Annunci-truffa online, assolto l'ignaro prestanome a 7 anni dal fatto

Il Palazzo di Giustizia di Firenze
Il Palazzo di Giustizia di Firenze

Stava per essere condannato per svariate truffe on-line solo perché i truffatori, quelli veri, avevano prodotto falsi documenti d'identità a lui intestato. Una storia che si trascina dal 2010 è finita bene grazie a una testimonianza chiave e a un'operazione che ha smascherato una vera e propria organizzazione criminale dedita alla vendita di oggetti tramite un sito di annunci online, che puntualmente non spediva alcunché di quello che veniva comprato dagli acquirenti. Qualche settimana fa è stata pubblicata per intera la sentenza, che assolve in toto i due imputati.

Tutto è partito, come già affermato, nel 2010, quando un giovane di Figline Valdarno compra un videogioco per Nintendo Wii da un sito di annunci online al costo di 120 euro, da accreditare su di una carta prepagata. La transazione va a buon fine, ma il ritardo nella spedizione è prolungato. L'acquirente denuncia il fatto e cominciano le indagini, che portano a R.M., all'epoca 56enne, residente a Reggio Emilia. È lui l'intestatario della carta su cui è stato versato il prezzo pattuito.

Nel frattempo, siamo a inizio 2011, il sito viene chiuso. Il processo stava avviandosi alla condanna quando R.M., difeso dell'avvocato Simone Carboncini di Capraia e Limite, si presenta in tribunale e racconta al giudice la sua versione dei fatti: è completamente estraneo alla faccenda. La testimonianza dell'ispettore Marchini della polizia postale di Rimini e altri documenti prodotti comprovano questa versione, ossia che c'è stato uno scambio di persona dal quale R.M. è stato totalmente danneggiato.

Nello specifico, gli agenti della polposta avevano ricevuto molte denunce verso R.M.: lo stesso però si era presentato ed era stato accertato che non era la stessa persona rappresentata nel documento di identità legato al sito internet.

L'arresto del vero truffatore arriva in modo rocambolesco. Siamo ancora al tempo delle indagini. Il direttore di una banca di Campobasso è al telefono con l'ispettore di Rimini, mentre arriva la persona che si spaccia per R.M. L'ispettore chiede al direttore di guadagnare tempo, per poter mandare degli uomini negli uffici dell'istituto bancario molisano. Così accade, e durante la perquisizione V.G., il truffatore, viene trovato con diversi documenti falsi in tasca e dati bancari di alcuni conti. Finisce in manette, e l'operazione Fish&Gold porterà a rintracciare un'intera organizzazione criminale di 16 persone, intente a truffare clienti attraverso "nominativi di ignari cittadini per i propri scopi, sia per l'apertura dei siti sia per l'attivazione delle carte ricaricabili", si legge nella sentenza. C'era chi attivava i conti, chi apriva i siti internet localizzati in Spagna, alle Canarie o nell'Est Europa, chi vendeva a prezzi vantaggiosi salvo poi non inviare mai il prodotto.

Il processo fiorentino ha dichiarato, per verdetto del giudice Marzia Cacchiani, che R.M. è assolto per non aver commesso il fatto, in quanto vittima di una truffa. Con lui anche l'uomo a cui era stato intestato il sito incriminato, di origine indiana classe '82 residente nel Romano.

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