"A marzo sarà pronto il nuovo Teatro del Popolo di Castelfiorentino". Lo annuncia l'assessore alla Cultura del Comune, Sergio Mazzini, il quale spiega che nei primi mesi del prossimo anno la città tornerà ad avere a disposizione l'importante opera.
Da anni, infatti, la struttura è chiusa perché necessita di importanti lavori di ristrutturazione e, per gli spettacoli, è stato utilizzato il 'Ridotto' da 150 posti. Quest'anno il cartellone degli eventi e degli spettacoli però non è stato nemmeno stilato, proprio perché dovranno essere conclusi definitivamente i lavori.
"E da marzo - assicura l'assessore - inizieremo di nuovo con un bel cartellone".
Secondo quanto riferito dall'assessore castellano, per ultimare l'opera manca la sistemazione dell'ingresso, del guardaroba e del bar interno.
Inoltre, anche piazza Gramsci, su cui si affaccia il teatro, sarà oggetto di un intervento di rifacimento e di realizzazione di un selciato per riqualificare anche l'area di ingresso.
La ristrutturazione dell'opera è il frutto di un appalto da oltre un milione e 400mila euro e di una gara andata in atto nell'ottobre 2003. Oltre 650mila euro di quelli previsti sono serviti per il recupero dei beni all'interno considerati di importanza artistico e culturale e quindi tutelati.
Il teatro del Popolo, dalla classica pianta all'italiana e progettato dagli ingegneri Gaetano e Giuseppe Niccoli per conto di alcuni privati, è stato inaugurato nel novembre 1867 quando andò in scena Norma di Bellini. Il completamento dell'edificio si ebbe nel 1873 e la proprietà del medesimo fu per lungo tempo dell'Accademia Operosi Impazienti, alla quale il comune aveva concesso gratuitamente il terreno per la costruzione, ma che sostenne ingenti spese per gli interventi di restauro e per il "rifinimento delle stanze, corsie e traslocamenti di camerini", come si legge nei documenti contabili. L’accademia ha mantenuto la proprietà del teatro fino a epoche recenti dando vita a un complesso contenzioso con l'Amministrazione Comunale, quando quest'ultima ha voluto acquisire la proprietà completa dell'immobile per far fronte alla nuova domanda culturale emersa durante gli anni Settanta del secolo scorso.