L’avventura è finita a buon fine. Daniele Celentano, giocatore dell’Empoli Rugby di 25 anni, e Francesco Maria Frati, 23 anni di Siena, sono arrivati a Taškent, capitale dell’Uzbekistan, dopo un viaggio di diecimila chilometri nel quale hanno attraversato in motocicletta due continenti e dieci stati. Il traguardo è stato raggiunto il 2 settembre e giovedì 9 un aereo riporterà a casa loro e i mezzi con cui hanno affrontato questa avventura estrema attraverso la valle del Pamir. Sono gli stessi ragazzi a scrivere a gonews.it per segnalare la riuscita della loro avventura con una mail arrivata in redazione stamani, lunedì 6 settembre.
“Che dire? – scrivono i due – Abbiamo avuto tanti imprevisti, moltissimi episodi indimenticabili e incrociato le vite di molte persone, con le loro storie e i bei momenti trascorsi insieme. Abbiamo aggiornato il nostro sito www.pernonessercomebruti.it, nella pagina del diario di viaggio ci sono molte foto e il resoconto paese per paese”.
Il sito infatti non ha mai smesso di essere aggiornato. All’interno Daniele e Francesco, partiti il 31 luglio dal porto di Bari, hanno raccontato tutte le tappe attraverso testi e foto. Un’avventura che ha varcato i confini di Albania, Macedonia, Grecia, Turchia, Georgia, Azerbaijan, Kazakistan, Uzbezistan, Tajikistan prima di arrivare a Taškent. Tantissimi gli scatti pubblicati, come i momenti magici passati nel corso di questo viaggio incredibile.
I giovani avventurieri hanno guidato due autentiche leggende delle due ruote: Daniele era su "Eva", una Yamaha xt660z Teneré del 2009, e Francesco su "Mucca", Yamaha XTZ750 Superteneré".
Proponiamo qualche estratto originale tratto dal blog, scritto da Daniele Celentano:
GEORGIA – “Via in fuga verso la Georgia tra passi e montagne bellissime poi dopo l’ennesima curva il Mar Nero davanti a noi! Alla frontiera e’ un inferno..sotto il sole battente in fila di fianco al buzzurro di turno con fuoristrada motore in moto e aria condizionata a palla!Il calore e’ insopportabile!L’acqua nei camelback e’ buona per un the bollente delle 17, ma sono le 13 e noi siamo zuppi!se scuoto la testa sembro un Labrador dopo il bagno! Alla frontiera conosciamo Peppuccio, un ragazzo dell’Azerbaijan di cui non ricordo il nome vero!Peppuccio dice che Baku e’ bellissima e che le strade sono peggio di quelle turche… poi capiamo che lui ha visto solo le strade buone della Turchia… Annamo BBene!!”a Fra come so ste strade Turche?” “Eh come so?So Turche!””.
AZERBAIJAN – “A 100 chilometri da Baku il misfatto! Ci sono delle macchine della polizia sul lato della strada, delle bellissime BMW serie 3 nuove, ne esce un poliziotto che sventola una paletta luminosa!Lo saluto con la manina e do gas... col XXXXX che mi fermo!Francesco non è così fortunato ed è costretto a fermarsi, io tiro dritto nella speranza che si liberi dall'impiccio… aspetto, torno indietro.
All'arrivo la scena e la seguente: Francesco che discute con un poliziotto e quello che ho salutato che sta per usare la palette in un modo diverso da quello usuale, nei miei confronti.
Lo ferma un suo collega, io mi accendo una sigaretta e gli ne offro una. Francesco mi dice:"Carino e coccoloso, ci parlo io!" si, effettivamente a me hanno già fatto girare le scatole a sufficienza!
Pare che io, non abbia rispettato una precedenza mentre stava arrivando una macchina da circa un chilometro di distanza e per questo vogliono 150 USD.
Ci chiedono di firmare un verbale e pagare oppure ci portano in caserma, nel mentre i nostri documenti sono finiti in una valigetta piena di soldi!
Discutiamo:"io non firmo nulla senza aver prima chiamato l'ambasciata!" il tizio si inalbera e dice che o paghiamo o non ci ridanno i documenti! Chiamiamo l'ambasciata poi passiamo il telefono al poliziotto.
Dopo un po' ci chiede 50 USD. No, non te li diamo!Poi chiede il pacchetto di sigarette, ci possiamo stare.
Partiamo per Baku dopo aver perso un'ora con questi simpatici servitori della Legge”.
KAZAKHISTAN – "A soli 200 chilometri da Aktau, quando l’asfalto cede il passo allo sterrato la musica cambia di colpo! La strada e’ una cosa che si stenta a dire sia o sia stata una strada. Si tratta in realtà di una massicciata che doveva, chissà quanti anni fa, essere asfaltata, ora ci sono solo buche enormi e consecutive, sabbia, ghiaia e i carichi persi dai camion, il tutto guidando in un fitto polverone che riempie e polmoni e riduce la visibilità a poche decine di metri".
UZBEKISHAN – “Arriviamo a Q’on Girot. Ci sembra una piccolo Olanda. D’improvviso, da che eravamo nel deserto, una distesa piana verde e lussureggiante con alberi. Sì, alberi, era una vita non ne vedevamo uno, canali e campi coltivati, ma la gioia dura poco perché io foro di nuovo, il posteriore stavolta.
Si ferma un omino con un sidecar e uno con un camion. Vogliono darci una mano e chiediamo quindi al tizio del sidecar di portare la gomma in paese e farla riparare. Francesco lo segue mentre io rimango solo a scrivere dell’accaduto sul diario. Dopo poco tornano con il tipo che pretende 10.000 Cym, l’equivalente di 5 USD, per il disturbo. Gliene diamo 4.000 ed si allontana contento”.
TAJIKISTAN – “All’ingresso nell’ennesimo villaggio Fra mi precede di poche centinaia di metri. Io rallento ed entro a 20-30 km/h al massimo nella curva sterrata che immette al villaggio, per sicurezza suono anche, come se mi sentissi qualcosa di strano e infatti all’improvviso una vecchietta autoctona sente l’impulso di attraversare la strada esattamente mentre passo io.
Freno con tutte le forze, cerco di sterzare ma c’e’ poco da fare. La prendo in pieno e cado a terra con la moto che mi blocca la gamba destra.
Scivolo fuori, niente di rotto, guardo la vecchietta che annaspa convinto che si sia rotta il femore. La moto e’ ancora sdraiata ma e’ l’ultimo pensiero.
L’aiutano a rialzarsi e la coriacea vecchietta tajika si regge in piedi da sola e zoppicando si porta a bordo strada. Sono mortificato e arrabbiato insieme ma mi fanno intendere che e’ tutto a posto.
Con Francesco tiriamo su la moto, niente di rotto, solo il tubolare paramotore graffiato, ma quello e’ il suo lavoro. Ci accertiamo che tutto sia a posto e ripartiamo. Poco più avanti incontriamo un tedesco su uno scooter cinquanta che dice di essere diretto a casa. Scambiamo due chiacchiere e poi ripartiamo”.