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Medaglia d'oro a Empoli, Potere al Popolo: "Non Minniti per celebrare la lotta al fascismo"

"Mercoledì 17 gennaio la città di Empoli riceverà la Medaglia d'Oro al Merito Civile per il contributo fornito nella lotta al nazifascismo e per la Liberazione del Paese. Il riconoscimento è stato conferito dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e riafferma il valore dell'antifascimo che la nostra città ha sempre incarnato. Durante il ventennio, infatti, Empoli si distinse per l'impegno nella lotta al regime: scioperi, mobilitazioni sindacali e politiche, un attivismo fervente spesso alimentato nella clandestinità, fino ad arrivare all'enorme contributo in termini di volontari partiti per liberare le zone del Paese ancora oppresse dal giogo nazifascista. Senza dimenticare le deportazioni di operai e cittadini e le rappresaglie di cui fu teatro la nostra città.

Non possiamo che sentirci orgogliosi di questo riconoscimento. Sentiamo l'orgoglio e anche la responsabilità che l'esempio che ci arriva da lontano non venga tradito, che i valori espressi dalla nostra città non siano dimenticati e che discriminazione, odio e razzismo non trovino mai spazio in un territorio così fieramente antifascista e democratico.

Ed è anche per questo che la scelta del ministro dell'Interno Marco Minniti per il conferimento della Medaglia d'Oro contrasta nettamente con il senso della celebrazione. Marco Minniti nel suo mandato si è distinto per il progressivo restringimento dei diritti e per l'approccio repressivo e securitario ai grandi temi che il nostro tempo impone. Porta il suo nome il decreto che sancisce il ritorno in auge dei centri di identificazione ed espulsione e che restringe pesantemente le tutele nei confronti dei richiedenti asilo. Così come inaccettabili sono gli accordi firmati con la Libia per il controllo delle coste e lo stop alle partenze: un atto che di fatto punta a nascondere sotto il tappeto un problema complesso e profondo ben conoscendo le condizioni che i migranti sono costretti a vivere nel paese nordafricano, dove vengono internati per mesi in veri e propri lager torturati e ricattati prima di imbarcarsi per l'Europa.

Pugno duro e repressione sono anche le cifre di provvedimenti come il cosiddetto Daspo urbano. Anche se per capire quali siano i veri fili conduttori del suo mandato basta considerare uno dei suoi ultimi atti da ministro: la nomina a capo della Direzione Investigativa Antimafia di Gilberto Caldarozzi, uno dei principali protagonisti della vergogna della scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001, condannato a tre anni e otto mesi di carcere e all'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici per aver partecipato alla creazione di prove false contro i manifestanti.

Crediamo, quindi, che per celebrare la lotta al fascismo e per la democrazia di una città ci sarebbe voluto ben altro rappresentante".

Fonte: Potere al Popolo Empolese Valdelsa

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