
Il recente episodio di cronaca di un infermiere residente a Certaldo arrestato per il reato di stalking contro una sua collega porta la nostra attenzione su un fenomeno la cui diffusione e pericolosità sono spesso sottovalutate.
Il reato di stalking è da poco entrato in maniera definitiva nel codice penale italiano, precisamente con la legge n° 38 del 23 Aprile 2009. Per cui i dati che lo descrivono sono ancora poveri. Gli unici studi sulla popolazione disponibili a livello globale sono quelli di USA, Inghilterra e Australia, i quali ci mostrano come in questi paesi una percentuale tra l'8 ed il 15% delle donne e tra il 2% ed il 6% degli uomini subisca, nell'arco della propria vita, almeno una persecuzione con molestie assillanti. Da questo quadro si capisce come lo stalking sia un fenomeno sociale tutt'altro che raro.
Un ulteriore dato interessante è il seguente: nella stragrande maggioranza dei casi, e quello dell'episodio di cronaca da cui siamo partiti non ne rappresenta un'eccezione, stalker (il persecutore) e vittima si conoscono già prima. Soltanto in una esigua minoranza dei casi, all'interno della quale rientrano ad esempio gli episodi di mitomania molesta che coinvolgono i personaggi di fama, lo stalker è sconosciuto alla vittima. Una dinamica molto frequente sembra essere la seguente: due persone inizialmente hanno una relazione sentimentale; dopo di che uno dei due decide di troncare questa relazione e l'altro, che subisce con dolore la decisione del primo, reagisce con molestie, appostamenti, messaggi intimidatori. E tutti questi comportamenti vengono ripetuti in maniera assillante e ogni giorno più prevaricatrice. Fino, come ci rivelano ancora dati statunitensi, a sfociare frequentemente in casi di abuso sessuale (31%) oppure di violenza fisica (81%).
Ma la domanda a questo punto è: quali sono, nell'ottica di chi li compie, i motivi che stanno dietro ai comportamenti di stalking? La psicologia attuale è decisa nell'affermare che, dietro a questi comportamenti, sebbene siano essi simili nelle modalità di attuazione, stanno personalità e dinamiche psicologiche diverse che caratterizzano coloro che li compiono. E di questi ultimi traccia alcuni profili:
- “il risentito”, sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito. Si tratta di una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa. Il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti lesivi.
- “il bisognoso d’affetto”, motivato dalla ricerca di attenzioni e di una relazione. La vittima viene considerata come una figura ideale, una persona con la quale instaurare una relazione unica di amicizia o di amore. Spesso il rifiuto che essa mostra viene interpretato come causato da ragioni contestuali e futili, mentre si crede che abbia in realtà il desiderio nascosto di cedere alle avance.
- “il corteggiatore incompetente”, che, a causa della sua scarsa o inesistente competenza relazionale, adotta comportamenti inadeguati, opprimenti e espliciti che possono diventare, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani.
- “il respinto”, in genere un ex che, in seguito ad un rifiuto, mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra questi due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non cambiano dopo le reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile.
- “il predatore”, un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto.
Mentre i persecutori sono diversi gli uni dagli altri, alcune costanti definiscono invece il disagio a cui vanno incontro le vittime. Ansia, senso di oppressione e minaccia incombente, sentimento di impotenza rispetto alla possibilità di intervenire sono le emozioni più spesso riportate. Come è vero in genere quando siamo nella posizione di vittima (e come già scritto nell'articolo precedente sul mobbing), anche quando lo siamo per stalking la possibilità di essere ascoltati e supportati dai familiari, dai servizi e dall'autorità giudiziaria è una condizione dalla quale non si può prescindere per reagire un maniera efficace al problema.
7° puntata - Il fenomeno Mobbing. Le conseguenze psicologiche della crisi
6° puntata - La perdita del lavoro in Toscana. Le conseguenze psicologiche della crisi
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2° puntata - Immigrazione e cambiamento. Cosa c'è dietro il cartello anticinesi di Empoli