Sport e crescita: il rapporto tra allenatore e atleta

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Nelle prime settimane di agosto le Olimpiadi di Rio ci hanno tenuti incollati al televisore, spesso, fino a notte fonda. Abbiamo seguito le imprese di tanti campioni conosciuti e non e ci siamo appassionati a sport che non sono così popolari come altri. Ci siamo immedesimati nelle emozioni degli sportivi, nelle loro gioie e delusioni e, non solo a quelle dei singoli atleti, ma anche dei loro allenatori. Questa figura è senza dubbio molto importante per uno sportivo, ma qual è il rapporto che si instaura tra atleta e allenatore? Quest’ultimo è solo un “ruolo”?

Ad ogni disciplina il suo tecnico, con delle differenze nella tipologia di sport, che sia a squadre o individuale, l’allenatore è sì colui che migliora le prestazioni dello sportivo, ma non si limita a questo, i ruoli che riveste sono numerosi:

  • Ruolo di tecnico, è il compito più ovvio e immediato, tanto che “tecnico” e “allenatore” sono sinonimi. Questo ruolo dipende dalle proprie competenze e anche dall’esperienza personale, non si tratta solo di insegnare i gesti tecnici, ma anche di preparare il programma di allenamento e le strategie in vista della gare, nonché di rimanere aggiornato sulle nuove tecniche a disposizione. Tuttavia, le singole conoscenze non bastano, per quanta esperienza uno abbia, è altrettanto importante saper trasmettere quella conoscenza e passione agli atleti;
  • Ruolo di educatore, può non sembrare ad un primo impatto, ma questo ruolo è importante e delicato, l’allenatore insegna, corregge, aiuta lo sviluppo dell’intelligenza senso-motoria, ma non solo, insegna anche il rispetto per l’avversario, trasmette le regole e i valori dello sport e educa a stare in gruppo. Pensiamo a quanto sia importante per bambini e adolescenti lo sport e quanto, quindi, un allenatore possa influire sull’autostima, sulla personalità, sulle abilità sociali dei ragazzi, sulla loro crescita e sul loro sviluppo;
  • Ruolo di leader, in inglese “to lead” condurre, guidare, portare a raggiungere gli obiettivi prefissati. È la capacità, quindi, di formare un team vincente, se si tratta di sport di squadra, di conoscere i propri atleti, i loro punti di forza e le loro debolezze, per poter incanalare le qualità di ognuno al servizio del gruppo. In questo ruolo entrano in campo le componenti psicologiche e l’allenatore dovrà prima di tutto conoscere se stesso, le proprie capacità, i propri obiettivi per poi poterli trasmettere ai suoi atleti e portarli in gara. L’aspetto psicologico e l’empatia hanno un peso notevole, molto più di quanto appaia ad un primo sguardo;
  • Ruolo di organizzatore e animatore, è la capacità di “fare squadra” , non solo di pianificare le attività, ma anche di promuovere il benessere del gruppo sportivo, di conoscere la vita dei propri atleti, i loro interessi e inclinazioni, le loro caratteristiche personali, di favorire le amicizie anche al di fuori dell’ambito sportivo. Si tratta anche di mediare i conflitti e le tensioni che possono nascere all’interno; tutto ciò implica quindi una buona capacità di valutazione e decisione, nell’ambito di una responsabilità di tutto il gruppo sportivo.

Questi ruoli, così diversi e sfaccettati, fanno capire quanto sia difficile il compito dell’allenatore e che non è opportuno improvvisarsi tali, soprattutto quando si è a contatto con i più giovani e che un tecnico rispetto ad un altro può portare cambiamenti abissali.

Ogni sport necessita poi che si affinino qualità personali rispetto ad altre, ma ci possono essere delle differenze anche tra i generi, tra allenare ragazze e preparare i ragazzi, tra essere un’allenatrice e un allenatore.

Le allenatrici, in quanto donne, sono più attente alle relazioni e curano di più la comunicazione, incoraggiano in misura maggiore e usano toni più pacati rispetto ai colleghi uomini che invece sono più esigenti, spesso non accettano discussioni e non motivano abbastanza.

Tuttavia, sembra che, spesso, le atlete prediligano proprio gli allenatori rispetto alle colleghe donne, infatti, in situazioni di conflitto, il rapporto allenatrice-atleta femmina può essere difficile da gestire, per la tendenza delle donne a vivere le emozioni in modo più intenso.

In generale, rispetto agli atleti maschi, le atlete vengono definite come più precise, puntuali, più serie e disciplinate, hanno però una maggiore emotività e questo le porta a vivere in modo più intenso l’ansia da prestazione rispetto agli uomini, sono più conflittuali all’interno del gruppo, e sono più “complicate”. Le atlete donna tendono a svalutarsi di più rispetto alle loro doti fisiche e capacità sportive; per questi motivi è importante che l’allenatore dimostri loro sicurezza e freddezza nel gestire l’ansia.

Entrambi i generi, tuttavia, cercano caratteristiche basilari ben definite nel proprio allenatore: l’autorevolezza, la capacità di comunicare e il prendersi cura degli atleti.

Un buon rapporto tra atleta e allenatore è fondamentale per il raggiungimento di successi sportivi e può essere molto intenso e importante anche per lo sviluppo globale della persona, è per questo che un ruolo così non dovrebbe essere fatto con leggerezza. Non va dimenticato che l’atleta è prima di tutto una persona, spesso molto giovane, ed è con questa che l’allenatore deve relazionarsi per far crescere il futuro atleta.

Nel caso in cui vogliate suggerirci un argomento da affrontare o esporci una vostra problematica o preoccupazione scriveteci a studiopsicologicoilcammino@gmail.com, e noi vi risponderemo o pubblicando la lettera in forma anonima o affrontando la tematica da voi richiesta.

Elena Nencini

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