
"Abbiamo scritto al presidente Napolitano per esprimere il nostro pensiero e la nostra preoccupazione circa il contenzioso sulla ammissione delle liste elettorali alle prossime elezioni regionali.
LETTERA AL PRESIDENTE NAPOLITANO
Signor Presidente Napolitano,
Le scriviamo per rappresentarLe tutta la nostra preoccupazione ed il nostro sconcerto per quanto avvenuto in questi giorni in margine al contenzioso sulla ammissione delle liste elettorali nel Lazio ed in Lombardia.
Siamo tra i tanti che si sono adoperati, a nostre spese ed a sacrificio del nostro tempo, per garantire che la raccolta delle firme necessaria alla ammissione alla competizione elettorale, fosse completa, in ordine e rispettosa di quanto stabilisce la legge.
Oggi ci accorgiamo che quella fatica e quella volontà di rispettare regole ed istituzioni che ha contraddistinto tanti cittadini della nostra e di altre formazioni politiche, sono state vilipese e mortificate.
Con un decreto notturno il Consiglio dei Ministri cambia in corsa le regole del gioco ridicolizzando e sbeffeggiando coloro che quelle regole hanno rispettato e premiando al contrario coloro che le hanno palesemente infrante.
Un pessimo esempio ed un messaggio devastante per tutti coloro che si ostinano ad anteporre, agli accomodamenti, alle furbizie, alle prepotenze la ricerca di soluzioni complessive sostenute da regole certe ed universali.
Con questo spirito abbiamo sperato che Lei Signor Presidente non firmasse quel decreto, rimettendoci al giudizio che Lei, nella sua Alta responsabilità, avrebbe dato in merito alla costituzionalità od incostituzionalità di quell'atto legislativo.
Rispettiamo la sua scelta. Ne prendiamo atto e basta.
Diversa è la valutazione sulle argomentazioni che abbiamo letto sul sito del Quirinale a sostegno della Sua decisione di firmare il decreto, argomentazioni che travalicano il giudizio di costituzionalità e che troviamo assolutamente non condivisibili.
Traspare da quelle argomentazioni l'idea che la forza ed il ruolo istituzionale di un partito 'il maggior partito politico di governo' possa porlo, se non al di sopra, in una diversa relazione con la legge e con il dovere di rispettarla.
E se si fosse trattato di un piccolo partito di opposizione?
Se si fosse trattato di un partito che, come quello a cui sento l'orgoglio di appartenere, che pur non avendo seggi in parlamento, si adopera per rimanere forza viva ed attiva nella società?
Come sarebbero andate le cose?
Riteniamo, Signor Presidente, che la legge non possa avere parametri quantitativi, ma esclusivamente qualitativi, che un diritto od un dovere siano tali indipendentemente dal numero di coloro che possono esercitarlo o vi siano sottoposti. Anzi, riteniamo che la legge, anche e forse soprattutto quella sulle procedure elettorali, debba necessariamente tutelare tutti allo stesso modo, garantendo proprio ai più deboli che la forza non prevalga sul diritto.
Vi è inoltre nelle Sue parole un riferimento a schieramenti alternativi che lascia trasparire una visione 'bipolare' della politica italiana che non trova riscontro nella Costituzione e che, questa sì, ha avuto l'effetto di privare, in non pochi casi, i cittadini del loro diritto di scelta".