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Empoli

I Comunisti bocciano la controriforma Gelmini - Tremonti sulla scuola

Si avranno "maggiori costi per le famiglie, numero crescente di giovani tra i 14 e i 18 anni che smetteranno di studiare, riduzione delle materie e decine di insegnanti in meno"
12/03/2010 - 17:35

La controriforma della scuola secondaria approvata dal Governo si può sintetizzare così: milioni di ore di scuola in meno, decine di migliaia di insegnanti e non docenti in meno, migliaia di classi e scuole in meno. Il tutto coniugato con un impianto culturale di 80 anni fa che non ha niente a che fare con la società contemporanea e che è solo funzionale ad una scuola classista della separazione e dell'esclusione.  Tanti meno generano due più: maggiori costi per le famiglie che vorranno far studiare i loro figli e un numero paurosamente crescente di giovani fra i 14 ed i 18 anni che non frequenteranno più la scuola. E' necessario fermare questa deriva che priva i giovani del loro futuro. Oltre tutto, ed è, se possibile, ancora più intollerabile, il diritto all'istruzione viene negato con semplici 'regolamenti' governativi.

 

E' inaccettabile che centinaia di migliaia di ragazzi debbano scegliere entro marzo indirizzi scolastici di cui non conoscono nulla. Dobbiamo, da subito, batterci perché l'attuazione di questa controriforma venga almeno posticipata di un anno, ma, oltre a questo organizzare un movimento nel Paese per cancellare questo provvedimento, per una scuola pubblica che accolga tutti i giovani del nostro Paese almeno fino a 18 anni, dando loro competenze e istruzioni adeguate.

 

Ciò nella consapevolezza che, nella società odierna, senza scuola non c'è lavoro, non esiste cittadinanza. Questi cosiddetti “regolamenti” costituiscono, lo ribadisco, una vera e propria controriforma della nostra scuola secondaria,  inaccettabile, incostituzionale in quanto mette in gioco il diritto di istruzione delle giovani generazioni e, con esso, il futuro loro e dell’intero Paese. Sono i fatti ed i numeri a dimostrare l’inconfutabilità di questa affermazione.

 

Viene ormai riconosciuto da tutte le forze sociali, economiche, politiche  democratiche che il nostro Paese, per garantirsi il futuro, deve oggi fronteggiare un’esigenza prioritaria e inderogabile: quella di elevare il livello culturale e di istruzione di tutta la popolazione ovvero deve anzitutto assicurare ai giovani un grado qualificato di istruzione che consenta loro di essere cittadini a pieno titolo, e, quindi, di avere un lavoro stabile, sicuro, che permetta loro di progettare il proprio futuro.

 

Un grado di istruzione minimo viene oggi individuato nel conseguimento da parte di tutti i diciottenni del diploma della scuola secondaria superiore. Un obiettivo di civiltà che realizzi l’inclusione nella nostra scuola secondaria dei circa 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi. Il che comporta una conseguenza ovvia: un tale numero più elevato di studenti richiede più aule, più scuole, più ore di insegnamento, più docenti, più fondi per il diritto allo studio, maggiori risorse per attuare gli indispensabili atti di riforma finalizzati a mettere la nostra scuola in grado di accogliere e di dare a tutti un’istruzione qualificata almeno fino a diciotto anni di età, appunto.

 

Invece, i “regolamenti” governativi, si muovono nella direzione esattamente opposta essendo finalizzati esclusivamente a ridurre di diversi miliardi, 8 per la precisione, le risorse della scuola secondaria superiore.  Il che comporta: migliaia di classi in meno che andranno ad aggiungersi alle 5000 già soppresse; meno scuole; circa 40.000 insegnanti in meno ( solo nella sola secondaria) che andranno a sommarsi ai 47.000 già tagliati quest’anno; meno ore di lezione; costi crescenti per le famiglie, che, se non potranno sostenerli, saranno costrette ad indirizzare i loro figli verso un lavoro non qualificato e, magari, precario e, quindi, senza diritti, sottopagato e sotto ricatto da parte dei loro datori di lavoro.

 

Il tutto  coniugato con un impianto culturale di stampo gentiliano concepito e riferito ad una società che non esiste più da decenni, che nulla ha a che fare con l’esigenza di cultura critica  e il ruolo del sapere nella società contemporanea, che è funzionale solo ad una scuola classista della separazione e dell’esclusione. Non è difficile prevedere che l’attuazione di questi fantomatici “regolamenti” oltre a non riportare nella scuola i 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi, produrrà, al contrario, forme di esclusione sempre più estese e massicce dal diritto di istruzione precludendo l’accesso al diploma della secondaria superiore a percentuali ben più elevate dell’attuale 20-25% di giovani che già oggi non lo conseguono.

 

La loro attuazione segnerà dunque un passaggio di straordinaria rilevanza ai fini dello storico progetto reazionario che la destra persegue: smantellare la scuola pubblica, estirpare il diritto inalienabile all’istruzione per tutti sancito dalla Costituzione italiana. Su  tutto ciò non vi può essere mediazione o compromesso di sorta da parte di chi ha a cuore il futuro del Paese, vuole salvaguardare e attuare il dettato costituzionale, intende trasformare nel senso della giustizia e dell’uguaglianza questa società. Per questo crediamo sia indispensabile l’opposizione più intransigente.

 

Questo pur nella consapevolezza  che, se, per assurdo, dovesse accadere,  neppure il pronunciamento negativo del Parlamento potrebbe essere sufficiente ad impedire alla destra di procedere su questa strada sciagurata: sono riusciti ad espropriare il Parlamento persino delle scelte decisive per il futuro di tutti noi. E tuttavia una forte, chiara voce di opposizione nel Paese e nelle Istituzioni, costituirebbe un segnale importantissimo per mantenere accesa la speranza, per riaprire nella scuola,  nella società, nelle Istituzioni, una grande stagione di lotta capace di fermare questo disegno reazionario che, può ancora e deve essere sconfitto.

 

Tutto questo va ad aggravare il dramma che già da troppo tempo la quasi totalità delle 10.700 scuole pubbliche italiane stanno vivendo: senza fondi per il loro funzionamento ordinario; senza risorse per assumere personale supplente; con l’invito di Direttori regionali alle scuole a svolgere la pulizia delle aule e dei servizi igienici a giorni alterni; nella generalità dei casi costrette a chiedere contributi alle famiglie per il loro quotidiano funzionamento (alla faccia della gratuità dell’istruzione sancita dalla Costituzione!).  Una situazione di emergenza voluta e determinata solo dalle inadempienze di un governo che rifiuta di trasferire alle scuole persino le risorse loro dovute! Uno stato di emergenza che dura da troppo tempo e che sta mettendo a rischio, non solo la qualità, ma persino la semplice funzionalità della nostra scuola pubblica.

 

A questa emergenza si deve porre subito fine. Basterebbe che il Governo restituisse alle scuole il miliardo di debiti che ha accumulato nei loro confronti, basterebbe lo stanziamento immediato e urgente di 300 milioni di euro aggiuntivi alle misere risorse promesse alle scuole. 300 milioni. Nulla a fronte degli otto miliardi di tagli operati dal governo contro la scuola pubblica! 300 milioni: indispensabili per impedire la morte di una scuola pubblica qualificata che garantisca il diritto di istruzione. 300milioni: l’equivalente del costo di tre aerei militari Eurofighter di cui il governo ha ordinato ventuno esemplari l’estate scorsa e che ora sembra stia cercando di “rivendere” perché sarebbero troppo cari e perché non così necessari alla difesa del territorio nazionale!
 

Gruppo comunista consiglio comunale di Empoli
 
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