L’11 febbraio scorso è stata inaugurata nella città di Dori (Burkina Faso) una Scuola Primaria col nome di “Progetto 7 Gennaio” intitolata alla memoria di Matteo Gronchi, un giovane di Capanne (frazione di Montopoli Val d'Arno) scomparso tre anni or sono in un tragico incidente stradale, esattamente il 7 gennaio 2007. Da qui il nome del progetto promosso dal Movimento Shalom.
Matteo Gronchi continua a vivere in Burkina Faso, uno dei paesi più poveri al mondo, attraverso una scuola primaria a lui intitolata: un progetto ambizioso forse, ma non troppo, visto che ha già raggiunto il primo obiettivo: la costruzione di due edifici che a pieno regime ospiteranno 200 ragazze. Il secondo obiettivo del “Progetto 7 Gennaio” , già in fase di attuazione, prevede l’ampliamento dell’internato che funge da collegio per le ragazze che provengono da fuori provincia, l’infermeria, l’alloggio per le suore e le insegnanti, una Cappella e il muro di cinta.
Grande commozione il giorno dell’inaugurazione da parte dei partecipanti italiani guidati da Silvio Della Maggiore, rappresentante del Movimento Shalom e dagli altri soci e amici, per il ricordo di Matteo sempre vivo, ma soprattutto per le bellissime parole del vescovo Joachem Ouedraogo il quale, nel suo intervento, ha spiegato come un tragico evento quale la morte di Matteo possa trasformarsi in vita e speranza, sia per le ragazze che potranno frequentare la scuola, sia per chi ha creduto in questo progetto fin dal suo nascere.
Fin da subito dopo la morte di Matteo c'è stata la convinzione che questa scuola si sarebbe costruita: la cospicua somma raccolta al suo funerale, le donazioni da parte di parenti, amici e conoscenti partite dalla rinuncia ad un qualcosa per un qualcosa di non ancora tangibile, le tante iniziative che sono state fatte tramite lotterie, salvadanai, offerte da funerali, da nascite, ecc., ci hanno permesso di arrivare fino a qui. Il segnale più forte affinché il progetto possa proseguire nel suo compimento proviene proprio da lì, dal Burkina Faso, perché è proprio lì che il ricordo di Matteo è così forte, in un ospedale dei Camilliani dove il reparto di maternità presente usa gli arredi dell’ex reparto di maternità dell’ospedale di San Miniato, proprio dove era nato Matteo, inviati grazie al Movimento Shalom. Qualcuno al di sopra di noi ci ha indicato la strada da seguire e noi, aiutati dalla Provvidenza, siamo arrivati fino a qui e faremo di tutto per realizzare l'intero progetto.
"Questo viaggio per noi - dicono dal movimento - è stato fonte di grande consolazione e speranza perché abbiamo incontrato negli occhi e nei sorrisi di tutti quei bambini gli occhi e il sorriso di Matteo, che sappiamo esserci sempre vicino e che ci guida da lassù in ogni nostro passo".