
Il gruppo dell'acciaio russo Severstal starebbe per cedere il controllo dell'italiana Lucchini, acquistata meno di cinque anni fa. La notizia è rimbalzata nel fine settimana nei media russi e resta per ora senza conferme ufficiali, anche se fonti vicine alla situazione ritengono attendibile l'indiscrezione. Un portavoce di Severstal dice solamente che "la società non commenta le voci di mercato". I sindacati della Lucchini si sono comunque allarmati chiedendo subito un incontro con i manager della Lucchini.
"Non ne sappiamo nulla, è una questione che riguarda l'azionista - afferma dal canto suo un portavoce della Lucchini -. Ad oggi non abbiamo però segnali, come ad esempio una due diligence in atto, di una cessione imminente". Secondo quanto riferito nel fine settimana ad esempio dall'agenzia russa Interfax, che cita a sua volta fonti bancarie, il gruppo di Cherepovets, centro industriale nella Russia nord occidentale, ha in corso trattative con diversi possibili investitori e un accordo di cessione non sarebbe troppo lontano. Severstal ha il 79,82% della Lucchini e potrebbe cedere l'intera quota o la maggioranza. La quota restante della Lucchini fa tutt'ora capo alla famiglia bresciana.
Severstal ha acquistato il controllo della Lucchini nell'aprile del 2005 e nel 2008 ha realizzato il 15% dei propri utili grazie all'unità italiana. Con la crisi la divisione europea del gruppo che fa capo all'oligarca Alexei Mordashov ha segnato però un sensibile deterioramento della redditività. Nei primi nove mesi del 2009 gli utili in particolare della Lucchini sono scesi a 1,2 miliardi di dollari, rispetto ai 3,3 miliardi dello stesso periodo del 2008. La società italiana è organizzata in due divisioni la Lucchini Piombino e Lucchini Ascometal (Les Dunes, in Francia). Dal bilancio del gruppo russo risultava che a fine 2008 alle due unità facessero capo, rispettivamente, 3.327 e 2.882 dipendenti. Non è chiaro quali potrebbero essere gli investitori interessati all'acquisizione della Lucchini, a parte alcune voci di un interesse da parte cinese circolate già nei mesi scorsi. Sembrerebbe invece difficile pensare a un ritorno della famiglia fondatrice, che ne aveva ceduto il controllo cinque anni fa, anche perché gli ultimi segnali vanno nella direzione opposta.
Nell'aprile del 2007 la famiglia bresciana ha ad esempio riacquistato il 100% della Lucchini Sidermeccanica (oggi Lucchini RS) pagandola con parte della propria quota nel gruppo siderurgico e scendendo alla partecipazione attuale del 20,18%. Sulla notizia di una possibile cessione è intanto intervenuto quest'oggi dalla Cgil il responsabile di Piombino Giuseppe Bartoletti spiegando che si tratta di "una novità e un elemento di cambiamento carico di preoccupazioni per i lavoratori e per il territorio stesso". "Abbiamo chiesto un incontro urgente al gruppo dirigente dell'azienda - spiega in una nota -, perché vogliamo capire se gli impegni presi per questo territorio verranno mantenuti. In particolar modo vogliamo sapere se il programma degli investimenti annunciato pochi mesi fa viene mantenuto, se il progetto di riqualificazioni e aumento delle produzioni è ancora nei programmi dell'azienda e se il progetto di bonifica e di risanamento dell'area industriale seguirà il percorso prestabilito".