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Santa Croce sull'Arno
L'impianto di Aquarno a Santa Croce sull'Arno

Tubone, l'invito del presidente di Aquarno: "Puntiamo davvero all'unificazione della depurazione industriale"

Massimo Bertacca fa chiarezza dopo alcuni interventi politici: "I costi del servizio per le concerie sono diminuiti. Gli ammortamenti degli investimenti azzerati entro due anni"
01/09/2010 - 17:21

"Senza volere entrare nelle polemiche politiche apparse in questi giorni su quotidiani e siti di informazione relativamente all’Accordo di Programma per la riorganizzazione delle acque dell’Ato 2 (Tubone),  mi permetto per il ruolo che sono stato chiamato a ricoprire, ma soprattutto per il peso che Aquarno (assieme a Cuoiodepur e Fucecchio) rivestono all’interno di tale Accordo, di correggere alcune affermazioni e inesattezze che rischiano oltretutto di vanificare i consistenti investimenti e l’enorme lavoro di relazioni  fin qui svolto da tutti coloro, pubblici e privati, che mi hanno preceduto. Leggo (e sintetizzo) che secondo Stefano Giannotti gli investimenti fin qui fatti avrebbero dovuto di per sé essere già più che sufficienti per partecipare al progetto “Tubone” senza che ciò comportasse ulteriori oneri anche a nostro carico e che per Letizia Quaqlierini le spese del nostro depuratore restano costanti, a fronte di una riduzione degli scarichi e del numero delle Aziende.

 

Il progetto “Tubone” nasce su di un piano parallelo  alle gestioni correnti della depurazione dei reflui industriali da un lato e civili dall’altro. Mi spiego meglio. L’emanazione della legge Galli  n° 36 del 1994 che ha stabilito la costituzione dei Servizi Idrici Integrati su base di Ambito per  i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione e quindi solo la successiva costituzione nel 1996 dell’Ato 2, ha consentito alla fine degli anni ’90 di ipotizzare un percorso di convergenza di interessi e obiettivi fra pubblico e privato.

 

Nel frattempo però non sono venuti meno gli obblighi di legge per i Depuratori in termini di rispondenza della qualità degli scarichi, né tantomeno sono cessati gli investimenti per il miglioramento delle prestazioni dell’impianto sia in termini di qualità che di economicità. Ne sono dimostrazione i risultati fin qui conseguiti che hanno visto, pur in presenza di una continua riduzione dei volumi di scarico dovuti alla crisi che ha investito anche il nostro settore, un progressivo abbassamento delle tariffe applicate e non, come sostenuto da qualcuno, spese costanti. Siamo passati dai circa 3.430.000 mc. denunciati  del 2007 ai 3.000.000 del 2009 con una tariffa che è passata nello stesso periodo da 7,48 a 6,78 €/mc. Quindi nonostante il momento di crisi e con l’incidenza dei costi fissi, contrariamente ad altre realtà, il costo della depurazione al mc. per le nostre concerie è diminuito, non aumentato.

 

Inoltre gli ammortamenti degli investimenti saranno azzerati fra 2011 e il 2012 e il livello di efficienza depurativa ha superato il 99% di abbattimento delle sostanze inquinanti.

 

Ma non basta. Qualcosa rimane ancora da fare sul fronte della salinità e pur avendo fatto importanti miglioramenti, sono stati ipotizzati nuovi interventi inserendoli  appunto nell’Accordo di Programma. anche su quei parametri che, pur rappresentando un impatto ambientale di proporzioni modeste, continuano a necessitare di deroghe rispetto ai limiti di legge (i limiti previsti sono passati da 5.000 a 3500 mg/lt) . Ma un impianto come questo non può  programmare il proprio lavoro in un regime di deroghe, così come non penso si possa permettere che quanto fin qui fatto rischi di bruciarsi  alla prossima crisi dietro l’angolo. Non si può pensare, per contro, che impianti con peculiarità industriali come il nostro rischino di essere messi a gara ad evidenza pubblica per la gestione. Se ci sono ulteriori margini di miglioramento nell’impianto,  chi investirebbe un euro senza prospettive certe? Eppure lo scenario poteva per contro essere diametralmente opposto, ognuno a risolvere i  problemi a casa propria e vivacchiare “stiracchiando” un’altra deroga da un lato, e il pubblico a risolvere i propri problemi di frammentazione della depurazione dall’altro.

 

E’ invece grazie ad una logica che definisco di “soluzioni responsabili” che è stato possibile ipotizzare quella convergenza di interessi e obiettivi a cui facevo riferimento all’inizio.
Da un lato impianti, e quindi investimenti (privati e pubblici), ormai sperimentati per garantire efficienza ed economicità e la necessità di garantire un futuro al nostro sistema industriale in un contesto di crescente sostenibilità ,  dall’altro la necessità di investimenti pubblici per adeguare 47 impianti sotto dimensionati e costruirne 2 nuovi a sostegno degli sviluppi urbani realizzati e da realizzare.
Nel mezzo il salto di qualità. Per tutti.
Controlli di gestione più efficienti, ulteriori miglioramenti qualitativi della depurazione, unificazione della depurazione industriale del Comprensorio, minori emungimenti da falda, riutilizzo della risorsa idrica, riorganizzazione della depurazione civile, risorse per il Padule. Futuro.

 

Facile a dirsi, ma dalle prime ipotesi del solo collegamento della Val di Nievole della fine anni ’90, passando dalla prima dichiarazione di intenti sottoscritta con la Regione Toscana e il Ministero dell’Ambiente nel 2003, all’ultima versione del 2008 che ho sottoscritto da Delegato del Sindaco con il Ministro Matteoli, nella crescente molteplicità dei soggetti (Ministero, Regione,Autorità di Bacino, Ato 2 ,tre province,2 Arpat, 52 comuni, Associazione e Consorzio Conciatori,  Valdera Acque) ho potuto apprezzare, nella diversità dei ruoli e degli interessi, la consapevolezza di avere sviluppato nella nostra realtà una esperienza esemplare e attendibile. Non a caso, forse, lo stesso Ministro Matteoli dimezzò riducendo a 14 milioni la quota di investimenti a carico delle Associazioni a fronte dei 161 milioni complessivi.
Per questi motivi ritengo che mai come adesso le posizioni di tutti dovrebbero convergere in un unico obiettivo condiviso:  la unificazione della depurazione industriale come prevede appunto l’Accordo di Programma che, pur essendo incentrata su impianti di dimensioni enormi, avrebbe solo da guadagnare da una gestione unica. E ne guadagnerà il mondo del lavoro, l’ambiente e tutta la collettività".

Massimo Bertacca, Presidente Consorzio Aquarno
 
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MI MERAVIGLIO - DIAMANTE (01/09/2010 18:05)
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