"L'impianto di Montale ha subito profonde modifiche, soprattutto per quanto riguarda i sistemi di abbattimento delle sostanze inquinanti, praticamente inesistenti nei primi anni di vita".
E' quanto emerso dall'intervento che Claudio Coppi, responsabile Arpat di Pistoia ha fatto questa mattina al teatro 'Moderno' di Agliana (Pistoia) nel corso di un incontro pubblico promosso da Provincia di Pistoia, e altri enti locali per illustrare i dati sul monitoraggio ambientale e sanitario sull'inceneritore di Montale (Pistoia).
Malgrado l'assenza di sistemi di abbattimento nel primo periodo di funzionamento dell'impianto (attivo dal 1978), i relatori hanno sottolineato che nel corso degli anni sono stati implementati sistemi come le camere di post-combustione (primi anni '90), il sistema a carboni attivi (completato nel 2002), e infine i filtri a maniche in Gorotex (completati nel 2007), che rendono l'inceneritore più sicuro e meno inquinante rispetto al passato.
"I risultati fino ad oggi ottenuti - ha detto Coppi riferendosi alle rilevazioni sulla presenza di diossine, furani e Pcb nell'area del montalese - non sono in grado di confermare una correlazione stretta e biunivoca fra le emissioni dell'impianto e la condizione ambientale riscontrata".
Sull'esito del convegno si registra la nota polemica di Patrizia Gentilini, medico vicino ai comitati anti-inceneritore.
"I dati - afferma - dimostrano l'assoluta eccezionalità dell'inquinamento di questo territorio e della contaminazione dei suoi cibi rispetto al territorio regionale. Mentre per il territorio regionale tutti i 99 campioni di alimenti di origine animale analizzati per la ricerca di diossine e Pcb tra il 2006 e il 2009 hanno dato risultati inferiori ai limiti di legge, nell'area di ricaduta dell'inceneritore di Montale, su 20 campioni ben 8 sono risultati superiori ai limiti di legge".