
Internet, che ci piaccia o no, negli ultimi quindici anni ha completamente cambiato il modo di comunicare e di vivere in società. E, se è vero che la nostra mente dipende dal nostro modo di vivere in società, è evidente come di conseguenza abbia cambiato anche questa. E lo ha fatto ad una velocità tale che il paragone con qualsiasi altro mezzo tecnico che in passato ha rivoluzionato il modo di stare in società appare improprio. Inoltre tale velocità, insieme alla portata globale del fenomeno, è la causa per cui i soggetti sociali coinvolti si sono trovati in una posizione passiva di fronte al cambiamento, incapaci di governarlo. Il risultato è il panorama contraddittorio che ci troviamo di fronte, un panorama in cui possiamo vedere sia il raggiungimento di traguardi ambiziosi, sia la comparsa di problemi complessi e di difficile soluzione, in quanto le nostre categorie interpretative male si adattano alla loro decifrazione.
Proprio riguardo a uno di questi problemi cercherò di dire qualcosa. Mi riferisco al rapporto tra internet e gli adolescenti. Innanzi tutto partiamo da un dato di fatto. Il rapporto che gli adolescenti hanno con internet è diverso rispetto a quello che hanno persone di età diverse. Se queste ultime infatti hanno avuto a che fare con questo universo soltanto ad un certo punto della loro vita, i primi invece ci sono, in un certo senso, nati dentro. E crescere, fin dall'inizio, all'interno dell'orizzonte sociale descritto da internet cambia radicalmente il punto di vista. I più anziani, mentre faticano in rete e ne apprezzano alcuni aspetti odiandone altri, sono in grado di fare un paragone con il passato e dire: “che bello, posso fare questo” oppure “questo si faceva meglio prima”; per gli adolescenti invece la rete è un habitat naturale, in cui muoversi con disinvoltura. A volte il rischio è che essi la considerino come priva di alternative, semplicemente perché di queste non possiedono esperienza. Difficile immaginare come facevano i genitori a vivere senza. Ma cosa vuol dire vivere internet come realtà priva di alternative?
Internet è uno strumento che amplia l'orizzonte dell'uomo. Consente di creare nuovi scenari, nuovi simboli, consente di raccontare storie in modo creativo. E consente di fare circolare questo calderone di informazione attraverso milioni di individui. Tuttavia internet amplia sì l'orizzonte dell'uomo, ma soltanto all'interno di un certo dominio. Il dominio del linguaggio simbolico. Rimane scoperta quella che è la parte più sostanziosa dell'essere umano, la parte che condivide con gli animali: il corpo. La rete è priva di corpo. E' priva di tatto, di olfatto, di gusto. E' soltanto sguardo e, per la precisione, sguardo a due dimensioni. Ma la relazione umana è fatta di corpi che comunicano, non solo di simboli. Anzi, i corpi che comunicano rimangono i mezzi migliori per far passare le nostre emozioni e i nostri significati più profondi.
Tornando alla nostra discussione, sul rapporto tra adolescenti e internet, penso che questo sia un esempio illuminante di come l'utilizzo di una tecnica o di una tecnologia sia indissolubilmente intrecciato ai bisogni degli attori sociali che sono in grado di utilizzare quella tecnica o quella tecnologia. Abbiamo detto che internet è, per un adolescente, un habitat naturale. Penso sia saggio, come educatori, valorizzare questo dato di fatto e avere considerazione delle capacità che gli adolescenti hanno nel padroneggiare internet e il sistema di simboli complessi che ne è alla base, utilizzandolo nella comunicazione. Dobbiamo incoraggiare questa loro attitudine, nata dal fatto di vivere internet come un ambiente familiare.
Dobbiamo però temere allo stesso modo che l'interesse esclusivo per questa dimensione porti a non vedere invece l'altra, quella propria del corpo e della relazione tra persone in carne e ossa. In realtà quest'ultima è molto più interessante e piacevole della prima. Gli adolescenti stanno al computer ma dopo un po' naturalmente si stancano e, se si trovano di fronte ad un contesto relazionale stimolante e accogliente, si mettono a giocare, per dire, a nascondino. Il richiamo delle necessità del corpo è più forte. Questo però non accade se il contesto relazionale non è stimolante e accogliente. In tal caso il computer rappresenta un'isola sicura nella quale rifugiarsi, una realtà priva di alternative.
Concludo quindi con questa tesi, aspettando di sapere cosa ne pensate: la fuga dalla realtà verso il mondo virtuale di internet, a volte messa in atto dagli adolescenti, non è il problema ma la sua conseguenza: problema che sta invece nelle difficoltà all'interno di relazioni in carne ed ossa che essi incontrano in famiglia, nella scuola, tra i pari, nella società. E' qui che serve intervenire. Per niente è utile vietare l'accesso a internet.
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