"Abbiamo notato con piacere il coro delle reazioni scaturite da più parti del nostro Arco Costituzionale. Finalmente si riesce a trovare una larga convergenza su qualcosa che riguarda la storia e l’importanza di tutelare le radici culturali del nostro Paese , ma anche dell’Europa tutta. Inevitabilmente la sentenza viene, e verrà, interpretata ed estesa (vox populi) anche alla questione “usi e costumi” dei cittadini immigrati legalmente o meno sul nostro Suolo.
Sinceramente vorremmo chiedere a quanti ha dato fastidio in passato, o lo stia dando ancora, quel crocifisso appeso ai muri delle nostre aule scolastiche? Non vediamo come quel simbolo possa determinare e canonizzare la non laicità della Scuola Pubblica italiana.
Continuiamo a non vedere come l’esposizione del crocifisso possa suscitare sentimenti di imbarazzo o turbe nella coscienza dei “Pater Familia” su come allevare ed educare i propri figli. Anzi, a questo proposito, ricordiamoci che l’imprinting sull’educazione in senso lato è dato dalla Famiglia soprattutto prima dell’età scolare.
Siamo fermamente convinti che questo tipo di sentenze hanno il solo effetto di soffiare sul fuoco della xenofobia che decenni di storia e conquiste sociali avevano sopito o fatto scomparire del tutto in più parti della nostra Europa .
Crediamo che come società italiana, e nel limite delle nostre possibilità di Stato membro della Comunità Europea, stiamo facendo non poco per accogliere e far integrare le diverse etnie che stanno arrivando direttamente sul nostro territorio o “dirottate” da paesi comunitari “ amici”.
Ci sarebbe piaciuto che Strasburgo si concentrasse un po’ di più su questioni serie come , per esempio, cercare di arginare l’immigrazione clandestina o come accogliere e smistare quei poveracci che approdano in continuazione sulle coste meridionali del Continente Europeo.
Limitarsi a legiferare sui crocifissi simbolo nelle scuole italiane ci sembra molto riduttivo per il mandato che questi signori hanno avuto dagli europei".