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Psiconews

Genitore e adolescente: due mestieri difficili

Riflessioni partendo dalla fuga segreta di una quindicenne da Piombino in Lombardia
20/01/2010 - 09:00

Penso che essere genitore sia un lavoro difficile; così come essere adolescente. Capita, da adulti, di chiedersi: 'cosa mi passava per la testa a 15 anni?'. E, con un po' di fatica, una risposta ce la diamo. Prima riaffiora alla mente un clima emotivo, una sensazione che male riusciamo a descrivere a parole; poi ci ricordiamo qualche episodio e piano piano siamo in grado di ricostruire un bozzetto di noi stessi: quello che facevamo, quali erano i nostri sogni, cosa ci piaceva e cosa invece temevamo; quali erano le nostre convinzioni e quale era il nostro rapporto con i genitori, con gli amici, con i partner. Alla fine siamo certi di aver dato una risposta soddisfacente. Questa capacità che abbiamo di rappresentare noi stessi all'inizio della nostra storia è una capacità utile, che ci permette di organizzare in modo coerente il nostro sé e il nostro comportamento. Tuttavia la moderna psicologia indica chiaramente come questa rappresentazione di se stessi sia in realtà tutt'altro che fedele alla realtà.

 

Tornando alla domanda: 'cosa mi passava per la testa a quindici anni?', la risposta che l'adulto si dà è, almeno in parte, falsa. E lo è perché, senza esserne consapevole, l'adulto la deforma per renderla compatibile con quello che egli pensa di se stesso nel momento in cui è adulto. Certi ricordi, emozioni, pensieri, non affiorano; altri sono trasfigurati, altri ancora sono creati ex novo. La verità è che quello che passa per la testa dell'adolescente è un mistero per l'adulto -il quale crede di ricordarsi cosa vuol dire avere 15 anni ma invece se ne è completamente dimenticato-. Per questo, certe volte, è così difficile, per il secondo, capire i comportamenti del primo e, viceversa, per il primo capire quelli del secondo. E, sempre per questo, ciascuna parte si arrabbia con l'altra perché non si sente compresa.


Prendiamo un recente fatto di cronaca, quello di una ragazza di quindici anni di Piombino che, dopo aver detto ai genitori che sarebbe stata da un'amica, è andata invece a Gorgonzola, in Lombardia, a casa del ragazzo conosciuto in chat. Immaginiamo lo stato d'animo degli attori della vicenda. I genitori: un'ansia senza fine, la ricerca disperata della figlia e il ritrovamento, per fortuna senza brutte sorprese. Quindi la rabbia verso la ragazza per aver avuto un comportamento così irresponsabile, per aver loro mentito, per essere stata lontana da casa, da un ragazzo sconosciuto, indifesa, esposta a mille pericoli. Infine la manifestazione di questa rabbia e immagino, la punizione sacrosanta. Proviamo adesso una cosa più difficile per noi: immaginiamo lo stato d'animo della figlia. La conoscenza in chat di un ragazzo affascinante, lui che sembra ricambiare l'interesse, la possibilità di vederlo, l'idea che conoscerlo potrebbe essere un'occasione unica (in quegli anni tutto sembra un'occasione unica). Il pensiero della difficoltà di andare da lui in Lombardia, dei pericoli che incontrerebbe, dei genitori che non capirebbero e che si arrabbierebbero se lei gli raccontasse quello che sta pensando di fare. Lunghi momenti di dubbio. Poi la decisione di andare, di rischiare- l'occasione è irrinunciabile, lui è il ragazzo più affascinante del mondo!- E i genitori? Racconterà loro una balla, che lei è a dormire da un'amica. Ci cascheranno. Poi il giorno dopo tornerà a Piombino, come se nulla fosse successo. L'euforia del viaggio a Gorgonzola. Infine la telefonata dei genitori, loro che vengono a prenderla, il senso di colpa per aver tradito la loro fiducia insieme alla vergogna per non essere riuscita nel piano e per la figuraccia nei confronti del ragazzo; infine la tristezza per il sogno d'amore che bruscamente si frantuma e non lascia altro spazio se non alla grigia realtà a cui lei sta facendo ritorno.


Perché questa ricostruzione? Perché voglio chiudere il cerchio e tornare al punto di partenza: penso che essere genitore sia un lavoro difficilissima; così come essere adolescente. Penso che leggendo questa storia dal notiziario, la solidarietà del lettore vada tutta verso i genitori. Naturale. Giusto. Vien voglia di rimproverare e punire la ragazza. Mi sembra utile tuttavia far vedere anche l'altra parte, quella della figlia. Non per giustificarla -ha sicuramente commesso un errore- ma per comprenderla. Gli errori sono utili per imparare e se non si commettono come si fa ad imparare? Gli errori utili son quelli per cui, quando ripensi ad essi dopo degli anni, ti viene da ridere. E l'adolescenza, se tutto va come deve andare, è piena di errori utili, e quello appena descritto potrebbe essere, nella storia della ragazza, uno di questi. Facciamo fatica a ricordarlo, ma anche i nostri 15 anni sono stati pieni di errori utili.

 

2° puntata - Immigrazione e cambiamento. Cosa c'è dietro il cartello anticinesi di Empoli
 

1° puntata - Violenza giovanile e vuoto. Riflessione partendo dalla distruzione delle scuole di Prato

 

Leggi la presentazione della rubrica Psiconews

Francesco Rigoli
 
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