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Empolese-Valdelsa

Commercio, ecco il report del 2010. La staticità dei dati fa preoccupare gli analisti

Nella zona cresce sempre di più il turn over delle imprese del settore e la loro durata media: crescono le aziende individuali destinate a non resistere per molto tempo
10/03/2011 - 21:56

È stato presentato all’Agenzia per lo Sviluppo Empolese-Valdelsa il report congiunturale del commercio del 2010 per quanto riguarda gli undici comuni del Circondario.
Il documento, curato da Sauro Spignoli per ASEV, Camera di Commercio di Firenze e Confesercenti prende in analisi il segmento economico commercio e turismo dell’area Empolese-Valdelsa relativamente all’anno 2010 facendo seguito, nella disamina di settore, a quanto già prodotto nei precedenti lavori e per questo le variabili di analisi saranno ugualmente rappresentate dalla demografia delle imprese e dalla loro performance economica. Nel primo caso sarà effettuato un confronto tra gli anni 2009 e 2010 dello stock disaggregato per territorio, natura giuridica e classe di appartenenza mentre nel secondo caso verrà effettuato un confronto tendenziale tra gli stessi anni del fatturato realizzato da un campione rappresentativo di imprese articolato per classi.

 

L’impossibilità di avere a consuntivo i dati relativi all’anno 2010 ha reso necessario effettuare il raffronto tendenziale aggiornato al 30 Settembre anche se, nel caso dell’analisi economica, è stata inserita una appendice previsionale al 31 Dicembre 2010.

 

I deboli segnali di ripresa dell’economia a livello nazionale e locale appaiono contrassegnati da forti turbative soprattutto per la preoccupante dinamica dell’aggregato occupazione.
La bassa crescita unita alla ridotta fiducia dei consumatori penalizza i consumi e, quindi, dal lato dell’offerta, la performance delle imprese del commercio e del turismo. Partendo da un dato base particolarmente negativo – il fatturato dell’anno 2009 – il 2010 conferma, nelle nostre previsioni, il risultato dell’anno precedente grazie a una variazione tendenziale nulla.
 
 
Tuttavia al 30 Settembre 2010 l’indice generale dell’intero sistema provinciale fiorentino segna ancora un valore negativo (-2,67%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a causa di performance negative del settore alimentare (alimentaristi in senso stretto – 5,24%, ortofrutta -4,29%, macelleria/ pescheria -3,83%), degli agenti di commercio (-3,34%), del bar (-4,43%) ambulanti alimentari (- 3,18%) e di alcune altre classi a minor peso economico (profumeria -5,25%, cartoleria/giocattoli -5,55%, libri -4,15%, fiori -5,39%). La ristorazione conferma il territorio negativo al -2,95%. Recupera il settore moda (abbigliamento -2,24%, calzature pelletteria +0,75%, biancheria intima +2,47%). Significativo il risultato positivo di ottica (7,39%) e della telefonia/hi tech (6,92%). In contro rimbalzo positivo due settori che hanno accumulato pesanti perdite nel corso degli ultimi anni: intermediazione immobiliare (+2,95%) e strutture ricettive (+1,95%). Piatto, infine il risultato degli ambulanti non alimentari (-0,21%).
 
 
Anche territorialmente i valori percentuali mostrano al 30 Settembre 2010 alcuni miglioramenti (dovendo, tuttavia, tenere di conto che il confronto è con il peggior anno statisticato: il 2009). La Città di Firenze fletteva nel 2009 sul 2008 del -10,02; varia ancora in negativo nel 2010 sul 2009 ma del – 3,35%.
 

Situazione similare per Mugello/Valdisieve: flessione 2009/2008 del – 8,61 mentre per quanto riguarda il confronto 2010/2009 la riduzione si ferma al -1,93%. Nonostante un certo recupero l’Area Metropolitana Fiorentina conferma un dato 2010 decisamente negativo (-4,22%) mentre due ambiti, pur con risultati diversi, peggiorano l’indice 2010 di uguale intensità alla flessione 2009: Empolese -4,76% e -3,96%, Chianti -1,75 e -2,14.
 
 
Analizzando nel dettaglio il sub ambito Empolese Valdelsa andremo a mettere in evidenza un risultato sostanzialmente piatto per quanto riguarda lo stock delle imprese e negativo relativamente alla loro performance. L’apparente discrasia si mostrerà, come vedremo, meno stratificata e, quindi, risultato di fattori più complessi e, soprattutto, assai volatili.
 
 
L’ANALISI DEMOGRAFICA DELLE IMPRESE
 

L’area Empolese Valdelsa presenta al 31 Dicembre 2009 un complesso di 19816 imprese che rappresentano il 18,26% del totale provinciale. Nella disaggregazione per categorie occorre mettere in evidenza la percentuale del settore commercio, 23% del totale, che conferma tale segmento quale quello più rappresentativo, in termini di demografia di impresa, a livello di circondario. Sempre aggiornato al 2009 la percentuale di partecipazione al totale provinciale risulta nel caso del commercio del 16,54% e del turismo (includendo in tale definizione: servizi di ristorazione e alloggi che successivamente tratteremo separatamente) del 13,27%. Al 30 Settembre 2010 le imprese registrate presso la Camera di Commercio di Firenze presenti nel territorio Empolese Valdelsa risultano 4230 per il settore commercio, 766 per quello della ristorazione e 141 unità per quello della ricettività. Il confronto in valori assoluti con l’anno precedente mostra variazioni di modesta entità. A saldo positivo tutti i settori: il commercio (18 unità), la ristorazione (36 unità), gli alloggi (3 unità). Di intensità più significativa risulta l’incremento del settore ristorazione (+4,7 in termini percentuali). Ugualmente stratificato risulta l’insieme delle variazioni dello stock valutate attraverso la variabile anni/ comuni.

 

Vediamo da prima il settore commercio. Difficile individuare il manifestarsi di particolari situazioni. Nel caso dei comuni a maggior struttura, infatti, alla variazione negativa di Empoli (-22 unità) ad esempio, corrisponde quella positiva di Fucecchio (+12 unità) e di Castelfiorentino (+19 unità). Così come comuni a minor struttura presentano tendenze contrastanti. Diverso il caso della ristorazione/bar che vede l’intero sistema area, pur a numeri ridotti, in crescita. L’incremento delle unità è, in alcuni casi, da accreditare al ruolo del turismo (Vinci, Montespertoli ad esempio), ma, anche a fattori random e di aspettativa di impresa. Variazioni nulle per gli alloggi anche nel caso della disaggregazione territoriale. Sicuramente su tale dinamica incide in maniera significativa il ruolo e l’appeal della ricettività a definizione rurale che presenta numeri decisamente significativi, ma che non è oggetto di questa analisi.

 
 

Nel raffronto tra gli anni non si viene a modificare la ripartizione territoriale che continua a offrire la stessa distribuzione percentuale delle imprese. Anche in questo caso partiamo dal commercio.

 

Il 31% delle imprese del settore risulta allocato a Empoli, il 15% a Fucecchio e il 10% a Castelfiorentino. Da solo Empoli rappresenta quasi 1/3 dell’intera popolazione di imprese e l’insieme dei tre citati comuni oltre il 50%. Il loro peso percentuale, nei due anni considerati, non cambia così come quello dei comuni a minor struttura. Gli incrementi, pur modesti ma diffusi, delle strutture di ristorazione/bar non modificano il peso percentuale dei singoli comuni sull’intera area.

 

Rispetto al commercio in questo caso possiamo notare una, sia pur modesta maggior redistribuzione delle unità tra i comuni con una più significativa partecipazione percentuale di quelli più piccoli. Completamente diverso il quadro nel caso delle strutture ricettive. Infatti il comune con la maggior presenza di unità (22%) risulta Montaione a cui segue Certaldo (16%) e Empoli (14%). Ma anche Vinci (12%) e Gambassi (8%) danno il segno di una presenza diffusa e equamente distribuita di strutture.

 

Le percentuali non mostrano diversità negli anni in esame. L’analisi demografica delle imprese per struttura giuridica ha messo in evidenza, nel corso dei recenti anni, un apprezzamento da un lato delle ditte individuali e dall’altro delle società di capitale offrendo, in tal senso un duplice significato, alla complessiva tenuta dello stock: essa è principalmente determinata da forma di impresa a minor struttura contestualmente però ad un incremento di aziende più strutturate. L’ analisi disaggregata per settori commercio e turismo ha messo anche in evidenza alcune diversità tra i comparti: incrementa sia per le ditte individuali che per le società di capitale il turismo mentre flette per le ditte individuali e aumenta per le società di capitale il commercio. Tale fenomeno del commercio è evidente ascrivibile agli ultimi sviluppi commerciali che evidentemente hanno penalizzato parte del commercio tradizionale esistente, ma anche a fattori di grande volatilità, come vedremo analizzando il turnover, che rendono difficile una analisi attendibile se non grazie a una serie storica più ampia e, quindi, a un arco temporale di medio periodo. Al 30 Settembre 2010 risultano censite per i settori in esame un totale di 682 società di capitale, 1232 società di persone e 3056 ditte individuali. In termini percentuali per quanto riguarda il commercio è da mettere in evidenza la netta prevalenza delle ditte individuali. Le ditte individuali, infatti, rappresentano il 65% del totale contro il 21% delle società di persone e il 14% di quelle di capitale. Nel caso della ristorazione risulta, invece, decisamente frequentata la forma giuridica delle società di persone. Esse rappresentano, infatti, il 50% del totale contro il 36% delle imprese individuali e il 12% delle società di capitale. Nel caso delle strutture ricettive si assiste invece a una più equa redistribuzione delle percentuali.

 

Infatti il 47% delle imprese sceglie la forma giuridica della ditta individuale (segno anche dell’origine familiare di parte delle strutture e, quindi, della loro ridotta capacità ricettiva) mentre il 29% risulta costituito in società di persone e il 23% in società di capitale. Il confronto tendenziale tra il 2010 e l’anno precedente aggiornato, come abbiamo detto più volte, al 30 Settembre mette in evidenza, soprattutto, lo stop alla crescita delle società di capitale e, quindi, di un processo di maggior strutturazione di impresa e di incremento del valore aggiunto prodotto. Le società di capitale, infatti, flettono di due unità nel commercio, incrementano di una unità nelle strutture ricettive e rimangono piatte nel caso della ristorazione. Le società di persone incrementano di una sola unità nel commercio, di 14 nella ristorazione e di 2 negli alloggi. Le ditte individuali aumentano, al contrario, in maniera significativa sia nel commercio (+ 20) e nella ristorazione (+19). Piatte, infine, negli alloggi. L’analisi della natalità/mortalità delle imprese prende in esame i flussi demografici che avvengono entro l’arco temporale di un anno. Ovviamente si tratta di un’altra variabile di analisi rispetto a quella dello stock che si basa sul confronto del totale delle imprese iscritte a una certa data rispetto allo stesso periodo del precedente anno. Il saldo dello stock, quindi, non coincide mai con la differenza tra le imprese iscritte e cessate. Le due variabili di analisi, tuttavia, hanno una duplice utilità nel loro contestuale utilizzo: - consentono di evidenziare eventuali anomalie nei saldi dello stock - mettono ben in evidenza le tendenze che portano a certi risultati

 

Nel corso del 2010 il commercio ha avuto un tasso di natalità del 5,73% contro una mortalità del 7,37% con un conseguente tasso di crescita negativo del -1,64%. La ristorazione presenta un tasso di natalità del 4,18% contro una mortalità del 7,15% con un conseguente tasso di crescita ugualmente negativo al – 2,29%. La uguale percentuale del tasso di natalità e mortalità (4,83%) nel caso della ricettività determina un tasso di crescita nullo. A causa di elevato tasso di mortalità commercio e turismo presentano un turnover decisamente elevato soprattutto nel caso del commercio: 13,1% e 11,33%. Questo dato produce un deciso effetto volatilità del comparto commercio che mette in evidenza fattori di criticità dovuti all’elevato turnover e, quindi, alla sempre più limitata durata media di una impresa. Quindi soprattutto nel commercio: all’interno di numeri stabili (lo stock) diminuiscono gli investimenti, frenano le società di capitale e aumentano le ditte individuali destinate a una vita imprenditoriale probabilmente di minor durata.

 

 
LA PERFORMANCE DELLE IMPRESE
 

La performance delle imprese dei comuni presenti nell’area Empolese Valdelsa è stata rilevata attraverso l’analisi delle variazioni tendenziali del fatturato realizzato al 30 Settembre del 2010 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tale analisi è stata realizzata utilizzando un campione di imprese rappresentativo costituito da un totale di 144 unità dei settori commercio, ristorazione e ricettivo (2,81% dell’intera popolazione).

 

A causa di un indice generale al - 4,76%, l’area peggiora leggermente la sua performance rispetto allo stesso periodo dei due anni precedenti. Dobbiamo dire, a tale proposito, due cose: che è stata rispettata la nostra previsione sul valore al 30 Settembre e che tale percentuale non altera di molto (indipendentemente dal punto in meno o in più) quanto già più volte affermato: la staticità dell’area quale fonte di maggiore preoccupazione. Il risultato negativo è frutto della quasi totalità delle classi in territorio negativo ad eccezione di biancheria intima e articoli di telefonia (generi comunque a limitato budget) rispettivamente al 1,22% e 1,83%. Il settore alimentare mostra valori negativi negli alimentari in senso stretto (-5,26%), nella macelleria/ pescheria (-4,88%) mentre contiene la flessione al –2,75% nel caso dell’ortofrutta. Decisa anche la perdita dell’abbigliamento (-5,25%) e, nel segmento altri beni, di profumeria (-5,13%) cartoleria/giocattoli (-8,18%), fiori (-5,53%). Flettono anche i pubblici esercizi (-2,62% per bar e – 2,56% per ristoranti) pur diminuendo la percentuale negativa e, probabilmente, anticipando un recupero verso il valore piatto stimato con l’intera annualità. Positivo, infine, il risultato delle strutture ricettive (1,18%) in linea con la ripresa rilevata a livello provinciale. E’ da dire, comunque che nel Circondario la crisi di livello provinciale delle strutture ricettive dovuta non soltanto a una diminuzione delle presenze, ma, anche, a una decisa politica di contenimento dei prezzi, ha avuto, negli anni passati, effetti assai più limitati.

 

Nel precedente report era stato detto detto che mostrano maggior sofferenza quelle imprese essenzialmente legate al city serving o sottoposti in maniera più diretta alla concorrenza dei nuovi competitor di area.
 

Era stato anche detto come, invece, le strutture più orientate alla domanda turistica e soprattutto la ristorazione hanno potuto sopperire meglio alla crisi della domanda interna. Ma proprio in relazione a ciò abbiamo previsto il fatto che nel medio periodo si sarebbero manifestati elementi di criticità legati all’eccessivo sviluppo che tale tipologia di somministrazione ha avuto nel corso di questi ultimi anni. Se è vero che i fattori di tenuta del sistema commerciale e turistico sono essenzialmente legati alle variabili congiunturali della ripresa economica complessiva occorre dire che il sistema di micro impresa caratteristico del territorio che ha consentito la tenuta complessiva del comparto e, quindi, una limitata incidenza dei fattori di criticità sul sistema sociale diffuso, non consente, se non limitatamente, una autonoma capacità di sviluppo. Si tratta, dunque, di incentivare la capitalizzazione di impresa e di individuare nuovi bacini di utenza grazie ad una maggior permeabilità dell’area e una sua più accentuata esternalizzazione attraverso una maggior capacità a proporsi fuori di sé quale sistema economico complessivo e integrato.

 

 
 Lo stesso testo con le tabelle è disponibile cliccando qui.
 
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