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Castelfiorentino

Marco Puleo torna a casa dalla Tanzania: "Un'esperienza di lavoro davvero unica"

L'enologo della Cantina sociale "Colli Fiorentini" ha partecipato al progetto africano della Cooperativa di Legnaia restando 20 giorni a Miuji
23/02/2010 - 11:55

Prima vendemmia ufficiale per il Progetto Tanzania, nella nuova cantina sociale “fiorentina” della missione di Miuji. Marco Puleo, 26enne di Castelfiorentino, enologo della cantina sociale “Colli Fiorentini” di Montespertoli, è appena rientrato in Italia, dopo una ventina di giorni passati in Africa per seguire i lavori della nuova struttura, nell’ambito del progetto di solidarietà promosso dalla Cooperativa Agricola di Legnaia, in collaborazione con le onlus Pangea di Scandicci e Amici dei Missionari del Preziosissimo Sangue e con la Facoltà di Agraria di Firenze.


“E’ partito l’ampliamento della cantina sociale – spiega Puleo – che si chiamerà “Giovanni Merlini Winery”, dal nome del fondatore della missione, e passerà da 45 a 365 metri quadri, garantendo uno spazio adeguato alle necessità della struttura. Contiamo di far passare, in breve tempo, la produzione dalle attuali 10 mila a circa 50 mila bottiglie, coinvolgendo gli agricoltori locali e garantendo così nuovi mezzi di sussistenza alla popolazione. Anche una prima vinificazione guidata ha dato ottimi risultati”.


L’attenzione, però, s’incentra anche sulla qualità del prodotto e il giovane enologo lancia un grido d’aiuto. “Abbiamo bisogno di tecnologie più moderne – ammette – per migliorare la qualità del prodotto. Adesso vengono utilizzati strumenti arcaici, a partire dai bidoni per la fermentazione. Niente di eccezionale, solo quelli che sono gli elementi base di ogni piccola cantina italiana, con una spesa stimata di circa 10-15mila euro. Mi impegnerò personalmente anche per sensibilizzare realtà del nostro territorio perché ci sostengano”.


Un primo passo è stato compiuto con lezioni mirate sulle tecniche di vinificazione e una vendemmia guidata.


“Ho trovato grande attenzione e voglia di imparare – ricorda Puleo -. Grazie all’aiuto di mio fratello, che mi ha accompagnato e di Gabriele Maneo, l’agronomo che opera sul campo per il Progetto Tanzania, siamo riusciti a dare le linee guida per vinificare bene. Non vengono usati additivi, si utilizzano solo tecniche che qui definiremmo “biologiche, ma il rischio è quello delle alte temperature con il vino che può facilmente trasformarsi in aceto. Ho fatto una serie di controlli e di test sulla qualità e con gli operatori locali abbiamo vinificato 12 ettolitri, ottenendo una produzione di buona qualità. Le potenzialità sono enormi, considerato che il clima consente due vendemmie l’anno e  l’uva raccolta è poca, ma molto concentrata, consentendo di produrre un vino molto corposo. Non molto distante c’è un’azienda italiana che ha già impiantato una cantina di rilevo e produce vino di altissima qualità, esportando verso il Sudafrica. Il nostro obiettivo, concordato anche con padre Mapindusi, il missionario che aveva trascorso un periodo nella nostra cantina proprio per imparare le tecniche di vinificazione, è quello di raccogliere i piccoli agricoltori locali nella cantina, garantendo loro la commercializzazione di un buon prodotto e consentendogli così di sostenersi economicamente, alzando il tenore di vita dell’area”.


Per Marco Puleo si è trattato di un’esperienza particolare.


“E’ stata un’esperienza “ubriacante” – spiega con un eufemismo – perché non puoi rimanere insensibile davanti a quello che vedi. Ho trovato persone eccezionali, pronte a accoglierti nelle loro case e a metterti a disposizione quel poco che hanno, come fossi un loro figlio. Noi europei non ci rendiamo minimamente conto di come sia diversa la vita qui e forse abbiamo anche qualcosa da imparare. Si vive sereni, anche con poco, si cerca di migliorare, ma senza lo stress e l’angoscia che ci impone la nostra società. Mi sono reso conto anche di quanto abbiamo fatto noi italiani negli ultimi decenni, con realtà come il Villaggio della Speranza o l’ospedale di Itigi, ora gestito in buona parte da personale locale. Due strutture eccezionali, ma c’è ancora molto da fare e io non mi tirerò indietro”.


Progetto Tanzania


Con il Progetto Tanzania, la Cooperativa Agricola di Legnaia si è impegnata anche a destinare l’uno per mille del suo fatturato, circa 30 mila euro annui, alla Villaggio della Speranza di Dodoma,  impegnato nella prevenzione, cura e sostegno sociale per i bambini orfani affetti da Aids o figli di genitori malati, e all’ospedale di Itigi, unico vero presidio medico in una zona estremamente disagiata, e questa cifra potrà essere incrementata da quei soci e ‘Amici di Legnaia’ che vorranno mettere a disposizione dell’iniziativa una parte dei punti fedeltà e degli sconti ottenuti facendo acquisti nei negozi della Cooperativa.

Fonte: Ufficio Stampa
 
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