"Le Coeur d'Afrique", burri e oli essenziali dal Senegal

Le Coeur d'Afrique (foto gonews.it)
Le Coeur d'Afrique (foto gonews.it)

Abbiamo fatto una lunga conversazione con Fatima, imprenditrice senegalese che da anni vive in Italia e che spesso, per motivi di lavoro, torna nel suo paese natale.

La sua azienda, “Le Coeur d’Afrique”, dà lavoro a molte donne in Africa, non solo in Senegal, ma anche in Costo D'Avorio e nel Burkina Faso,dove si reca per  comprare il seme del karitè.

Fatima ha imparato a lavorare il seme per estrarre il burro di karitè dalle donne del posto. Grazie ad una forte sinergia nel tempo si è creato uno scambio ecosolidale, Fatima porta infatti vestiti, pannolini, penne, materiale di prima necessità a queste famiglie povere, e inoltre insegna agli adolescenti a leggere e scrivere. La sua azienda ha un protocollo ben preciso che è quello di dare lavoro a donne povere, sole o abbandonate, e che hanno bisogno di mantenere loro stesse e le loro famiglie.

Fatima donna e imprenditrice ha capito che non è isolandosi che si cresce, ma aprendo anche ad altri la possibilità di far conoscere i benefici dell'albero del karitè. Un prodotto naturale e di alta qualità. Per questo ha deciso di collaborare con l’Italia e capendo quali siano le esigenze e il gusto degli italiani, ha portato questo prodotto prezioso da sempre utilizzato in Africa restando fedele alla tradizione.

"Le Coeur d’Afrique" sarà presente a giugno insieme a “Baobab & Moringa Family all’Expo 2015 di Milano nel padiglione dedicato interamente al Senegal.

Il Burro di Karitè

In Europa è noto anche come Shea, Galam e Bambrite. Il Burro di Karitè viene da sempre usato in Africa a scopo alimentare, come cosmetico e come farmaco. Gli indigeni lo chiamano “Albero della giovinezza” e lo utilizzano, ad esempio, come balsamo per massaggi contro i reumatismi, gli indolenzimenti e le bruciature. Le donne dei paesi tropicali, famose per la loro pelle vellutata, lo utilizzano fin dall’antichità come protettivo contro l’azione del sole, del vento e della salsedine. In Africa, i terapeuti tradizionali usano la pianta di karitè per combattere diverse malattie. Ultilizzato come prodotto per capelli e pelle. Serve anche per fare candele o per ricavare detergenti simili al nostro sapone. Dalla sua lavorazione niente è sprecato perché tutto è riciclato: i residui della lavorazione si utilizzano come mangime per il bestiame; il lattice delle foglie serve come colla; infine il legno, che è molto duro e pesante, viene utilizzato per costruzioni e per oggetti di cucina e artigianali.

L’impiego del burro di Karitè nella moderna dermatologia e in cosmetologia è dovuto alle sue proprietà cicatrizzanti, emolienti, antismagliature, antirughe, elasticizzanti, idratanti, antiossidanti, lenitive e riepitelizzanti, filmanti e protettive, ma grazie alle sue proprietà ad altissimo contenuto di insaponificabili (dal 12% al 18%), sostanze indispensabili e fondamentali per il miglioramento della tonicità della pelle, ed in particolare per il mantenimento della sua naturale elasticità. Da studi recenti  si è visto che queste sostanze insaponificabili intervengono nel processo fisiologico di produzione di fibroblasti, cellule deputate alla formazione delle fibre del collagene e dell’elastina, che sono importanti per mantenere la pelle elastica e giovane.

Altro merito del Burro di Karitè è quello di possedere una buona capacità filtrante nei confronti dei raggi solari, quindi diventa un ottimo protettivo e preventivo dei danni cutanei provocati dall’esposizione alla luce, quali formazione di radicali liberi e comparsa di rughe precoci, ma anche dei danni provocati dall’esposizione eccessiva al sole, spesso causa di eritema solare.

Ricchissimo di vitamine A, B, E, F, per merito delle sue numerose proprietà  benefiche quindi è adatto per secchezza cutanea, dermatiti, eritemi, ustioni, arrossamenti, ulcerazioni e irritazioni.

La raccolta del Karitè è un momento molto significativo nella vita del villaggio, i frutti vengono raccolti dalle donne e dai bambini e poi si separa la noce dalla polpa, ma la fatica maggiore come ci ha detto anche Fatima è la frantumazione: l’estrazione di Karitè avviene con un antico processo artigianale. Una volta tostate (per facilitare la loro frantumazione) le noci vengono sminuzzate e polverizzate dalle donne con l’ausilio dei mortai di legno. L’operazione del pestaggio è lunga e faticosa, e porta all’ottenimento di una pasta grezza. Il passaggio successivo anche questo lungo e faticoso è l’ammollamento, dove la pasta grezza viene ripulita dai grumi più grandi, quindi immersa in catino pieno d’acqua e mescolata con le mani, per molto tempo, per facilitarne la lavorazione, esce così una sostanza semiliquida ben amalgamata e omogenea. L’impasto: in questa fase il Karitè si separa naturalmente dall’acqua e questo è il momento che viene recuperato dalle mani delle donne. La pasta viene poi bollita per far affiorare le impurità una volta pronta la pasta viene avvolta nelle foglie del suo albero per preservarne le qualità. Il karitè a questo punto è pronto per essere venduto.

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