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Psiconews

"E se vinco?". La psicologia del gioco del lotto

Tanti premi sono arrivati in Toscana nelle ultime settimane come i 500mila euro al gratta e vinci a Santa Croce sull'Arno. Valutiamo il fenomeno
24/02/2010 - 10:24

Qualche settimana fa il 6 al Superenalotto. Poco prima, al gratta e vinci, la vincita di 120000 euro e le due vincite milionarie, la prima regolare, mentre le altre due da verificare da parte delle autorità. Fino, pochi giorni fa, ai 500000 euro sempre al gratta e vinci. Le località premiate, in ordine: Pistoia, Firenze, Montignoso e Santa Croce sull'Arno.

 

Che la dea bendata stia baciando la toscana in questo 2010? E nel resto d'Italia cosa sta succedendo? Un dato certo (fonte: Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) è che, mentre il paese era in recessione, migliaia di persone perdevano il posto di lavoro e ad altrettante non veniva rinnovato il contratto, mentre gli stipendi dei dipendenti stagnavano, le aziende chiudevano e i consumi precipitavano e mentre televisioni e giornali descrivevano questo panorama inquietante, nel 2009, anno appena trascorso, un indice era invece in controtendenza: la quantità di denaro che gli italiani hanno speso nel gioco d'azzardo legalizzato, gestito dallo Stato, è aumentata del 14,4 rispetto all'anno precedente, raggiungendo la cifra record di 54410 milioni di euro. Un dato curioso. Perché l'Italia ha giocato di più quando aveva meno soldi? Una possibile regola sottostante è questa: più una comunità percepisce la diminuzione delle proprie speranze, dei propri progetti, delle proprie possibilità economiche, più gli individui di quella comunità sono attratti dall'idea di vincere grosse somme di denaro con il gioco. E, sebbene abbiano meno soldi a disposizione, non rinunciano alle giocate e anzi le aumentano. Due sono i motivi per cui una persona gioca: da una parte l'adrenalina che provoca la scommessa, l'attesa e la possibile vittoria (aspetto questo che diventa patologico in chi soffre di dipendenza da gioco) e dall'altra la speranza, seppur remota e anzi a volte remotissima (basti pensare a lotterie, come il Superenalotto, in cui la probabilità di vincere è prossima allo zero) di poter, attraverso la vincita di denaro, migliorare il proprio stato attuale. E più si pensa di non poterci riuscire attraverso altri mezzi (lavoro, rete sociale, servizi sociali, diritti, ecc), più si sognerà di riuscirci attraverso il gioco. Esistono due tipi di gioco d'azzardo che rispondono ciascuno in maniera ottimale ad una motivazione e meno bene all'altra. Il primo tipo è quello il cui prototipo è il gratta e vinci, oppure la slot machine. In questo gruppo rientrano tutti quei giochi in cui la vincita è più frequente ma anche più modesta, tutti quei giochi motivati dal piacere contingente del rischio e della vittoria. Mentre nel secondo tipo, quello il cui prototipo è il Superenalotto, sebbene sia praticamente impossibile vincere, tuttavia se uno ci riesce la somma è talmente alta che promette un radicale miglioramento della vita, almeno dal punto di vista materiale.

 

Quando ci accingiamo a giocare ad un gioco appartenente a quest'ultimo gruppo, a volte siamo portati a sovrastimare, anche in maniera grossolana, la nostra probabilità di vittoria. Abbiamo sognato un parente che ci suggerisce un certo numero, giochiamo date e cifre per noi simboliche e importanti, ci affidiamo a veri e propri calcoli e formule cabalistiche anche se sappiamo, stando almeno alle scienze fisiche, essere queste prive di fondamento. Siamo portati a ragionare secondo un vero e proprio pensiero magico: alcune persone con una convinzione difficile da scalfire, mentre altre, sebbene in linea di principio riconoscano  la natura irrazionale di questo pensiero, nondimeno alla fine lo applicano. Con il rischio, per tutte, di ricevere delle belle delusioni!

 

Altre volte il nostro approccio a questo tipo di giochi è più del tipo: “so che è impossibile, ma non si sa mai”. Per cui, quasi per avere la coscienza apposto e poter dire a se stessi: “almeno ho provato!” facciamo una o più prove. Con il rischio, in realtà raro -purtroppo!-, di ritrovarsi completamente sorpresi e impreparati se siamo fra quei pochissimi che vincono. Come la signora di Santa Croce che, dopo aver letto 500000 euro sul suo biglietto, ha avuto un malore. O come il film comico “Ho vinto la lotteria di capodanno”, in cui il protagonista interpretato da Paolo Villaggio, un cronista perseguitato dalla sfortuna, dopo averle tentate tutte per suicidarsi senza esservi riuscito, alla fine, mentre è assorto nel trangugiare un beverone avvelenato, scopre di aver vinto la lotteria di capodanno (non a caso biglietto: serie Z, numero 1717). Ma tempo un attimo e arrivano i rumori surreali dei crampi allo stomaco.  

 

8° puntata - Stalking. Un fenomeno più diffuso di quanto si pensi

 

7° puntata - Il fenomeno Mobbing. Le conseguenze psicologiche della crisi

 

6° puntata - La perdita del lavoro in Toscana. Le conseguenze psicologiche della crisi

 

5° puntata - Nei panni di un transessuale. Considerazioni sull'incontro con gli studenti del 'Pontormo'

 

4° puntata - Tragedia nel municipio di Montecatini. L'ossessione e la mancanza di alternative

 

 

3° puntata - Genitore e adolescente: due mestieri difficili

 

2° puntata - Immigrazione e cambiamento. Cosa c'è dietro il cartello anticinesi di Empoli


 

1° puntata - Violenza giovanile e vuoto. Riflessione partendo dalla distruzione delle scuole di Prato

 

Leggi la presentazione della rubrica Psiconews

Francesco Rigoli
 
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Quindi? - Campilounge (24/02/2010 15:57)
il gioco - deliof (24/02/2010 18:34)
quindi? - arres62 (24/02/2010 22:33)
giocare a carte - martinz (25/02/2010 19:34)
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