
"Decisione vergognosa, è una sconfitta per chi si batte per tentare di fermare il doping e per il ciclismo in generale. Confermare questa squalifica nonostante le confessioni sconcertanti di Eugenio Bani, non è giusto". E' il commento di Ivano Fanini, patron di Amore & Vita-Conad, alla decisione con cui nei giorni scorsi il Tribunale Nazionale antidoping del Coni ha respinto l'istanza di sospensione fatta da Eugenio Bani, il corridore junior (il più promettente azzurro della categoria) trovato positivo alla gonadotropina corionica ai campionati italiani di categoria nel giugno scorso.
Banni, che Fanini ha ingaggiato, dovrà scontare per intero i 21 mesi inflittigli nel primo grado nonostante le confessioni fatte: il giovane, 19 anni delle provincia di Pisa, aveva accusato la sua ex squadra di doping sistematico. "In passato si sono fatti sconti (vedi caso di Emanuele Sella) e in questo caso niente - ricorda Fanini, che da anni di batte contro il doping - Non è possibile che la denuncia di un doping di squadra, organizzato nei minimi dettagli ai danni di ragazzini minorenni, non venga considerata".