente terribili che l’acqua stessa è il veicolo principale attraverso il quale si contraggono la dissenteria, il tifo e molte spaventose parassitosi che seminano la morte e le sofferenze più crudeli soprattutto fra i bambini.
Le famiglie vivono nelle classiche capanne di fango col tetto di paglia, a pianta circolare o rettangolare con niente altro che qualche utensile e un giaciglio di foglie.
Le donne svolgono un durissimo lavoro: vanno a prendere l’acqua anche a grandi distanze, a far legna da ardere, macinano il miglio con due pietre ed impastano la farina ottenuta per formare il tôt, una specie di polentina che è il piatto base della dieta burkinabé: inutile dire che si mangia, se va bene, una volta al giorno.
In caso di mancato o parziale raccolto, di più acuta siccità, nonostante la solidarietà totale all’interno del villaggio, sono la fame, la sete, le malattie da denutrizione e le infezioni a ridurre il numero delle bocche da sfamare ripristinando un crudele equilibrio fra la vita ed i fattori che la limitano.

L’impegno di Acque Spa per il Burkina Faso
Quelle popolazioni bevono l’acqua che hanno a disposizione e che molto spesso è quella stagnante delle pozze superficiali, condivisa con gli animali grandi e piccoli. Un’acqua quasi sempre infetta, attraverso la quale si assumono germi di malattie terribili, molte volte mortali.
E davvero la morte appare il male minore, se confrontata con le conseguenze di tante patologie. Parassitosi devastanti ed il tracoma, che porta in breve alla cecità, si contraggono attraverso l’acqua inquinata e costringono persone di ogni età ad una vita disumana in una società non certo in grado di aiutare i più deboli.
Questo enorme cumulo di sofferenze potrebbe essere decisamente tagliato aiutando le popolazioni a disporre di acqua potabile, ad esempio perforando dei pozzi come nel Burkina Faso ed in tutto il Sahel. Basterebbe che, con una piccolissima parte degl’investimenti che i paesi più sviluppati sostengono per il ciclo delle acque (dalla captazione alla depurazione), venisse finanziato un fondo di perequazione da utilizzare a livello internazionale. Concretamente e di fatto è con un’operazione di questo genere che ACQUE SPA finanzia il progetto “Acqua per il Burkina Faso” collaborando e sostenendo il Movimento Shalom di Don Andrea Cristiani.
Fonte: Acque Spa
 
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