
Due sindaci dell'Empolese-Valdelsa hanno scritto a Umberto Ambrosoli dopo le dichiarazioni del senatore a vita Giulio Andreotti. Sono Andrea Campinoti, nella doppia veste di primo cittadino di certaldo e presidente di Avviso Pubblico, e Dario Parrini di Vinci.
“Abbiamo letto con molto sconcerto ed indignazione le dichiarazioni del senatore Giulio Andreotti relativamente all’omicidio di Giorgio Ambrosoli”. Si apre con queste parole la lettera di Campinoti al figlio dell’avvocato, Umberto Ambrosoli. Giorgio Ambrosoli, scrive Campinoti citando Carlo Azelio Ciampi, “è stato un cittadino italiano al servizio dello Stato che fa con normalità e semplicità il suo compito e il suo dovere”.
“Chi ricopre un incarico pubblico” continua Campinoti, “non può non avere come punto di riferimento un uomo e un cittadino come suo padre, una persona che ha operato per il bene della collettività e lo ha fatto con professionalità, libertà e responsabilità. Ha vissuto il suo operato come servizio per la collettività. È stato un esempio - conclude il Presidente di Avviso Pubblico - e a noi tocca un compito preciso dal quale non possiamo sottrarci: cercare di portare avanti il modo di vivere, lavorare e servire lo Stato di Giorgio Ambrosoli e tante altre persone oneste e capaci che sono state colpite in modo violento. E farlo nella quotidianità, senza clamore”.
Dopo le dichiarazioni di Andreotti su Giorgio Ambrosoli, il sindaco di Vinci Dario Parrini scrive al figlio Umberto per invitarlo a Vinci a presentare il libro in cui si ricostruisce la tragica vicenda di un eroe civile, “Qualunque cosa succeda” (prefazione di Carlo Azeglio Ciampi)
"Ho letto - scrive il primo cittadino leonardiano - con raccapriccio le parole del senatore a vita Giulio Andreotti su suo padre. Dire che Giorgio Ambrosoli se l’è cercata è indecente, e non ci sono scuse o chiarimenti a posteriori che possano ridurre la gravità dell’esternazione.
Giorgio Ambrosoli è stato un eroe civile: trentun’anni fa venne ucciso perché aveva deciso di fare una cosa rivoluzionaria nell’Italia di allora: compiere fino in fondo il suo dovere di servitore dello Stato. Nell’Italia di oggi, Paese ancora preda di camarille e scandali, egli dovrebbe essere per tutti un simbolo. Recentemente abbiamo intitolato a Falcone e Borsellino il nostro nuovo palasport comunale. Non sarà che Andreotti pensa che anche Falcone e Borsellino se la sono cercata? Oggi c’è un grande bisogno di mettere al centro del dibattito politico il valore della legalità e dell’attaccamento costi quel che costi al bene pubblico. Per riuscirci dobbiamo non smarrire la capacità di indignarci di fronte a dichiarazioni gravi come quelle di Andreotti. Guai a sottovalutare. Specie chi rappresenta le istituzioni pubbliche alcune cose deve affermarle con nettezza: la figura di Giorgio Ambrosoli è di quelle che ci ha sempre fatto andar fieri di dirci italiani; Giulio Andreotti, al contrario, più di una volta ci ha fatto vergognare d’esserlo".
"Egregio signor Ambrosoli - termina la missiva - vorrei invitarla a venire a Vinci, non appena le sarà possibile. Mi piacerebbe farle presentare nella Biblioteca Leonardiana il suo libro “Qualunque cosa succeda”. La comunità che mi onoro di guidare sarebbe felicissima di ospitarla".