
Si torna a parlare del caso Bani in due distinti appuntamenti televisivi, in cui l’ex atleta della squadra ciclistica empolese Ambra Cavallini Sparo Vangi, suo padre Fabrizio e il patron dell’Amore & Vita, Ivano Fanini, hanno riaffrontato il caso dopo la squalifica di 21 mesi per doping e le accuse a ‘Repubblica’ indirizzate alla squadra. Tutto questo quando domani, 15 gennaio, Bani sarà ascoltato nuovamente dalla procura antodoping del Coni.
Le tribune sono quelle di Italia 1, a ‘Le iene’, nella trasmissione di mercoledì 13 gennaio, e quelli di Empoli ad Antenna5, in occasione della puntata odierna (14 gennaio) di Trops, condotta da Giacomo Cioni.
Se per ‘Le Iene’ rimandiamo al filmato sottostante, per la televisione del Terrafino riportiamo quanto dichiarato dai tre intervistati nel corso della puntata in interviste rilasciate in esclusiva ad Antenna 5 alla giornalista Irene Puccioni, presente in studio insieme al sociologo dello sport Pippo Russo e al medico sportivo empolese Remo Borchi.
EUGENIO BANI
“Quando sono andato in procura antidoping ho fatto gli stessi nomi che ho dato ai giornali, poi al processo del Tna non li hanno neanche presi in considerazione, trovandomi comunque con una squalifica di due anni e zero condanne alla società. Spero che capiscano la situazione nel secondo colloquio con la procura antidoping di domani (venerdì 15 gennaio). Auspico nuovi controlli nella società, fermarli il più possibile e magari ridurmi la squalifica. Non chiedo l’assoluzione, perché la sostanza era nel mio corpo e la squalifica in un certo senso me la merito”.
“Due volte alla settimana nel ritiro di Pagnana mi facevano iniezioni intramuscolari ed endovenose. Ho chiesto ripetutamente cosa ci fosse in quelle siringe prepreparate. Parlavano di vitamine B12, TAd e ricostituenti e io ingenuamente mi fidavo. ‘Solamente vitamine e disintossicanti’, mi dicevano. Ad effettuare le iniezioni erano un infermiere, una persona abilitata, e l’amministratore delegato della squadra che non lo era. Settimanalmente e anche per due volte, a seconda dell’andamento della stagione, la terapia veniva fatta a tutti in maniera scaglionata. Io sono risultato positivo in un controllo eseguito su di me e sul mio compagno, ma a lui forse non hanno gli fatto stessi esami o non aveva preso le stesse sostanze. So solamente che due volte è svenuto il mio compagno Trosino e questa cosa mi ha fatto riflettere. Ciò non può verificarsi con così tanta frequenza, c’è stato qualcosa. Le cure vanno fatte se necessarie, non tutte le settimane”.
“I miei compagni non si sono fatti più vivi, salvo qualcuno che ha fiducia in me. Intanto ho avuto il rapporto con Fanini, consigliato da un blogger”.
“Spero che durante gli interrogatori di venerdì venga fuori qualcosa e sia condannata la squadra. Mi preparerò per tornare a correre nell’Amore & Vita affidandomi a Fanini. Vedremo se potrà farmi correre anche se hanno detto che devo fare tre anni nei dilettanti prima di salire nei professionisti”.
FABRIZIO BANI
“Mio figlio si fidava di questa squadra come me, è rinomata, forte, stimata, mai avremmo pensato a cosa del genere. Non possiamo escludere la Ambra Cavallini Sparo Vangi da questa vicenda, quelle massicce iniezioni venivano da lì. La società stessa ha sempre escluso di prendere da sé quelle sostanze, Viciani stesso (il vicepresidente della squadra, ndr) ha escluso i genitori. Eugenio ha l’esenzione perché è asmatico, nei periodi di maggior crisi abbiamo chiesto a Viciani e Baronti se poteva prendere i prodotti per i quali era esentato. Il cerchio purtroppo si stringe”.
“Noi più volte abbiamo chiesto a Eugenio di capire cosa accadeva. Ha portato via delle provette e abbiamo verificato che erano regolari. Il problema erano le siringhe già pronte in frigo, non era normale che si trovassero lì dentro. Anche io sono colpevole: vivendo fuori dall’ambiente davo per scontato che quel che facessero in squadra fosse lecito. Solo dopo ho scoperto che i trattamenti erano vietati. Il dottore li prescriveva, ma era sempre presente tutte le settimane. I trattamenti venivano fatti anche nel dopo gara, nel camper. Come dichiara Benvenuti alla procura, Eugenio a Pagnana andava poco, abitava vicino, per cui i trattamenti venivano fatti sul camper che seguiva le gare. Penso che è esagerato pensare che tutte le settimane ci fosse bisogno di endovena, fiale o pasticche. Molto spesso ho notato che in gara le squadre davano pasticche agli atleti che si mettevano sotto i pantaloncini. Mi hanno detto che si trattava di caffeina e Optalidon, che sono di fatto doping, anche se di basso livello. In questi giorni Eugenio si è sottoposto a nuove analisi e fino a poco tempo fa aveva dei valori sballati. Un mase e mezzo fa la presenza di vitamina B12 nel sangue era 5 volte sopra il normale”.
“La vicenda Trosino non so se è dovuta a qualcosa legato alle sostanze. Mi ricordo solo che un allora dirigente della società cominciò a urlare dando la colpa a due pasticche combinate e date prima della partenza al ragazzo”.
“Sui verbali del Coni c’è scritto che Eugenio non è riuscito a dare la certezza di essere dopato. Non poteva averla, non poteva sapere, al massimo era in grado di riferire le circostanze. Pensavamo che il Tna potesse tenere conto di questa circostanza”.
“Questi giorni sono stato attaccato anche da qualche genitore, io ho fatto appello a non fare polemica e, per chi ama il ciclismo, di unirsi per ripulire questo sport. Dico a padri e madri di controllare sempre, anche quando vi fidate della squadra”.
IVANO FANINI
“Vedere un ragazzo che si è trovato in questa situazione già a 17 anni è un caso unico al mondo da prendere sotto un’altra forma, diversa dagli altri del campo professionistico. Lui ha avuto 21 mesi di squalifica: pena si meritata,anche perché è stato leggero nel seguire la situazione, ma troppo lunga per la sua giovane età. Sei mesi erano sufficienti. Non credo che un ragazzo che ha vinto 56 gare nel gruppo sportivo del Monte Pisano dove non aveva mai visto una pasticca, che ha vinto più campionati ed era un vero talento abbia iniziato a vedere di tutto quando è approdato negli Juniores”.
“Franco Cavallini, sponsor della ex squadra di Bani, è stato il primo corridore nel 1994 a denunciare il doping nel ciclismo. Fu spinto da me a uscirne e ad andare a lavorare con il padre diventando un grande industriale. Lui non credo abbia responsabilità, mi ha sempre ringraziato dichiarando che la sua è una squadra è pulita, poi se è successo tutto questo mi dispiace. Io non guardo in faccia a nessuno. Io ho persino attaccato squadra di mio fratello quando la campionessa del mondo Tatiana Guderzo andava il doppio rispetto alle altre”.
“Il ciclismo ha speranze se si parte dai giovani, abituandoli a una cultura diversa. Il ciclismo deve andare avanti senza la medicina e con gli ideali. Sono venti anni che mi batto sul doping e qualche passo avanti si è fatto. I campioni dopati sono stati quasi tutti fermati, sicché qualcosa ha funzionato. Se i giovani dalle categorie giovanili iniziano a essere tirati su con Optalidon e caffeina, una volta passati al professionismo potranno accettare anche medicine da cavalli. La Cavallini Vangi è una società gloriosa ed è di una gravità enorme che debba per forza consegnare pasticche e praticare punture. Dopo dieci anni scandali nello sport si continuano a dare medicine agli Juniores. Nelle mie squadre sono passati sei corridori che non ci sono più. Poi mi dispiace che qualche amico venga coinvolto dalle mie accuse, ma io penso di più alla salute dei giovani”.
“Il caso Bani l’ho affrontato personalmente e ho seguito il ragazzo come se fosse mio figlio. Sono certo che non ha responsabilità. Se non gli riducono squalifica a sei mesi sarà una grande ingiustizia. Per me Bani è già un professionista, lo farò correre ugualmente e se possibile lo porterò all’apertura stagionale di Donoratico, dato che sei mesi dall’inizio dello stop sono già passati. Se Renato di Rocco, patron di Federciclismo, dice che lui debba fare tre anni nei dilettanti, io rispondo che l’atleta è in grado di correre nella massima categoria. Un diciannovenne ha vinto recentemente una gara in Australia, è in Italia che le regole vanno riviste”.
Qui sotto il video de ‘Le Iene’