
Il costruttore fiorentino Riccardo Fusi, ex presidente della Btp, è un "soggetto cinico e senza scrupoli" come l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli (quello che la notte del terremoto in Abruzzo diceva al telefono di aver riso nel letto). La definizione è contenuta nel ricorso della procura di Firenze contro la decisione del gip di respingere la richiesta di arresto per Fusi.
Il ricorso è stato firmato dai pm il 4 marzo, poche ore dopo il deposito dell'ordinanza con cui il gip, Rosario Lupo, aveva respinto la richiesta di arresto per Fusi, disponendo invece la custodia cautelare in carcere per Piscicelli, i domiciliari per l'avvocato Guido Cerruti, e una nuova misura restrittiva per i funzionari della Ferratella Angelo Balducci e Fabio De Santis. Il 30 marzo, il tribunale del riesame di Firenze discuterà il ricorso della procura sul negato arresto di Fusi, che il 17 sarà interrogato, in procura a Firenze. Un arresto che i magistrati toscani ritengono necessario, anche perché l'azione di Fusi "appare più subdola - scrivevano i pm nella richiesta di arresto - e potenzialmente più idonea ad inquinare il corretto svolgersi dell'azione amministrativa, rispetto alla erogazione della cosiddetta mazzetta. La semplice dazione di denaro - argomenta infatti la procura di Firenze - si può in qualche modo isolare e confinare come fatto storico; nella presente fattispecie, invece, si perseguono indebiti vantaggi sempre più ampi e ramificati e si consolida e si fortifica un rapporto illecito proiettato nel tempo senza ormai soluzione di continuità e coinvolgente ogni futuro e prossimo appalto pubblico".
Intanto, come annunciato, i difensori di Balducci e Piscicelli hanno depositato in procura a Firenze le istanze per chiedere il trasferimento delle indagini sull'appalto della scuola marescialli dal capoluogo toscano a Roma. I magistrati fiorentini hanno dieci giorni per decidere se accoglierle o meno. Mentre a Perugia, l'imprenditore Diego Anemone e Balducci hanno presentato ricorso al Riesame per gli arresti relativi alla parte dell'inchiesta sui grandi eventi trasferita da Firenze alla procura umbra. Riguardo a Fusi, nel motivare al Riesame la necessità di custodia cautelare in carcere, i pm fiorentini spiegano che l'imprenditore si è rivelato "soggetto sempre pronto a intraprendere ogni 'scorciatoia' anche se palesemente illecita, in vista del perseguimento di obiettivi di profitto". La procura rileva come la condotta di Fusi per la scuola marescialli "non è particolare, unica e occasionale", come sostenuto dal gip, "bensì costituisce l'eclatante espressione di un consolidato modus operandi illecito utilizzato dall'imprenditore".
Ancora, le indagini hanno "fotografato" un "vero e proprio metodo di approccio nei suoi rapporti con la Pubblica amministrazione: parallelamente ai canali leciti egli avvicina pubblici funzionari corrotti e al contempo esercita pressioni su influenti esponenti della politica nazionale - il riferimento è all'on. Denis Verdini -, in vista del perseguimento dei proprio affaristici interessi". Giudizi non meno critici i pm fiorentini li esprimono nei confronti di Balducci nella richiesta di custodia cautelare eseguita il 4 marzo: "Le dimissioni strumentali di Balducci dalla commissione di collaudo", scrivono i magistrati riferendosi all'appalto per la scuola marescialli, sono "un atto contrario ai doveri di ufficio se letto nel contesto di rapporti in cui sono maturate". Anzi, sono "un esempio eclatante di atto contrario". Secondo i magistrati fiorentini, "dopo averlo concordato tra privati corruttori e pubblici ufficiali, Balducci rassegna le dimissioni" per "bloccare la prosecuzione dei lavori in cantiere", "con l'ambizioso obiettivo di estromettere dal cantiere stesso Astaldi".