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Empoli

Editoria, il Parlamento toglie il sostegno all'emittenza locale. La protesta di Radio Lady, Radio Sei Sei e di gonews.it

Un provvedimento votato alla Camera sopprime le 'provvidenze'. Marco Rossignoli di Aeranti Corallo: "A rischio non solo molti posti di lavoro ma la sopravvivenza dell'informazione locale"
26/02/2010 - 10:57

Il Parlamento vuole togliere il sostegno alle radio e alle televisioni locali per finanziare giornali e tv di partito. E' questo ciò che emerge dal provvedimento adottato ieri dalla Camera dei Deputati, con il voto favorevole di tutti i partiti. Adesso dovrà pronunciarsi il Senato.

In sostanza, vengono soppresse le provvidenze editoria per le emittenti locali. Non si tratta di finanziamenti a pioggia ma di riduzioni tariffarie sui costi delle utenze telefoniche, e di rimborsi sui costi delle utenze elettriche, dei collegamenti satellitari e dei canoni di abbonamento delle agenzie di stampa, come l'Ansa.

 

Per Radio Lady e Radio SeiSei, le due emittenti radiofoniche di Empoli, e di conseguenza anche per il quotidiano on line gonews.it, curato dalla redazione giornalistica delle due radio, sarebbe un duro colpo alla possibilità di fare informazione libera e di dare spazio alle varie realtà istituzionali, politiche, associative e culturali  del territorio.

 

Verrebbero a mancare infatti aiuti indispensabili per la sopravvivenza dell'informazione locale, già messa a dura prova dai costi per il passaggio al digitale terrestre. L'intenzione è quella di dirottare questi fondi a favore dei quotidiani di partito.

Per Marco Rossignoli, presidente di Aeranti Corallo, il coordinamento delle emittenti radio e televisive locali di cui fanno parte anche le emittenti della XMedia Group (Radio Lady e Radio Sei Sei), la soppressione delle provvidenze mette a rischio non solo molti posti di lavoro ma la sopravvivenza stessa del mondo dell'informazione a livello locale. Rossignoli ha chiesto al sottosegretario all'editoria Paolo Bonaiuti di intervenire per modificare il provvedimento. Sono in corso proteste da parte del mondo delle emittenti locali, a cui si associano le nostre emittenti.

 

 

Ecco il comunicato stampa dell’Aeranti Corallo

  

Ieri mattina l’Assemblea della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame del disegno di legge AC 3210 di conversione del decreto legge n. 194/2009 (cosiddetto decreto legge “Milleproroghe”) ha approvato un emendamento in base al quale, tra l’altro, le imprese radiofoniche e televisive locali, a decorrere dall’anno 2009, non potranno più usufruire delle provvidenze editoria.

Il provvedimento è passato ora all’esame del Senato dove, considerati i tempi tecnici per la conversione del decreto legge, è presumibile che avvenga l’approvazione definitiva, senza ulteriori modifiche.

Al riguardo, l’avv. Marco Rossignoli, coordinatore AERANTI-CORALLO, nell’esprimere la protesta delle imprese radiotelevisive locali rappresentate, evidenzia che “le provvidenze editoria hanno contribuito negli anni alla realizzazione di redazioni nelle emittenti locali capaci di fornire informazione sul territorio”.

“In questo contesto – ha proseguito Rossignoli – AERANTI-CORALLO ha sottoscritto nell’anno 2000 con la Fnsi – Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato dei giornalisti, il Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) per i giornalisti delle radio e tv locali.”

“Tale Ccnl – ha aggiunto Rossignoli – è stato rinnovato da ultimo il 27 gennaio e viene applicato a oltre 1600 giornalisti sull’intero territorio nazionale.”

La soppressione delle provvidenze editoria mette a rischio le attività di informazione delle radio e tv locali, già in difficoltà per la crisi economica, con la conseguente perdita di molti posti di lavoro dei giornalisti ivi impiegati.”

Tale perdita di posti di lavoro si estenderà inevitabilmente anche alle agenzie di informazione radiotelevisiva.

“Auspichiamo – ha concluso Rossignoli – che il provvedimento adottato senza un adeguato confronto con le imprese del settore, possa essere ripensato, al fine di recuperare una forma di sostegno che non rappresenta, peraltro, un onere rilevante per lo Stato, mentre per le imprese radiotelevisive locali costituisce una misura di garanzia del pluralismo informativo e dell’occupazione nel comparto.”

Giacomo Cioni
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